Accusata di disseminare scarichi contaminati di mercurio intorno alle sue miniere in Indonesia o in Uzbekistan e in Perù, la Newmont Mining Corporation, primo produttore d'oro al mondo, ha sempre affermato: applichiamo ovunque al mondo gli stessi standard ambientali che la legge prescrive negli Stati uniti. Ora però questa linea di difesa vacilla. Risulta infatti che già nel 2001 un rapporto interno all'azienda avvertiva che le cose non stavano così, e che la quantità di mercurio scaricata nell'ambiente era allarmante. La notizia è riferita dal ‟New York Times”, in un servizio da Jakarta: l'Indonesia infatti è il teatro di una vera e propria débacle per Newmont. Si tratta della miniera d'oro di Minahasa Raya, affacciata sulla piccola baia di Buyat, sulla costa settentrionale di Sulawesi (già Celebes): attiva dal 1996, la miniera ha scaricato per otto anni i suoi reflui nella baia. Contengono mercurio (usato per separare l'oro dal minerale grezzo) e anche arsenico, piombo, cadmio, metalli pesanti assai tossici. Circa 2.000 tonnellate al giorno: ormai diverse indagini hanno comprovato che l'acqua del mare è inquinata da composti tossici carcinogeni. Una popolazione di circa 200 persone è esposta al mercurio attraverso l'acqua e ancor più attraverso il pesce, cibo di base di quella zona poverissima, e anche attraverso i vaposi scaricati nell'atmosfera. Da tempo gruppi ambientalisti indonesiani parlano di un'epidemia di malattie della pelle, tumori e disturbi nervosi. La pesca, principale fonte di reddito della zona, è crollata. Qualche tempo fa una bambina di pochi mesi, nata malformata, è morta: nessuno ha fatto un'autopsia, ma là sono convinti che la causa sia il mercurio. L'estate scorsa tre abitanti di Buyat Bay hanno presentato una causa legale contro la Newmont, chiedendo risarcimenti per 543 milioni di dollari.
Anche il governo di Jakarta sembra deciso ad andare a fondo. Ha ordinato indagini, e due settimane fa un rapporto tecnico ha affermato che i sedimenti sul fondale della baia contengono arsenico e mercurio in dosi pericolose, al punto da sconsigliare di mangiare il pesce - e consigliare invece al governo di evacuare la popolazione di Buyat Bay. Così il Procuratore generale ha annunciato: intende perseguire i dirigenti dell'azienda per "aver disperso di proposito materiale tossico e nocivo" nell'acqua "benché consapevoli che quel materiale è pericoloso, inquinante e dannoso per la salute della popolazione" (sono parole del portavoce del Procuratore). Le imputazioni non sono ancora formalizzate; i "sospetti" sono i sei dirigenti di Newmont Indonesia arrestati il 23 settembre (compresi due cittadini statunitensi), ora rilasciati ma a residenza obbligata.
Il documento di cui parla il quotidiano newyorkese non fa che peggiorare la posizione di Newmont. Si tratta di un memorandum interno indirizzato al capo esecutivo della multinazionale che ha sede a Denver, in Colorado (una delle prime 500 aziende al mondo secondo ‟Fortune”). Era parte di un'indagine interna avviata dopo un "incidente" avvenuto in Perù nel 2000, quando parecchi litri di mercurio furono sversati vicino al locale miniera Newmont. Il memorandum avvertiva: "Per la prima volta abbiamo appreso che non stavamo operando secondo gli standard ambientali degli Stati uniti", e aggiungeva che questo vale anche per l'Uzbekistan e l'Indonesia. Quanto a Minahasa Raya, il rapporto parlava di 33 tonnellate di mercurio che dovevano essere raccolte e mandate a una discarica per rifiuti tossici ma sono andati nell'ambiente, 17 tonnellate in aria e 16 nella baia: interrogati dal Nyt, i dirigenti di Newmont dicono di aver fatto tutto in regola ma non contestano la quantità totale di mercurio. Parlano invece di un costoso macchinario (10 milioni di dollari) installato allora per depurare gli scarichi dal mercurio: il rapporto interno però dice che per "ottimizzare la produzione d'oro" il depuratore non funzionava tutto il tempo che avrebbe dovuto. La posizione di Newmont sarà molto difficile da difendere.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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