Com'è noto il cosiddetto intervento militare americano in Iraq è avvenuto contro il volere della comunità internazionale e con motivazioni rivelatesi false (la ricerca di armi di distruzione di massa inesistenti). La motivazione è successivamente cambiata: gli americani portavano la guerra in Iraq per portare la democrazia. Anche questa motivazione si è rivelata falsa.
La scoperta delle meticolose torture praticate dagli americani nel carcere di Abu Grahib su precise disposizioni del Pentagono, le torture praticate dai militari inglesi sui prigionieri fornitigli dalla "coalizione" fra cui i nostri militari, hanno fatto capire alla comunità internazionale, se ce n'era bisogno, che un paese che porta la democrazia con la tortura non porta la democrazia come la intende il diritto internazionale, ma come la intende arbitrariamente quel paese.
Infine il recente e dettagliato rapporto di Human Rights Watch (94 pagine documentate) sulle torture praticate dal governo Allawi installato dagli americani ha fatto capire definitivamente che da Saddam l'Iraq è passato in mano a nuovi torturatori.

Bugie italiane
Naturalmente questo è il punto di vista dell'Onu e della comunità internazionale. Ma non è il punto di vista dell'attuale governo italiano. Quando Berlusconi, con Aznar e Barroso, all'incontro delle Azzorre con Bush e Blair, accettò di far parte della coalizione che invadeva l'Iraq, accettò anche le motivazioni con cui la coalizione invadeva quel paese. Poco importa se quelle motivazioni si sono rivelate false.
Il governo italiano ha inviato truppe in Iraq in "missione di pace". In Iraq gli americani torturano e bombardano la popolazione civile senza nessuna motivazione giuridicamente valida per la comunità internazionale. L'Italia pur senza partecipare attivamente a bombardamenti e torture, assiste alla pratica di massacri e torture quale "missione di pace". E qui gioca importantissimo il ruolo del punto di vista .
Il governo italiano è pienamente d'accordo col punto di vista di Bush: la democrazia come la intende il presidente americano non guarda in faccia nessuno. Pur di installarla va bene se si trucidano donne e bambini, se si torturano civili, se si massacra un paese intero. Si tratta di cose di secondaria importanza: Bush rappresenta comunque il Bene, e tutti quei cittadini iracheni che si oppongono al metodo con cui Bush porta il Bene sono dei terroristi. Ma qui arriviamo al punto di vista del diritto internazionale. Secondo il quale, se un paese è militarmente aggredito senza una esplicita dichiarazione di guerra e senza motivazioni valide, i cittadini di quel paese hanno diritto di reagire, perché le persone hanno diritto di difendersi da un'aggressione immotivata. E chi si difende non è un terrorista, ma un combattente, perché il diritto internazionale, al contrario del nostro Berlusconi (anch'egli noto unto del Signore) non tiene in nessun conto che Bush sia in collegamento diretto con Gesù Cristo, e che con questa virtù sia autorizzato a portare il Bene come e dove gli pare a lui se gli salta il ticchio. Gesù Cristo e le unzioni divine sono assenti dal diritto internazionale.
Ora succede che alcuni giorni fa un magistrato italiano, dovendo giudicare alcuni individui residenti nel nostro paese che inviavano aiuti economici a quegli iracheni che hanno preso le armi contro degli eserciti stranieri che senza valide motivazioni hanno invaso il loro paese, nell'esprimere la sua sentenza ha preferito attenersi al diritto internazionale piuttosto che all'opinione del governo italiano. E contrariamente a quanto vorrebbe il pensiero del governo italiano, non li ha giudicati collaboratori di terroristi, ma di guerriglieri (o di combattenti, o di resistenti). I governanti italiani si sono scatenati aggredendo quel giudice. Tutti gli adepti al governo del pensiero di Bush hanno inveito contro quel giudice in maniera talmente violenta che il ministro dell'Interno ha dovuto invitarli "a moderare i toni". Fra gli interventi risaltano per le loro cariche i ministri Castelli e Calderoli e il presidente della Camera Casini.
Il mio ragionamento, tralasciando Calderoli e Castelli per non obbligarli a eccessivi sforzi intellettuali, si rivolge soprattutto all'onorevole Casini, che indirizzando un istituzionale messaggio di amicizia a Dell'Utri alla vigilia del processo dell'intellettuale siciliano (condannato poi ad alcuni anni di galera per concorso in associazione mafiosa) dimostra di essere un ragazzo sveglio che pare aver capito esattamente la situazione e lo slogan del suo compagno di partito Follini "io c'entro". Ebbene, qui, ragazzi miei (Casini e i suoi amici non me ne vorranno se li tratto con confidenza) ci vuole coraggio o tenendovi il vostro sacrosanto punto di vista, che peraltro mettete in pratica quotidianamente sul piano politico, lasciate che la magistratura italiana esprima il suo punto di vista giuridico, oppure fate come ha fatto Bush negli Stati uniti: create dei tribunali speciali. E promulgate un "patriot act".

