Fece scendere l’Italia dalla Lambretta per trasportarla negli anni del boom. Adesso è già un pezzo di storia. Meglio: un cimelio da tutelare. La Fiat 500 non ha ancora compiuto cinquant’anni ma è il Parlamento in formazione bipartisan che da oggi scende in aula per difenderla dalla rottamazione e per equipararla alle auto storiche, con relativi privilegi. In realtà la nuova legge, presentata da Magnalbò (An) e Salvi (Ds), in discussione da oggi in Senato per modificare il codice della strada non parla esplicitamente della 500. Ma certo non è difficile pensare alla mitica "scatoletta" quando con una norma si vuole "consentire la circolazione nelle aree urbane a tutte le auto con cilindrata inferiore ai 1000 cc e con almeno 25 anni di età". E gli ambientalisti insorgono: "È una proposta pazzesca - ha dichiarato Ermete Realacci, parlamentare e presidente di Legambiente - che aprirebbe il varco ad altre variazioni sul tema. Non si possono fare scelte così importanti legate al traffico urbano facendosi guidare dalle passioni giovanili". Il presidente di Legambiente si riferisce alla norma che prevede di togliere le restrizioni di circolazione alle auto considerate inquinanti, ma storiche, e questo perché, spiega la nuova legge, "il loro chilometraggio è limitato" e, aggiunge, "le loro emissioni sono scarsamente pericolose". Inoltre, queste auto sarebbero esentate, al momento della revisione, dalla prova sui gas di scarico. E in questo modo per la 500, alla quale i centri storici di molte città erano ormai preclusi per le norme anti-smog, si riaprirebbero tutte le strade e svanirebbe anche la paura della rottamazione più o meno forzata. Una storia cominciata nel 1957, in luglio: la "nuova Cinquecento" scende in strada per avvicinarsi ai portafogli degli italiani, 465 mila lire per un’automobile dove ci si riesce a stipare in quattro persone, forse cinque in barba a tutte le norme della strada. Nel 1950 per comprare la vecchia Cinquecento, ovvero la Topolino, non bastavano 600 mila lire. Quella scatoletta lì, 2,89 metri di lunghezza e 1,32 di larghezza, tocca gli 85 chilometri all’ora, con una cilindrata di 479 centimetri cubici. Nasce la 500. Ma non è subito boom: sono poco più di 180 mila gli esemplari che fino al 1960 riescono a trovare posto sulle nostre strade. È piccola, economica, pratica. Ma per imporla bisognerà aspettare gli anni del boom. Finirà nel 1975 la produzione della Cinquecento che, nel frattempo, aveva raggiunto una cilindrata degna del nome di produzione: 499 cc. Alla fine furono poco più di 3 milioni e 200 mila gli esemplari venduti in totale e ancora oggi ne sopravvivono più di un milione. Parola di Enrico Bo, commissario tecnico del club 500 Italia, il club con il marchio doc della Fiat che vanta oltre 11 mila iscritti. Del resto sono davvero tanti gli amatori in circolazione. E non soltanto per quel vezzo dei giovani eredi della Fiat. È stato Lapo a regalare al fratello Jaky una Cinquecento incartata con fiocco candido per le sue nozze con "Lav" Borromeo. Anche Renzo Arbore continua a vantarsi della sua Cinquecento, insieme a Teo Teocoli e Mara Venier. C’è poi chi questo amore lo ha trasformato in un mestiere: Roberto Reggiani, carrozziere di Borgosatollo, nel Bresciano. Ha cominciato un po’per caso all’inizio degli anni Ottanta a sistemare Cinquecento degne dello sfasciacarrozze. Adesso ne ha fatto un business da esportazione. Bisogna amarla per capire. Per capire perché Ido Stefano Tomiselli, professore di linguistica in pensione, a Oslo preferisce arrivarci a bordo della sua scatoletta blu scura. "Ma con la mia Cinquecento - sottolinea - sono riuscito a stabilire un record di velocità: Roma-Monaco di Baviera in 12 ore, compresi i rifornimenti. Sono 930 chilometri". Ido Tomiselli è così allenato alla Cinquecento che ormai qualsiasi sia l’auto che guida il cambio lo fa sempre come fosse quello della sua scatoletta: la mitica "doppia" o "doppietta" tra prima e seconda, una scuola di guida per un’intera generazione.
Alessandra Arachi

Alessandra Arachi

Alessandra Arachi, nata a Roma nel 1964, giornalista al “Corriere della Sera”, con Feltrinelli ha pubblicato: Briciole. Storia di un’anoressia (1994), da cui è stato tratto l’omonimo film per tv con la regia di Ilaria Cirino (2004), Leoncavallo blues (1995), Unico indizio: la normalità. L’Italia a sud dell’Italia (1997), Coriandoli nel deserto (2012). Ha pubblicato inoltre Non più briciole (Longanesi 2015), Lunatica. Storia di una mente bipolare (Rizzoli, 2006) e il romanzo E se incontrassi un uomo perbene? (Sonzogno, 2007).

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