In mattinata il segretario di stato Usa Colin Powell, in serata il segretario generale dell'Onu Kofi Annan e il presidente della Banca Mondiale James Wolfensohn. Le visite di alto livello si susseguono in Sri Lanka, con tour a vedere "di prima mano" la distruzione provocata dall'onda di tsunami - e su tutte le coste affacciate sull'oceano Indiano: in effetti sia powell che Annan sono arrivati qui dall'Indonesia. Colin Powell è stato, ieri, il primo segretario di stato americano a mettere piede in questa nazione dal 1972. È volato in elicottero a Galle, sulla costa meridionale, dove stanno operando i primi marines Usa sbarcati qui in funzione umanitaria. Tra un commento accorato e una foto su sfondo di macerie, Powell ha ribadito la promessa di 25 milioni di dollari per lo Sri Lanka, di cui 4 milioni per l'aiuto umanitario immediato, 10 milioni per la costruzione di alloggi temporanei e altrettanti per un programma di ricostruzione delle attività economiche. In una conferenza stampa all'aereoporto di Colombo, dopo l'incontro ufficiale con la presidente della repubblica Chandrika Bandaranaike Kumaratunga e quello, separato, con il leader dell'opposizione Ranil Wickremesinghe, Powell ha detto che i marines americani sono qui su richiesta del governo di Sri Lanka, la loro presenza "ha scopo strettamente umanitario", e resteranno "il tempo necessario" per aiutare. E ha chiarito qualcosa che qui sta molto a cuore: che la presenza dei militari americani non avrà alcuna influenza sul processo di pace in corso tra il governo centrale e le Tigri per la liberazione Tamil (Ltte), il potere parallelo che controlla grandi zone del nord e dell'est del paese. "Ciò che riguarda il processo di pace va risolto tra le due parti in causa con l'aiuto degli amici norvegesi", ha detto Powell: "Noi speriamo che tutta Sri Lanka sarà unita durante la crisi e lavori insieme. Speriamo che questo porterà alla soluzione delle questioni sorte nel processo di pace".
L'agenzia di stampa TamilNet , voce ufficiosa delle Tigri, ha dato ampio rilievo a queste parole: gli americani non interferiscono nel processo di pace avviato due anni fa con la mediazione norvegese per mettere fine al più che ventennale conflitto interno di Sri Lanka. Anche i giornali in lingua inglese stampati a Colombo danno risalto alla presenza americana, e con sentimenti misti ("Nessuno qui li guarda come i salvatori", mi dice Manik Da Silva, direttore del settimanale Sunday Island). Nella sua versione quotidiana The Island , giornale che tiene spesso toni accusatori verso le Tigri, nota con soddisfazione che Powell non ha visitato il nord e non avuto contatti con rappresentanti del Ltte - e non avrebbe potuto, visto che per la Casa Bianca le Tigri sono sulla lista nera delle organizzazioni terroriste (al contrario, in Sri Lanka il Ltte non è mai stato definito "terrorista", e dal 2002 non è più considerato illegale: non sarebbe altrimenti stato possibile avviare colloqui di pace).
Resta il fatto è la presenza di uomini in divisa qui suscita allarme: i marines americani, quelli dell'India - sarà pure un intervento umanitario, ma sono pur sempre eserciti. I militari indiani sono a Galle nel sud ma anche a Trincomalee nel nord-est: dai commenti da parte tamil si capisce che non dovranno azzardarsi a portare neppure un sacchetto di riso nei territori tenuti dalle Tigri (l'intervento di truppe "di pace" indiane alla fine degli anni `80 brucia ancora: ed era costato la vita al premier indiano Rajiv Gandhi, ucciso in un attentato suicida nel `91).
Soprattutto, da tre giorni ormai in Sri Lanka l'esercito nazionale ha preso in mano la gestione dei soccorsi alle popolazioni sopravvissute, per garantire che cibo, acqua e soccorsi arrivino a tutti gli sfollati, in ciascun distretto, in modo efficente eimparziale - così ha detto la signora Chandrika. Ma quella che alcuni giornali qui hanno chiamato "militarizzazione" dei soccorsi ha provocato nuova tensione proprio tra il governo centrale e le Tigri. Protesta il Tro, Tamil Rehabilitation Organisation, ente delle Tigri per l'assistenza agli sfollati di guerra e ora alle popolazioni terremotate: in una conferenza stampa convocata mercoledì a Colombo ha fatto notare che il governo aveva acconsentito che fossero le Tigri a occuparsi di soccorsi e ricostruzione nei suoi territori, sia sotto controllo del Ltte che governativo, in spirito di cooperazione: "Ma ora l'esercito ci ostacola", denuncia il Tro, accusa i militari di aver in molti casi sottratto camion di derrate destinate a sfollati tamil per deviarle verso altri campi di sfollati: cita episodi a Trincomalee, Batticaloa, Thirukovil, nell'est e nordest del paese.
‟È una situazione ambivalente”, commenta Da Silva. Il Ltte ha rifiutato di entrare nell'ufficio di coordinamento istituito dalla presidente per coordinare i soccorsi, ma il Tro partecipa alle riunioni di coordinamento. Il governo tiene a ostentare una buona cooperazione sul campo con il Ltte, e soprattutto che i territori abitati da popolazione tamil non sono discriminati nei soccorsi - ma la stampa non-governativa (tra cui proprio The Island ) spara denunce e accuse verso le Tigri: di sottrarre aiuti, o di prendere gli orfani dai campi di sfollati per farne bambini-soldato. Insomma: sui soccorsi si sono riversate le fratture politiche di questo paese, quelle che appena prima del 26 dicembre facevano addirittura pensare al collasso della tregua e a una possibile ripresa del conflitto.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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