Da tre giorni non davano notizia di sé. Ieri infine il governo indonesiano ha dato la notizia: una giornalista e un cameraman, inviati della rete televisiva Metro Tv, sono stati presi da "un gruppo armato" mentre si avvicinavano in auto a Ramadi e sono stati "portati in luogo sconosciuto". Insomma, rapiti: anche se ancora ieri sera i portavoce di Metro Tv non volevano usare questa parola. Ora però ci sono un video e una rivendicazione a confermare il rapimento di Meutya Hafid, 26 anni, e l'operatore Budiyanto (36) - un solo nome, secondo un'usanza giavanese. Un filmato è stato fatto arrivare ieri alla Aptn (Associated Press Television News) a Baghdad - proprio come era avvenuto mercoledì con il video di Giuliana Sgrena. Le immagini mostrano mostra un uomo e una donna che si riparano gli occhi dalla luce del sole a picco mostrando i loro passaporti e le tessere di identificazione della loro tv. Il video mostra poi i documenti, in cui si leggono i nomi e si vedono le foto: sono proprio loro, i due inviati Metro Tv.
I due giornalisti - lei con un foulard nero - sono mostrati affiancati da due uomini coperti dalla keffiah e armati di un fucile automatico. La voce fuoricampo dice che i due sono tenuti da Mojahedeen in Iraq, sigla di cui si sa poco: era stata sentita l'ultima volta nel marzo del 2004, quando un comunicato con la loro firma era circolato a Ramadi (in quel messaggio dicevano allora che non avrebbero attaccato la polizia irachena a meno che questa aiuti le forze della coalizione). La voce aggiunge: "Stiamo indagando per quali ragioni [i due rapiti] sono nel paese, e chiediamo al governo indonesiano di chiarire la loro posizione e dirci perché sono qui. Altrimenti li uccideremo".
Il video non è stato commentato in Indonesia, né da voci ufficiali né dalle tv - del resto era ormai notte quando se ne è avuta notizia. Forse però era stato informato del suo contenuto il presidente indonesiano Susilo Bambang Yudhoyono, il quale ieri sera ha lanciato un appello che sembra quasi rispondere a quel video: "Sono venuti in amicizia, con un compito professionale. ... Per questo faccio appello a coloro che hanno agito nei loro confronti, o tanto più rapiti, di rilasciarli al più presto perché sono dei giornalisti e non hanno colpe", ha detto Yudhoyono ai giornalisti nel palazzo presidenziale di Jakarta, parlando in lingua indonesiana.
Per tutta la giornata di ieri sia il governo indonesiano che il network televisivo avevano tenuto a dare poca risonanza alla scomparsa dei due inviati - anche se nel frattempo il governo ha mandato in Iraq del personale per raccogliere maggiori notizie. Certo è che con il sequestro di Meutya Hafid e Budiyanto la guerra irachena ha investito anche l'Indonesia, il più grande paese al mondo a maggioranza musulmana - e un paese che ha aspramente criticato l'invasione dell'Iraq. Su questi due elementi - paese musulmano e opposto alla guerra - puntano i pochi commenti pronunciati finora, come dire che nessuno in Iraq può avere rivendicazioni verso l'Indonesia. "Gli iracheni ci considerano amici", ha dichiarato l'ambasciatore indonesiano a Baghdad a una radio.
E però altri indonesiani erano già stati sequestrati in Iraq: l'ottobre scorso era toccato a due donne che lavoravano come domestiche, rilasciate dopo pochi giorni, mentre un ingegnere indonesiano era stato ucciso in un'imboscata vicino a Mosul in agosto. Nel primo caso si era fatto avanti un "Esercito Islamico in Iraq" che aveva chiesto al governo di Jakarta di scarcerare Abu Bakar Ba'asyir, l'anziano capo di una scuola coranica giavanese considerato il fondatore della Jemaah Islamiyah, rete islamica a cui sono attribuiti diversi attentati in Indonesia e attualmente detenuti con accuse di terrorismo (secondo alcuni la Jemaah Islamiyah è il referente di al Qaeda nel sud-est asiatico).
Meutya Hafid e Budiyanto erano arrivati in Iraq in gennaio per coprire il periodo delle elezioni e da allora avevano fatto più volte il tragitto tra Amman (Giordania) e Baghdad. Sono due professionisti che conoscevano il terreno, ha detto ieri un portavoce di metro Tv, l'unico canale di news 24 ore su 24 in Indonesia - di proprietà del businessman e politico Surya Paloh. E il proprietario in persona ieri ha difeso la scelta di mandare dei giornalisti in Iraq per garantire un'informazione indipendente e di prima mano. Paloh ha annunciato che partirà oggi per Amman, dove spera di poter aiutare a ritrovare i suoi inviati.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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