Un sondaggio effettuato dal sito internet Gay.it sostiene che tre elettori omosessuali su quattro voteranno a sinistra alle prossime regionali. Inopinatamente il ministro leghista per le riforme Roberto Calderoli si risente e detta alle agenzie di stampa una piccata risposta che dimostra, a modo suo, che almeno sotto elezioni il voto gay "non puzza" neppure per gli omofobi più conclamati. "La Casa delle libertà - argomenta Calderoli - ritiene sacrosanta la libertà sessuale e riceverà i voti di chi della propria identità sessuale non fa una battaglia ideologica: i voti degli altri, cioè degli omosessuali da gay pride o da baraccone, li lasciamo tranquillamente al professor Prodi". Per uno che fino a ieri, del tutto incurante del decoro istituzionale, si dilettava a sparare dichiarazioni offensive sui gay per non essere da meno del collega Tremaglia, sembrerebbe già un primo passo. Solo un mese fa, infatti, Calderoli aveva commentato la sentenza di un giudice di pace di Torino che aveva revocato un decreto di espulsione emesso nei confronti di un giovane senegalese omosessuale con queste parole: "Povera Italia. Un tempo terra di santi, poeti e navigatori e oggi trasformata in terra di terroristi e di finocchi irregolari".
L'acuto ministro per le riforme, per evitare equivoci, divide comunque i gay buoni da quelli cattivi. "Io credo - spiega - che ci siano due aspetti del mondo omosessuale. Uno è quello di chi vive la propria omosessualità come fatto privato e che sicuramente esprimerà il voto, alle prossime elezioni, sulla base dei diritti e dei valori umani in senso assoluto e su quello che gli schieramenti politici hanno proposto e realizzato in questo senso. L'altro è invece quello di chi la vive in modo sfacciato, utilizzando la propria diversità non per una garanzia dei diritti, che devono essere garantiti a tutti gli uomini, ma per farne battaglia ideologica o per proprie carriere. Questi ultimi, molto probabilmente, si schiereranno dalla parte di chi magari sostiene il loro diritto al matrimonio e poi concretamente non ha fatto nulla, per loro come per gli eterosessuali, in termini di diritti e di libertà, arrivando in compenso addirittura a negare la libertà di pensiero e di parola per chi non la pensa come la loro parte politica". La libertà di espressione ministeriale, per la verità, si è sbizzarita parecchio di recente, dal "culattoni" di Tremaglia al "finocchi" di Calderoli. E tutti e due, anziché imprigionati in un gulag dell'Arcigay, sono rimasti goliardicamente al loro posto.
Viene facilissmo al deputato Ds Franco Grillini, colonna storica del movimento gay, ribattere a Calderoli che "mente sapendo di mentire quando dice che la destra è a favore della libertà sessuale". Basti pensare al familismo contundente che, per limitarsi alla Lega, è diventato da anni uno dei principali cavalli di battaglia di Bossi e compari. E che solo qualche giorno fa ha condotto un manipolo di leghisti in piazza a Verona per una processione "riparatrice" contro una manifestazione per i diritti di cittadinanza di gay, lesbiche e transessuali. Gli omosessuali, nella gioconda visione padana, sono tra l'altro traditori demografici della "razza" e quinte colonne della prolifica invasione islamica. Se però si nascondono e si vergognano almeno un po' di se stessi, Calderoli nella sua bontà non li rifiuta come elettori.
L'insistenza e la frequenza con le quali il ministro per le riforme lancia bordate contro gli omosessuali ha comunque insospettito più di un gay di quelli "sfacciati", in base al vecchio adagio che la lingua batte dove il dente duole.
Su Gay.it si è svolto qualche settimana fa persino un forum di discussione sul "sesso di Calderoli", in cui in parecchi hanno fatto notare che il problema è a monte: mettere in dubbio la provata eterosessualità del ministro non è per niente semplice, perché prima bisognerebbe trovare qualcuno concretamente disposto a sacrificarsi. Nessun volontario finora si è fatto avanti. Almeno tra i gay "sfacciati".
Gianni Rossi Barilli

Gianni Rossi Barilli

Gianni Rossi Barilli, nato a Milano nel 1963, giornalista, partecipa da vent’anni alle iniziative del movimento omosessuale, come militante, scrivendo, discutendo e anche litigando. Ha lavorato a “il manifesto” dal 1986 al 1996. Per Feltrinelli ha pubblicato Il movimento gay in Italia (1999) e ha curato, con Paola Mieli, Elementi di critica omosessuale (2002) di Mario Mieli.

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