Si avvicina natale, ma col cavolo che siamo tutti più buoni. Il governo italiano, per esempio, è talmente occupato a ridurre le tasse che si è "dimenticato" di versare al Fondo globale per la lotta all'Aids i cento milioni di euro promessi per il 2004. E in occasione di questo primo dicembre non è neppure in cima alla lista dei cattivi. Peggio ancora fa il governo degli Stati uniti, ricattando i paesi poveri per impedire che producano o acquistino farmaci antiretrovirali in barba ai brevetti delle multinazionali farmaceutiche. La maglia nera va però all'organizzazione mondiale del commercio, che sta per mettere un macigno sulle speranze di limitare i danni dell'epidemia di Aids in Africa, Asia e America latina. Il primo gennaio 2005 scade infatti la validità di un accordo, sottoscritto nel 2001, che consentiva ai paesi in emergenza sanitaria di avvalersi della cosiddetta "registrazione forzata", ovvero di produrre farmaci generici anti Aids senza pagare i diritti alle industrie farmaceutiche occidentali. Il venir meno di questa possibilità bloccherà istantaneamente la produzione parallela di farmaci a prezzi accettabili (con costi anche 30 o 40 volte inferiori a quelli "di listino") in paesi come l'India, dove a detta degli epidemiologi l'Aids è una bomba a orologeria pronta a esplodere rovinosamente. "Non è accettabile", afferma l'europarlamentare Vittorio Agnoletto, "che a causa dei brevetti o di altre regole sulla proprietà intellettuale muoiano milioni di persone nel mondo". Riguardo all'Aids, secondo Agnoletto, si sta vericando una forma di "apartheid sanitario mondiale" dovuta al "costo proibitivo delle medicine nei paesi poveri. Un trattamento antiretrovirale di marca costa tra i 7 e i 10mila dollari all'anno: i prezzi sono gonfiati a dismisura da inaccettabili politiche commerciali dell'industria farmaceutica europea e americana che fa enormi profitti sull'Aids, garantendo uno stipendio medio per i suoi top managers pari a 21 milioni di dollari all'anno". Il parlamento europeo discuterà e voterà domani una risoluzione sulle strategie di lotta all'Aids e Agnoletto si augura che da questo documento escano indicazioni sufficientemente chiare per spingere la commisione europea a chiedere "una moratoria nell'applicazione delle norme sui brevetti dei medicinali a partire dal primo gennaio 2005".
Lancia l'allarme anche Medici senza frontiere, che prevede una drammatica riduzione dell'accesso ai farmaci, soprattutto per quanto riguarda quelli più nuovi e più efficaci, in seguito all'obbligo di rispettare in modo più rigoroso le norme sui diritti di proprietà intellettuale. L'associazione sottolinea poi anche altre iniziative che minacciano le già precarie strategie globali di lotta all'Aids: "Le grandi multinazionali famaceutiche e alcuni stati stanno moltiplicando le offensive per restringere la possibilità di produrre nuovi generici e gettare discredito su quelli già esistenti". Inoltre, "gli Stati uniti fanno pressione per ridurre il budget del Fondo globale per la lotta ad Aids, malaria e tubercolosi a vantaggio degli accordi economici bilaterali che privilegiano l'uso di farmaci di marca". Su questo punto, comunque, anche l'Europa, che ha a sua volta interessi molto rilevanti nel settore farmaceutico, cerca di tenere il passo della concorrenza d'oltreoceano.
Gianni Rossi Barilli

Gianni Rossi Barilli

Gianni Rossi Barilli, nato a Milano nel 1963, giornalista, partecipa da vent’anni alle iniziative del movimento omosessuale, come militante, scrivendo, discutendo e anche litigando. Ha lavorato a “il manifesto” dal 1986 al 1996. Per Feltrinelli ha pubblicato Il movimento gay in Italia (1999) e ha curato, con Paola Mieli, Elementi di critica omosessuale (2002) di Mario Mieli.

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