Scrivere è un ottimo sfogo. Aiuta a sopportare lo schifo che ci circonda inventando vendette contro la realtà. Si scrive per riparare ai torti della vita, si scrive perché non si può farne a meno, perché ci scappa, perché abbiamo bisogno di "sacar el diablo pa' fuera", secondo un detto messicano, cioè sputare il rospo, liberarsi dei demoni o dei tarli. Si scrive anche per amore, che è poi sempre uno sfogo. Ma guai a credere che o la va o la spacca, che questa sarà l'unica occasione della vita, che il talento o si vede subito o niente. Non so neppure se il talento esista. A cercare nella memoria, trovo ben pochi autori che abbiano esordito con un capolavoro, e comunque non sappiamo quanti fogli abbiano gettato nel cestino prima di quell'esordio felice. Scrivere è pratica artigianale, simile a quella del fabbro, dell'intagliatore del legno, o del semplice falegname, che non pretendeva da apprendista di fare un mobile rococò perfetto in ogni ghirigoro. E poi, scrivere è soprattutto buttare via molto di ciò che si scrive, tanta segatura e tanti riccioli inutili, consapevoli che ci saranno altre occasioni per dire il "resto". Scrivere per pubblicare, prima di aver pubblicato, è una trappola: si rischia di pensare troppo a chi legge e poco a cosa si sta raccontando. Ecco, raccontare: da raccontatore di storie, mi interessa poco chi e come e quando entrerà tra gli immortali della Letteratura, con la maiuscola, preferisco - da lettore, innanzi tutto - le storie minuscole della vita vissuta, anche perché è difficile scrivere prima di aver vissuto, prima di avere qualcosa di intenso e appassionato da dire agli altri. E scrivere è resistere, come diceva Guimaraes Rosa, e lo è ancor più agli esordi: resistere ai rifiuti, resistere all'indifferenza, con ostinazione, cocciutaggine, e soprattutto continuando a scrivere come se fosse una ginnastica, un mestiere di artigiano da imparare giorno dopo giorno, appunto. L'unica arrendevolezza, è consigliabile quando qualcuno ci legge e chiede troppo spesso spiegazioni: significa che non siamo stati capaci di arrivare dritti alla meta, cioè ricreare nella mente del lettore le stesse immagini che vedevamo noi scrivendo. E allora... pazienza, si continua a scrivere e riscrivere. Perché è un po' come per la musica: l'1 per cento è ispirazione, il 99 per cento è traspirazione. Ma scrivere non è una fatica, non è un "lavoro", scrivere è un piacere, e se si suda un po', be'... alcune tra le attività più gradevoli della vita fanno sudare, no?
Pino Cacucci

Pino Cacucci

Pino Cacucci (1955) ha pubblicato Outland rock (Transeuropa, 1988, premio MystFest; Feltrinelli, 2007), Puerto Escondido (Interno Giallo, 1990, poi Mondadori e infine Feltrinelli, 2015) da cui Gabriele Salvatores ha tratto il film omonimo, la biografia di Tina Modotti Tina (Interno Giallo, 1991; Feltrinelli, 2005), San Isidro Futból (Granata Press, 1991; Feltrinelli, 1996) da cui Alessandro Cappelletti ha tratto il film Viva San Isidro con Diego Abatantuono, La polvere del Messico (Mondadori, 1992; Feltrinelli, 1996, 2004), Punti di fuga (Mondadori, 1992; Feltrinelli, 2000), Forfora (Granata Press, 1993), poi ampliato in Forfora e altre sventure (Feltrinelli, 1997), In ogni caso nessun rimorso (Longanesi, 1994; Feltrinelli, 2001), La giustizia siamo noi (con Otto Gabos; Rizzoli, 2010). Con Feltrinelli ha pubblicato inoltre: Camminando. Incontri di un viandante (1996, premio Terra – Città di Palermo), Demasiado corazón (1999, premio Giorgio Scerbanenco del Noir in Festival di Courmayeur), Ribelli! (2001, premio speciale della giuria Fiesole Narrativa), Gracias México (2001), Mastruzzi indaga (2002), Oltretorrente (2003, finalista premio letterario nazionale Paolo Volponi), Nahui (2005), Un po’ per amore, un po’ per rabbia (2008, uscito nell’Universale economica in due volumi dal titolo Vagabondaggi, 2012, e La memoria non m’inganna, 2013), Le balene lo sanno. Viaggio nella California messicana (2009, premio Emilio Salgari 2010), ¡Viva la vida! (2010; "Audiolibri Emons-Feltrinelli", 2011), Nessuno può portarti un fiore (2012, premio Chiara), Mahahual (2014), Quelli del San Patricio (2015), Mujeres (2018; con Stefano Delli Veneri nella collana Feltrinelli Comics) e, nella collana digitale Zoom, Tijuanaland (2012), Colluttorius (2012) e Campeche (2013). Per Feltrinelli ha curato anche Latinoamericana di Ernesto Che Guevara e Alberto Granado (1993) e Io, Marcos. Il nuovo Zapata racconta (1995). Ha tradotto in Italia numerosi autori spagnoli e latinoamericani, tra cui Claudia Piñeiro, Enrique Vila-Matas, Ricardo Piglia, David Trueba, Gabriel Trujillo Muñoz, Manuel Rivas, Carmen Boullosa, Maruja Torres, Carlos Franz, Manuel Vicent.
 

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