"Eravamo appena usciti dall’università di Bagdad, nel quartiere di Jadrieh. I rapitori hanno speronato la nostra vettura. Non abbiamo potuto fare assolutamente nulla. Ci hanno minacciato. Poi le guardie dell’università si sono avvicinate, i rapitori allora hanno sparato una raffica in aria. Nella confusione io e l’autista, Mohammad, siamo fuggiti. Giuliana è stata portata via mentre era ancora seduta nell’auto". Così il traduttore Waheel testimonia il momento del rapimento. Un racconto veloce per telefonino. Perché, subito dopo, lo racconta agli americani e viene preso dalla paura. Teme la vendetta dei terroristi. Spegne il portatile e non si fa più trovare. Un clima di intimidazione che ha radici più profonde. Il giorno dopo le elezioni del 30 gennaio, un nuovo comunicato del gruppo di Abu Mussab al Zarqawi se la prendeva direttamente con i mass media che definiva "menzogneri e servi degli americani" per aver descritto la massiccia affluenza della popolazione alle urne. Da allora i giornalisti iracheni e chiunque collabora con quelli stranieri si sentono più minacciati. Tra di loro, la zona dell’università di Bagdad dove è stata rapita Giuliana Sgrena è considerata tabù. "Poche settimana fa, vi sono stati aggrediti anche alcuni collaboratori locali della Rai: sono stati presi a schiaffi" dicono nell’ambiente dei traduttori. La collega della giornalista rapita, Barbara Schiavulli, si aggira con lo sguardo perso nella saletta della loro stanza al Palestine. "Qui ci sono le cose di Giuliana. Che cosa devo farne? - si chiede -. Avevamo fatto un mucchio di storie assieme. Uscivamo dall’albergo praticamente ogni giorno. Ed eravamo state molto contente, martedì, per l’intervista a Redha Taki, responsabile delle realzioni politiche dello Sciri, il consiglio supremo della rivoluzione islamica in Iraq, tra i massimi gruppi sciiti". Drammatica la descrizione del momento in cui ha ricevuto la telefonata del rapimento in diretta: "Non ho mai sentito la sua voce. Solo spari, rumore di traffico, passi nell’acqua. Dopo un paio di minuti, ho capito che qualche cosa non andava. Sono scesa preoccupata al quindicesimo piano dai colleghi dell’Ansa. La linea è caduta. Ho provato a richiamare più volte. Finalmente ha risposto sul proprio apparecchio il traduttore. Ci ha detto che era con gli americani e Giuliana era stata rapita".
Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi (Milano, 1957), giornalista, segue dagli anni settanta le vicende mediorientali. Dal 1984 collaboratore e corrispondente da Gerusalemme del “Corriere della Sera”, a partire dal 1991 ha avuto modo di andare più volte in Iraq. Da allora ha seguito le maggiori vicende della regione, allargata poi all’Afghanistan, India e Pakistan. Ha scritto Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (1881-1920) (Giuntina, 1985), Dai nostri inviati (Rizzoli, 2008) e, con Feltrinelli, Bagdad Café. Interni di una guerra (2003).

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