Giustizia privata
In questo caso nessuno potrà obiettarvi niente. Nessuno potrà dire che siete dei personaggi pericolosi che intimidiscono un potere dello stato, che lanciano messaggi mafiosi, che vogliono piegare il potere giudiziario al potere politico. Voi vi fate un bel tribunale tutto vostro (un tribunale nel quale vedrei bene il Casini presidente della Corte affiancato da Castelli e Calderoli in toga verde) e giudicate, la prossima volta, analoghi casi delicati che possano presentarsi.
Sottraete con un decreto legge alla magistratura comune tutti i casi che riguardano l'Iraq, opinioni comprese (e magari un articolo come questo) e lo giudicate secondo il vostro punto di vista ma prima vogliamo una legge apposita, e questa legge dovete farla proprio voi: la vogliamo scritta, firmata e controfirmata da chi di dovere. Sarebbe una piccola ma importante presa di posizione per dimostrare all'Europa con chiarezza che il governo italiano ha il coraggio delle proprie scelte. Altrimenti se questo coraggio non ce lo avete, chiudete il becco e pensate a governare. E soprattutto lasciateci in pace: le vostre ciance giuridicamente non valgono un fico secco.
Antonio Tabucchi

Antonio Tabucchi

Antonio Tabucchi (Pisa, 1943 - Lisbona, 2012) ha pubblicato Piazza d’Italia (Milano, 1975), Il piccolo naviglio (Milano, 1978), Il gioco del rovescio (Milano, 1981), Donna di Porto Pim (Palermo, 1983), Notturno indiano (Palermo, 1984), I volatili del Beato Angelico (Palermo, 1987), Sogni di sogni (Palermo, 1992), Gli ultimi tre giorni di Fernando Pessoa (Palermo, 1994), Marconi, se ben mi ricordo (Roma, 1997), La gastrite di Platone (Palermo, 1998), Racconti con figure (Palermo, 2011) e, con Feltrinelli, Piccoli equivoci senza importanza (1985), Il filo dell’orizzonte (1986), I dialoghi mancati (1988; nuova edizione che comprende anche Marconi, se ben mi ricordo, 2019), la nuova edizione de Il gioco del rovescio (1988), Un baule pieno di gente (1990, nuova edizione 2019), L’angelo nero (1991), Requiem (1992), la riedizione di Piazza d’Italia (1993), Sostiene Pereira (1994, premio Viareggio-Rèpaci, premio Campiello, premio Scanno, premio dei Lettori e Prix Européen Jean Monnet), La testa perduta di Damasceno Monteiro (1997), Gli Zingari e il Rinascimento. Vivere da Rom a Firenze (1999), Si sta facendo sempre più tardi (2001, Prix France Culture 2002), Autobiografie altrui (2003), Tristano muore (2004, miglior libro dell’anno secondo la rivista francese “Lire”), Racconti (2005), L’oca al passo (2006), Il tempo invecchia in fretta (2009), Viaggi e altri viaggi (2010), la riedizione de Il piccolo naviglio (2011), Romanzi (2012), Di tutto resta un poco (2013), Per Isabel (2013). Ha curato l’edizione italiana dell’opera di Fernando Pessoa e ha tradotto le poesie di Carlos Drummond De Andrade (Sentimento del mondo, Torino, 1987). Ha ricevuto il Prix Médicis étranger e il Prix Européen de la Littérature in Francia;

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