L’Iraq è ormai diventato un grande campo di addestramento per la prossima generazione di "terroristi professionisti" di tutto il mondo. Lo denuncia a Washington un rapporto lungo 119 pagine del National Intelligence Council, l’organismo che riunisce i massimi direttori della Cia in periodiche sessioni di analisi. La Casa Bianca minimizza, definisce il rapporto "una pura speculazione". Ma sono pagine di fuoco, che sparano a zero contro la "guerra al terrorismo" lanciata due anni fa dall’amministrazione Bush in Iraq. L’accusa più grave suona ancora più triste in questa città dove ci si chiude in casa alle tre del pomeriggio, come avveniva nelle settimane appena dopo la guerra. Dove si fanno sino a 48 ore di coda per un pieno di benzina. Dove in molti quartieri l’energia elettrica arriva meno di 6 ore ogni 24. E dove criminalità e violenza dominano praticamente incontrastati. In sostanza, secondo il documento della Cia, l’Iraq ha ormai preso il posto dell’Afghanistan, così come era al tempo del regime talebano: "Un terreno fantastico dove affinare le tattiche terroristiche, nel mezzo di una popolazione spesso simpatizzante".
Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi (Milano, 1957), giornalista, segue dagli anni settanta le vicende mediorientali. Dal 1984 collaboratore e corrispondente da Gerusalemme del “Corriere della Sera”, a partire dal 1991 ha avuto modo di andare più volte in Iraq. Da allora ha seguito le maggiori vicende della regione, allargata poi all’Afghanistan, India e Pakistan. Ha scritto Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (1881-1920) (Giuntina, 1985), Dai nostri inviati (Rizzoli, 2008) e, con Feltrinelli, Bagdad Café. Interni di una guerra (2003).

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