15 dicembre 2004 - La sentenza che ha condannato, per la prima volta, i vertici delle industrie chimiche italiane per le morti da cloruro di vinile monomero (cvm) e per i i danni ambientali provocati dal Petrolchimico di Porto Marghera rappresenta un primo atto di giustizia in una vicenda tragica, storicamente e umanamente sconvolgente.
Per la prima volta le responsabilità vengono accertate, anche se la prescrizione intervenuta per una serie di reati conferma che la lentezza della giustizia tutela speso i potenti e lascia senza risarcimento le vittime. Tuttavia la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Venezia nell’aula bunker di Mestre apre finalmente una strada nuova, consente il riconoscimento delle prime responsabilità e l’avvio di risarcimenti dovuti.
Quella del Petrolchimico di Marghera è una storia di ricerca cinica del massimo profitto sulla pelle dei lavoratori e dell’ambiente, di complicità come quelle descritte dal volume Petrolkiller di Gianfranco Bettin e Maurizio Danese, uscito da Feltrinelli nel 2002. proprio come critica della sentenza di primo grado offrendo alla stessa vicenda processuale nuovi documenti a conferma del patto di segretezza stretto tra le industrie chimiche italiane ed europee e quelle americane per nascondere la vera pericolosità del cvm.
‟È un primo passo verso la giustiza, questa sentenza d’appello”, commentano Bettin e Dianese, ‟a conferma che i reati c’erano, come c’era l’offesa ai lavoratori e all’ambiente. È una pagina importante per la giustizia e per il nostro paese”.

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