Un placido specchio d'acqua: verde per il riflesso delle montagne che vi si specchiano, ingentilito da gigli acquatici e movimentato dai martinpescatore che si tuffano a cercare la preda, bordato da barche-casa di legno a volte usate come piccole locande. È il lago Dal, su cui affaccia la città di Srinagar, capitale estiva dello stato di Jammu e Kashmir - l'avamposto più settentrionale dell'India, sull'Himalaya. Bellissimo, il lago Dal: prima che in Kashmir scoppiasse la rivolta armata nel 1989, con la sua coda velenosa di terrorismo islamico e di repressione militare, era una delle prime attrazioni turistiche in Asia (nell'anno passato di nuovo sono arrivati migliaia di visitatori, grazie al clima di ottimismo creato dal dialogo tra lo stato centrale e le forze separatiste nella regione e dai negoziati di pace tra India e Pakistan). Il bellissimo specchio d'acqua verde però soffre di gravi malattie, per lo più provocate dagli umani che ci abitano intorno. Il sintomo sono le piante infestanti che lo invadono, inclusi i pittoreschi fiori acquatici. Le piante acquatiche sono proliferate a causa della grande quantità di scarichi inquinanti organici che finiscono nel lago, e innescano un meccanismo perverso: i "nutrienti" alimentano la superproduzione di alghe e piante acquatiche, che consumano grandi quantità dell'ossigeno contenuto nell'acqua e finiscono per soffocare gli altri organismi viventi. Così, ogni anno le autorità municipali a Srinagar fanno rimuovere qualcosa cone 6.500 tonnellate di alghe e piante acquatiche, usando macchine galleggianti che strappano le erbe. Schiere di lavoratori compiono la stessa operazione a mano, per tenere sgombri gli approdi delle barche e lo spazio attorno alle barche-case, sorta di immagine-cartolina del lago. Un lavoraccio, e costoso.
Ora le autorità del piccolo stato indiano stanno considerando un altro metodo: importare migliaia di esemplari di una certa carpa cinese che si nutre appunto di piante acquatiche. La "carpa di prateria", come la chiamano, è un'erbivoro assai vorace e da adulta può raggiungere i 30 chili. Il vicecapo del dipartimento per la pesca di Jammu e Kashmir, il signor Moulvi Manzoor, dichiara all'agenzia Reuter che popolare il lago con un simile pesce permetterebbe di tenere sotto controllo la diffusione delle piante senza eliminarle del tutto. Il Kashmir ne ha importati 10mila esemplari, e sta pensando a un allevamento. Finora piccole quantità di quei pesci sono stati rilasciati in zone delimitate del lago: "Stiamo cominciando in via sperimentale, ma pensiamo che questa potrebbe essere la soluzione che stavamo cercando". Il signor Manzoor dice che quella carpa è stata usata in situazioni analoghe in Europa e negli Usa, e che la Fao la considera un mezzo per il "controllo biologico" delle piante acquatiche infestanti. Il suo ottimismo però non è condiviso da tutti. Come escludere che la carpa cinese si adatti alla nuova vita nel lago Dal a spese della fauna locale? Non sarebbe la prima volta che qualcosa di simile accade - ormai in tutto il pianeta si moltiplicano i casi documentati di "bio-invasione". Avanza dei dubbi Nissar Jan, ex capo del dipartimento alla pesca di Jammu e Kashmir: dice (sempre alla Reuter) che la carpa cinese potrebbe modificare l'ecosistema del lago, e oltretutto potrebbe non essere in grado di attaccare tutte le 25 specie di piante acquatiche che proliferano in quelle acque inquinate. "La carpa delle praterie è vorace ma selettiva, preferisce le piante soffici. Il pesce può cambiare il bilancio dei nutrienti presenti nel lago. Oltretutto la carpa delle praterie lascia una grande quantità di escrementi che inquinano a loro volta". Senza contare che resta da affrontare il problema che sta alla base di tutto: l'inquinamento. Le autorità municipali di Srinagar hanno in progetto la costruzione di sei depuratori per le fognature e i reflui che ora vanno direttamente nel lago - dall'abitato, dalle case sulla riva e dalle barche-casa, che dovranno essere obbligatoriamente munite di serbatoi settici. Già, perché la "cartolina" del lago verde con le sue pittoresche barche-casa rischia di avere un rovescio assai sporco.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

Vai alla scheda >>

Torna alle altre news >>