Nulla di ufficiale, ma l'annuncio dato alla televisione di stato iraniana è ottimista: Tehran ha raggiunto con Parigi, Londra e Berlino un accordo preliminare sul "dossier" nucleare, ha dichiarato il capo-negoziatore iraniano Hossein Mousavian, dirigente del Consiglio di sicurezza nazionale. L'accordo di massima tra l'Iran e i "tre grandi" europei sarebbe il risultato di un' ultima tornata di colloqui tra venerdì e domenica a Parigi; la delegazione iraniana è quindi tornata a Tehran per consultare il proprio governo. Immediato e positivo il commento di Mohammed el Baradei, il direttore dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea), che ieri mattina ha parlato di un "passo nella giusta direzione". L'accordo sarà reso ufficiale nei prossimi giorni: "spero che questo porterà al risultato che tutti vogliamo, cioè che l'Iran sospenda le sue attività relative all'arricchimento e al ritrattamento (dell'uranio) e apra la via alla normalizzazione delle relazioni con la Comunità internazionale".
Se approvato, l'accordo metterà fine a oltre un anno di trattative e minacce: in particolare la minaccia (da parte degli Stati uniti, ma ormai anche da parte europea) di denunciare l'Iran al Consiglio di sicurezza dell'Onu per violazione del trattato di non proliferazione nucleare, cosa che potrebbe portare a decretare sanzioni contro Tehran, ciò che suonerebbe come un preliminare ad azioni aggressive.
L'orizzonte immediato è il 25 novembre, quando a Vienna si riunirà il direttivo dell'Aiea, per trattare tra l'altro il caso iraniano. In estrema sintesi: l'Iran, paese firmatario del trattato di non proliferazione (Tnp), ha un programma atomico che dichiara a fini pacifici. Programma però tecnologicamente molto sofisticato, che comprende centrifughe per arricchire uranio: serve a produrre il combustibile di normali centrali nucleari, ma può servire anche (se arricchito oltre una certa soglia) a produrre bombe atomiche. Questi investimenti in tecnologie "duali" hanno insospettito la Comunità internazionale, insieme a certi ritardi nell'informare l'Aiea dell'attività in corso. Finora l'Agenzia dell'Onu incaricata di monitorare la proliferazione nucleare nel mondo non ha trovato prove che l'Iran abbia violato il Tnp, ma neppure prove certe che non abbia intenzioni belliche. E l'Aiea, per bocca di el Baradei, ha ripetutamente chiesto a Tehran di rassicurare la comunità internazionale: per esempio, rinunciando ad arricchire uranio.
Nessuno ha dato dettagli dell'accordo preliminare raggiunto a Parigi. All'inizio di questo round di negoziati, a metà ottobre, gli europei avevano proposto a Tehran la sospensione a tempo indefinito del programma di arricchimento dell'uranio in cambio della fornitura di combustibile nucleare per le centrali elettronucleari iraniane, oltre a un accordo di cooperazione commerciale. L'Iran rifiuta di sospendere l'arricchimento "a tempo indefinito": rivendica il suo diritto a possedere questa tecnologia, come ogni paese firmatario del Tnp. Offre però una sospensione di sei mesi come gesto di "buona volontà".
Giorni fa i negoziatori europei hanno evitato la parola "tempo indefinito" e ripiegato su una "sospensione duratura" fino a quando sarà definito un accordo complessivo. Il ministro degli esteri tedesco Joska Fisher venerdì ha dichiarato che la Comunità internazionale deve accettare "il legittimo diritto dell'Iran a usare il nucleare a scopi pacifici", anche se d'altra parte questo "deve formare il ciclo del combustibile uranio": forse è questo compromesso che ha aperto la via ad un accordo.
L'altro giorno l'ayatollah Alì Khamenei, Guida suprema della repubblica islamica, ha dichiarato che l'arma nucleare "è vietata dall'Islam" e domenica alcuni deputati del parlamento nazionale hanno annunciato una bozza di legge che dichiari "illegale" l'uso bellico del nucleare - lo stesso parlamento a maggioranza conservatrice che la settimana scorsa aveva invece approvato una legge che chiede al governo di mandare avanti l'uso pacifico della ricerca atomica.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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