Non so se è un ennesimo effetto della dissoluzione della (coscienza di) classe, ma ciò che mi sembra emergere dalla furibonda polemica sui diritti dei gay, prima ancora che sui doveri delle madri di famiglia, sui quali si è infelicemente pronunciato Buttiglione, è che la rivoluzione è un affare di minoranze piuttosto che del proletariato tutto. Potrebbe essere un modo di ricuperare Lenin, ma non lo credo. È forse semplicemente un tratto caratteristico delle democrazie mediatiche, almeno in questo non del tutto da buttar via: siccome delle minoranze si deve parlare per fare notizia e non annoiare il pubblico, quando una di queste viene toccata duramente da qualche misura persecutoria, diventa un problema generale - e le sue rivendicazioni si rivelano per lo più riguardare tutti, come è ben evidente dalla questione gay. Gli omosessuali che rivendicano i loro diritti fanno un "lavoro" che tocca tutti, anche coloro che gay non sono. Demonizzare l'omosessualità, e perseguirla con leggi quando se ne abbia il potere, è qualcosa che si fa anche a danno dei tanti Luca Coscioni che, in nome delle stesse ragioni di "diritto naturale" in cui crede Buttiglione, vedono vietate o comunque rallentate le ricerche sugli embrioni da cui potrebbe scaturire una cura per le loro, nostre, malattie. Ma non diamo tutti i meriti ai gay, anche se sono oggi una minoranza più combattiva delle madri di famiglia. In verità, l'accanimento con cui la Chiesa e la cultura conservatrice rifiutano ogni comprensione al problema omosessuale è la consapevolezza - del resto lo dicono sempre anche loro, papi e reazionari di ogni specie - che la famiglia è la cellula della società. Dimenticando di dire: di questa società. E questa famiglia.
Abbiamo forse messo in soffitta troppo presto - era per diventare finalmente "cultura di governo"? - autori come Reich, Cooper, Laing, Deleuze e Guattari, naturalmente Marcuse, e persino il più "serio" Adorno - che ci hanno insegnato verità elementari sulla funzione della famiglia patriarcale nel perpetuare la società proprietaria e autoritaria. Un bambino che cresca in una famiglia con due mamme o con due padri non riprodurrà nella propria formazione quello schema edipico che dovrebbe prepararlo a diventare a sua volta padre-padrone di figli sottomessi e poi fisiologicamente ribelli, e difensore (!) della donna che sceglierà di impalmare. Certo, avrà le sue difficoltà con i compagni di scuola "normali", non diventerà un cittadino esemplare... grazie a dio; e magari grazie a dio diventerà persino ateo, e cioè cristiano più vero di un qualunque Butti-bacchettone.
Nemmeno i laici hanno osato rivendicare un cristianesimo non omofobo e sessuofobo, come se si fossero ormai rassegnati alla competenza esclusiva del papa e dei suoi vescovi sulla morale cristiana; un modo per disinteressarsi totalmente del senso del cristianesimo, "cosa loro", di preti e bigotti; tranquillizza molto di più così. Ma quale "amore per la vita" e le generazioni future? Nel clerico-fascismo italiano che si sta scatenando, la sola vita vera è quella di spermatozoi ed embrioni, che non sanno di esistere e dunque possono essere "difesi" da papi, vescovi, autorità varie, specie quando permettono così di violare la libertà cosciente dei vivi-vivi. Noi non ci scandalizziamo (dove sei andato a finire, Cacciari?) per la bocciatura "laicista" di Buttiglione; ci scandalizziamo perché i cattolici italiani permettono che le sue posizioni siano identificate con quelle dei credenti in Cristo e nel Vangelo. Fino a quando?
Gianni Vattimo

Gianni Vattimo

Gianni Vattimo (Torino, 1936) è uno dei più importanti e noti filosofi italiani. I suoi studi su Heidegger e Nietzsche hanno avuto risonanza internazionale e, al pari delle sue opere successive, sono state tradotte in varie lingue. Ha curato l’edizione della Garzantina Filosofia (1981). Vattimo collabora con diverse testate italiane e internazionali. Con Feltrinelli ha pubblicato Al di là del soggetto (1981), Il pensiero debole (1990; con Pier Aldo Rovatti) e Verità o fede debole? Dialogo su cristianesimo e relativismo (2015; con René Girard). Sta pubblicando le sue Opere complete con Meltemi, presso cui è uscito anche Addio alla verità (2009).

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