In termini politici è un vero schiaffo. Il governo di Sri Lanka ieri ha impedito al segretario generale dell'Onu Kofi Annan di visitare il nord del paese, le zone colpite dall'onda di tsunami nei territori sotto il controllo delle Tigri, il movimento armato della minoranza etnica tamil. Annan è stato portato in elicottero a sorvolare la costa meridionale fino alla cittadina di Hambantota, dove una piccola folla si è raccolta a salutarlo. E' poi volato a Trincomalee nel nord-est, dove ha visitato altri campi di sfollati e incontrato autorità locali e personale delle agenzie umanitarie internazionali. Ma non ha potuto completare il giro. "Sono qui per una visita umanitaria. Sono preoccupato per tutti coloro che hanno bisogno di aiuto in questa situazione", ha dichiarato Annan all'agenzia Reuters rispondendo alla domanda se sarebbe andato anche nelle zone tenute dai ribelli: "Ma come sapete sono anche ospite del governo, e sono loro che fanno l'itinerario". In modo anonimo, alcuni funzionari Onu dicono di aver insistito inutilmente col governo, considerando che si tratta di una visita di carattere umanitario e non politico. Invano. Dal punto di vista del governo, la visita del segretario generalein una zona non controllata dall'esercito nazionale avrebbe creato un precedente politico. Annan si è trovato "ostaggio" della frattura che divide lo Sri Lanka.
Lo schiaffo inflitto a Kofi Annan è il segno finora più chiaro che la tensione è tornata a salire tra il governo e le Tigri per la liberazione della patria tamil (Ltte). L'onda di maremoto ha colpito alla pari popolazione della maggioranza cingalese e della minoranza tamil (e i musulmani, considerati un'altra minoranza), e in un primo momento ha spinto il governo e le Tigri sia a cooperare sul campo per garantire i soccorsi ai sopravvissuti. Ora i segnali sono contradditori. Sul campo restano segni di cooperazione: le forze governative e i ribelli continuano a lavorare insieme, in particolare nelle zone "miste" - dove si alternano a "macchie" zone tenute dagli uni e dagli altri. Ma la sfiducia reciproca resta. Ad aumentarla è stata la decisione del governo di mandare l'esercito a gestire i "campi profughi": scuole, templi, accampamenti dove si sono raccolte le popolazioni senza tetto, e che ora il governo vuole siano sostituite da veri campi, con tende e strutture sanitarie.
Da tre giorni dunque sono gli uomini in divisa ad amministrare i centri di sfollati. Questo ha provocato tensione con le Tigri, e non poteva essere altrimenti. Secondo gli accordi di cessate-il-fuoco firmati dal Ltte e dal governo di Colombo nel febbraio del 2002, grazie alla mediazione della Norvegia, le due parti devono astenersi dall'entrare con armi nel territorio controllato dall'altro: gran parte del lavoro della Missione internazionale di monitoraggio del cessate il fuoco (garantita dai paesi scandinavi) è stato proprio osservare che non ci siano sconfinamenti e provocazioni, compito difficile dove non c'è una chiara linea del fronte. Dopo il maremoto l'esercito è andato in zone tamil e le Tigri in zone "governative" per portare soccorsi, senza pregiudizio al cessate-il-fuoco, grazie ad accordi locali propiziati dagli osservatori. Questi accordi sul campo continuano a reggere (un po' per la mediazione continua degli scandinavi, un po' per lo spirito di cooperazione che sembra prevalere nella società civile). Ma la sfiducia reciproca non è mai venuta meno - e i 22 parlamentari eletti della Tamil National Alliance, il gruppo di partiti tamil braccio politico dei ribelli, non hanno mai accettato di sedere nel comitato di coordinamento dell'emergenza riunito dalla presidente Chandrika Kumaratunga..
Da parte tamil, le Tigri continuano ad accusare il governo di discriminare il nord-est nella distribuzione degli aiuti - e il governo risponde che, al contrario, loro mandano in proporzione più cibo e derrate nelle zone tamil che nelle altre. L'organizzazione tamil per i soccorsi (Tamil Relief Organization, Tro) denuncia inoltre che l'esercito impedisce loro di lavorare. "Non siamo contenti. Ben pochi soccorsi vengono mandati nelle zone sotto nostro controllo", ha dichiarato sabato Daya Master, portavoce delle Tigri: "E non siamo affatto contenti dei militari mandati a gestire i campi". Da informazioni dirette sappiamo che nelle zone dove il Ltte è l'unica forza presente, come nella sua roccaforte di Kilinochchi, i centri di rifugiati funzionano in modo efficiente e l'esercito nazionale non si vede. Il Tro rivendica però il diritto di gestire i soccorsi alla popolazione tamil anche dove il controllo militare è meno chiaro. Il governo aveva acconsentito: l'arrivo dell'esercito ha fatto saltare l' accordo.
Il Ltte chiede anche di ricevere aiuti direttamente dalle agenzie internazionali o da governi donatori, senza passare per il governo, e anche qui la situazione è ambigua. Fin dai primi giorni, le agenzie Onu hanno avuto contatti diretti con il Ltte e hanno operato nelle zone controllate dai ribelli (ci lavoravano del resto anche prima, per assistere i quasi 400mila sfollati di guerra), e così i vari paesi "donatori". Ma questo ha creato malumori nel governo. Martedì ad esempio l'ambasciata italiana ha inviato una colonna di 10 camion di cibo e medicinali a Kilinochchi, dove un funzionario italiano l'ha consegnata al rappresentante politico del Ltte. Giovedì però alcuni giornali in lingua inglese hanno dato notizia con rilievo, in prima pagina, di una nota di protesta del governo di Colombo, e ribadito che ogni aiuto materiale o finanziario deve passare per le autorità o le agenzie Onu (l'ambasciata italiana nega che sia mai arrivata una nota di protesta, e sottolinea che l'invio del convoglio aveva avuto il verbale accordo delle autorità).
Così, Kofi Annan non ha potuto accogliere l'invito del vescovo di Jaffna, o delle decine di Ong tamil che gli avevano chiesto di visitare Kilinochchi: la lettera firmata da decine di associazioni e Ong che rappresentano medici, commercianti, donne, guidatori di three-wheeler (i risciò a motore), pescatori, studenti era stata consegnata il giorno prima a una rappresentante dell'Unicef (ne dà notizia TamilNet). Venerdì i portavoce delle Tigri avevano detto che Annan aveva accettato l'invito a incontrare il loro leader, Vellupillai Prabhakaran: evento improbabile, un incontro simile avrebbe davvero creato un precedente politico. Una cosa è certa: sfuma la speranza che la catastrofe naturale potesse spingere le due parti di questo conflitto ventennale a riprendere un dialogo politico che prima dello tsunami era interrotto.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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