C'è una Beslan ogni giorno nel mondo. Non è un modo di dire. Sono cifre: 547 bambini che muoiono ogni giorno per via di guerre e di attacchi terroristici. Sono le cifre dell'Unicef che Tiziana Valpiana, deputata di Rifondazione comunista, ha voluto riportare ieri nell'aula di Montecitorio durante una sessione della prima conferenza mondiale sull'infanzia. Numeri che mettono i brividi: il 90% delle vittime dei conflitti che ci sono nel mondo sono civili, uno su tre è un bambino. Ovvero: sono oltre 200 mila i bambini che ogni anno muoiono per colpa delle guerre. Almeno 10 mila sono morti perché saltati sulle mine. Nel mondo esplode una mina ogni venti minuti: il 30% per cento delle persone che uccide sono proprio bambini che scambiano le mine per giocattoli. Del resto è facile. Meglio: particolarmente economico. Mettere una mina costa infatti poco più di 3 dollari. Per toglierla si devono spendere invece tra i 300 e i 1000 dollari, con il rischio di lasciarci la vita. È una vera e propria guerra mondiale quella che in questi anni gli adulti hanno dichiarato contro i bambini, senza dirlo. Altre cifre per capire: negli ultimi dieci anni sono 2 milioni i bambini morti per conseguenze "dirette". Quasi 5 milioni quelli che per gli attacchi delle guerre hanno subìto ferite permanenti e mutilazioni, oltre 20 milioni sono stati costretti ad abbandonare le loro case e a diventare profughi. Oltre un milione di bambini sono rimasti orfani o semplicemente soli al mondo. "Ancora oggi nel mondo un bambino su dodici muore prima di raggiungere il quinto anno di età"" ha ricordato alla conferenza sull'infanzia Amii Stewart, la cantante qui in veste di ambasciatrice dell'Unicef. E Walter Veltroni, sindaco d Roma, ha ricordato che, nel 99% dei casi, a morire così sono i bambini dei Paesi poveri. Undici milioni di bambini ogni anno, sempre per sommare numeri che sono già ingovernabili presi singolarmente. Dobbiamo stare attenti, però: quando parliamo di bambini parliamo sempre di stime, per forza di cose. Perché c'è un'altra cifra che ha dell'incredibile: si calcola che nel mondo è ben il 41% dei bambini che non viene nemmeno registrato alla nascita. Sono bambini che non esistono all'anagrafe, non si possono contare, non si conoscono le loro storie. Non si possono raccontare. Ma si possono mandare a combattere. Ancora numeri che tolgono il sonno: sono quasi 300 mila i bambini mandati a fare il soldato sotto i 15 anni. Ma la verità è che la maggior parte non arriva nemmeno ai dieci anni di età. Tiziana Valpiana questi numeri li ha messi insieme dagli studi dell'Acnur, di Amnesty International e dello Human Rights Watch: i bambini sono soldati nelle forze governative o in formazioni irregolari in quasi 40 Paesi del mondo. Una su quattro, a volte una su tre, sono bambine. Tutto questo a dispetto dei diritti umanitari internazionali e della convenzione Onu dei diritti dell'infanzia che stabiliscono i 15 anni come età minima per il reclutamento militare. Una convenzione accettata quasi in tutto il mondo. Con due eccezioni: Somalia e Stati Uniti. L'hanno sottoscritta, ma mai ratificata.
Alessandra Arachi

Alessandra Arachi

Alessandra Arachi, nata a Roma nel 1964, giornalista al “Corriere della Sera”, con Feltrinelli ha pubblicato: Briciole. Storia di un’anoressia (1994), da cui è stato tratto l’omonimo film per tv con la regia di Ilaria Cirino (2004), Leoncavallo blues (1995), Unico indizio: la normalità. L’Italia a sud dell’Italia (1997), Coriandoli nel deserto (2012). Ha pubblicato inoltre Non più briciole (Longanesi 2015), Lunatica. Storia di una mente bipolare (Rizzoli, 2006) e il romanzo E se incontrassi un uomo perbene? (Sonzogno, 2007).

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