"Il mio paese non deve essere lasciato solo nel suo impegno verso la pace e la democrazia", ha affermato il presidente Alvaro Uribe, anfitrione della conferenza di "donatori" che si tiene oggi e domani a Cartagena de Indias. Il tentativo è di drenare finanziamenti internazionali al processo di smobilitazione delle Auc, le squadracce paramilitari di estrema destra a cui Uribe (atteso oggi anche dal "decisivo" incontro a quattr'occhi con il venezuelano Hugo Chavez per risolvere la crisi scoppiata fra i due paesi) intende garantire l'impunità. A deciderne il successo sarà soprattutto l'Unione europea, data la magnanimità scontata degli Usa, (che stanno facendo della Colombia l'Israele dell'area andina) e la parsimonia inevitabile degli altri paesi latinoamericani invitati, dal Brasile all'Argentina. I rappresentanti della Ue porteranno degli assegni in bianco per la "pace e democrazia" a misura di Uribe o punteranno i piedi, chiedendo che Bogotà rispetti finalmente i diritti umani e regalando al presidente colombiano solo una foto di gruppo? Da quando, nel 1999, si smarcò da Clinton e dal suo militarista Plan Colombia , l'Unione europea ha ridotto gradualmente la sua autonomia da Washington (acconsentendo, ad esempio, a considerare "terroriste" le guerriglie delle Farc e dell'Eln, con le quali aveva dialogato intensamente negli anni precedenti). Per mascherare la subalternità agli Usa, Bruxelles si è limitata a ripetere dichiarazioni di principio lasciate accuratamente sulla carta. Durante lo scorso vertice sulla Colombia, tenuto nel luglio 2003 a Londra, i paesi europei offrirono a Uribe un appoggio politico ed economico (con finanziamenti arrivati nel 2003 a 550 milioni di dollari), condizionandolo al rispetto di 24 raccomandazioni dell'Onu in materia di diritti umani. Appoggio che rimase immutato sebbene il governo colombiano avesse fatto da allora l'esatto contrario di quanto sottoscritto, come affermato dai documenti dello stesso Onu.
È molto probabile che il disdicevole teatrino continui anche a Cartagena. In un documento del dicembre scorso, a firma dei 25 ministri degli esteri europei, questo vertice è considerato "un'eccellente opportunità" per capire l'adempimento da parte di Bogotà degli impegni assunti a Londra. Come se la realtà non fosse abbastanza chiara o fossero carta straccia le denunce fatte dalle più prestigiose organizzazioni umanitarie (come quelle recentissime di Human Rights Watch e di Amnesty International che chiedono agli europei di non finanziare la finta smilitarizzazione e la reale impunità dei paramilitari). E non contasse nemmeno il gelo dell'Onu che, per decisione dello stesso Kofi Annan, ha annunciato il 21 gennaio il ritiro del consigliere speciale per la Colombia, James Lemoyne, per manifesta "impossibilità di svolgere un'opera di mediazione" nel paese.
Semaforo verde per il governo colombiano a Cartagena? L'incertezza è dovuta alla dimensione del rospo da far ingoiare a Bruxelles. Stavolta la Colombia non chiede soldi per generici progetti di pacificazione o per la "componente sociale" del Plan Colombia . Ma per finanziare la smobilitazione dei paramilitari, cioè la più controversa e sordida manovra di Alvaro Uribe da quando è stato eletto presidente. Finora hanno abbandonato formalmente le armi circa 4500 uomini, (compreso il loro leader, d'origine salernitana, Salvatore Mancuso), un numero destinato a crescere ancora visti i benefici previsti. I maggiori responsabili della macelleria nazionale si stanno quindi sfilando la tuta mimetica, per indossare magari un'uniforme statale, mentre annunciano di trasformarsi in partito politico (da Autodefensas Unidas de Colombia ad Alianza por la Unidad de Colombia : sempre di Auc si tratta). E tutto ciò senza che sia stato stabilito che pena dovranno pagare per i loro crimini e senza che abbiano restituito i milioni di ettari delle migliori terre delle quali si sono appropriati come bottino di guerra.
Ma c'è di più. Da quando è iniziato il singolare "negoziato", i paras hanno assassinato non meno di 1900 persone. Quasi sempre con la complicità statale. Nell'ottobre scorso, il negoziatore di Uribe con le Auc, Luis Carlos Restrepo, ammise perfino di avere insabbiato alcuni omicidi commessi nel luogo di concentrazione dei paras , a Santafé de Ralito, "pur di evitare uno scandalo che avrebbe danneggiato il processo di pace". Chiamata a sponsorizzare questa ignobile farsa, benedetta nel suo discorso d'insediamento da Condoleezza Rice (che ha accantonato per ora le richieste di estradizione per i para-narcos ), l'Europa si è limitata a chiedere che avvenga in una "cornice giuridica concorde alle leggi internazionali in materia di diritti umani". Una richiesta che Uribe si guarderà bene dal soddisfare, vista l'inconciliabilità delle richieste di Mancuso & Co. con qualunque principio legale. Si limiterà a fare belle promesse, sapendo che finora l'Europa non ha mai chiesto niente di più.
Guido Piccoli

Guido Piccoli

Guido Piccoli, giornalista e sceneggiatore, ha vissuto a Bogotá gli anni più caldi della "guerra ai narcos". Sulla Colombia ha scritto la biografia di Escobar, Pablo e gli altri (Ega edizioni 1994) e la guida della Clup (1996).

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