"È una questione grave. Il mondo sa che è una questione molto seria e stiamo lavorando insieme per risolverla". Le parole sono del presidente degli Stati Uniti George W. Bush, e la "questione grave" è la notizia che l'Iran ha accelerato la produzione di gas uranio esafluoruro, preliminare per l'arricchimento dell'uranio. "L'Iran deve sapere che siamo preoccupati dalle loro intenzioni", ha detto Bush ieri a Santiago del Cile, dove è cominciato il vertice dell'Associazione dei paesi dell'Asia e Pacifico (Apec). Il gas uranio esafluoruro (Uf6) è la forma in cui l'uranio può essere messo nelle speciali centrifughe per l'arricchimento. Venerdì alcuni "diplomatici europei a Vienna", dove ha sede l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea), hanno annunciato che giorni fa l'Iran ha per la prima volta prodotto questo gas: appena prima del 22 novembre, data in cui l'Iran sospenderà ogni attività legata all'arricchimento dell'uranio come vuole l'accordo raggiunto la settimana scorsa con 3 paesi dell'Unione europea. Se così fosse, l'Iran ha voluto far sapere al mondo che i suoi scienziati hanno la capacità tecnica di produrre quel gas, oltre ad avere le centrifughe necessarie ad arricchirlo, anche se accettano ("volontariamente") di sospendere tutto. L'Iran però ha smentito di aver accelerato la produzione di gas uranio esafluoruro.
Nelle parole di Bush suona una minaccia, e anche un déja vu. Il presidente Usa non ha ancora finito di ricomporre la sua squadra di addetti alla sicurezza nazionale, ma una cosa è chiara: il gioco di "rivelazioni" e dichiarazioni punta a costruire un'impalcatura di accuse all'Iran che ricorda molto il processo di accuse all'Iraq.
Giovedì il segretario di stato Colin Powell (che invece è alla sua ultima uscita intenazionale) ha dichiarato che l'Iran sta lavorando per modificare i suoi missili in modo che possano portare testate nucleari. Per la verità, il ‟Washington Post” ha subito scritto che l'affermazione di Powell si basa su una sola fonte e non è stata verificata, ma un portavoce del Dipartimento di stato, Adam Ereli, ha difeso l'amministrazione: "Siamo su un terreno molto solido, l'Iran sta facendo uno sforzo clandestino per sviluppare armi di distruzione di massa e i sistemi per lanciarle".
La stampa americana commenta ricordando l'esperienza dell'Iraq, dove le "prove" che Saddam Hussein aveva armi di distruzione di massa si sono rivelate false o esagerate. "Oggi gran parte dei dirigenti dell'intelligence sono convinti che le nostre informazioni sui processi decisionali e sulle armi di distruzione di massa in Iran sono ancora più frammentarie e incerte di quelle che avevamo sull'Iraq", commenta (sul ‟New York Times”) Kenneth M. Pollack, ex analista della Cia e autore di un libro sull'Iran.
Il fatto è che Tehran non ha violato il Trattato di non proliferazione nucleare. Molti, a Washington come in Europa, sospettano che le intenzioni del suo programma nucleare siano meno pacifiche di quanto l'Iran afferma: ma provarlo è un altro conto. Nel suo ultimo rapporto, il direttore dell'Aiea Mohammed el Baradei afferma che tutte le attività dichiarate e note sono legittime, anche se l'Aiea "non è in grado di escludere che ci siano attività o materiali non dichiarate". Insomma: sulla base dei fatti è impossibile condannare l'Iran o chiedere al Consiglio di sicurezza di decretare sanzioni, come vorrebbe Washington.
Resta però la strategia delle "rivelazioni": come quelle sparate mercoledì dal "Consiglio nazionale della resistenza iraniana", braccio politico dei Mojaheddin del Popolo, il gruppo di opposizione armata che negli anni `80 si era rifugiato nell'Iraq di Saddam Hussein e ora resta in Iraq sotto protezione-controllo americano (benché formalmente dichiarati "organizzazione terrorista" da Washington). Gli exilés iraniani ora affermano che l'Iran sta già producendo uranio arricchito per scopi militari in un impianto segreto a nord-est di Tehran, un luogo del Ministero della difesa e delle Guardie della rivoluzione. Dicono che il programma è segreto anche al governo e all'Agenzia iraniana per l'energia atomica. Non ci sono verifiche a tali affermazioni, che l'Iran ha seccamente smentito.
Il gioco però è chiaro. Le "rivelazioni" sono arrivate pochi giorni dopo che l'Iran ha raggiunto l'accordo con gli europei sulla sospensione dell'arricchimento dell'uranio: per screditarlo. L'amministrazione Bush è scettica verso quell'accordo, ma non ha ancora deciso che strategia adottare verso l'Iran. Colin Powell aveva lasciato intendere giorni fa che potrebbe incontrare la controparte iraniana, al vertice di Sharm el Sheikh sull'Iran: l'incontro non è stato ancora confermano né smentito, per quello che conta. La strategia della prossima amministrazione Bush verso l'Iran non è ancora definita. Con le calcolate "fughe di notizie", i fautori della linea dura stanno preparando il terreno per additare l'Iran come il prossimo nemico dell'umanità.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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