"Le guerre sono cattive, soprattutto quelle senza risultati", dice il signor Amir Moheb-Bian, direttore del giornale Resalat , la voce più autorevole dei conservatori iraniani (di quelli "pragmatici", per la precisione). È il suo commento all'avventura americana in Iraq: "Un conto è conquistare territorio, un altro conto è tenerlo, amministrarlo, mantenere la pace". Le parole di Moheb Bian esprimono bene un'opinione comune in Iran: gli americani sono impantanati in Iraq, e questo dovrebbe consigliarli dal non buttarsi in altre avventure militari, ad esempio verso l'Iran. Questo ci sentiamo ripetere da esponenti conservatori come Moheb Bian o da riformisti come l'ex vice-presidente della repubblica Ali Abtahi, o anche dagli oltranzisti come Hussein Shariat Madari, presidente del gruppo editoriale Keyhan che rappresenta la voce più ufficiale della Guida suprema della repubblica islamica: "Durante la sua campagna elettorale, Bush ha rinnovato le sue minacce contro l'Iran. Ma non sarà così stupido da tentate una campagna militare contro di noi: la realtà è che in Iraq sono bloccati. Anzi, sono ostaggio dell'Iran, perché gli sciiti iracheni guardano a noi". Sbruffonate? Gli avvenimenti iracheni preoccupano i dirigenti iraniani, ed è ovvio. La presenza delle truppe Usa ai confini è un elemento di pressione. Nell'immediato però nessuno si aspetta davvero una pressione militare. Piuttosto, è sul programma nucleare che si sta giocando molto delle relazioni tra Tehran e le potenze occidentali. Da un paio d'anni ormai l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) cerca di entrare nei meandri del programma nucleare iraniano per stabilire se sia davvero solo a scopi pacifici, come afferma Tehran. Finora nessuno può provare che abbia finalità militari: è però un programma molto sofisticato, che comprende modernissime centrifughe per arricchire uranio e farne combustibile (ma all'occorrenza anche materiale per bombe atomiche). L'Aiea vorrebbe dunque che l'Iran sospendesse le attività di arricchimento dell'uranio. Da poco più di un anno tre paesi europei hanno intavolato un negoziato con Tehran a questo scopo, e pochi giorni fa un accordo sembrava fatto: l'Iran accetta di sospendere il suo programma di arricchimento dell'uranio, avevano fatto sapere Francia, Germania e Gran Bretagna.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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