È morta a 28 anni mentre cercava di portare aiuto alle vittime della guerra. Americana, di lontane origini polacche, criticava la politica del suo governo in Iraq. Tanto che sin dal suo arrivo a Bagdad, già nella seconda metà dell’aprile 2003, si era adoperata per ottenere finanziamenti dal Congresso mirati a pagare gli indennizzi per le vittime civili. Marla Ruzicka è rimasta vittima ieri mattina dell’attentato suicida contro il minibus di linea che collega il centro della capitale con l’aeroporto. Con lei altri due morti, tra cui un cittadino francese di origine ceca, e cinque feriti. Sempre attiva, sempre sorridente. ‟Meglio vivere pericolosamente pensando di aiutare gli altri che sopravvivere da mediocri a New York” , diceva la Ruzicka già nel 2001, durante l’attacco americano in Afghanistan. Si muoveva liberamente tra Tora Bora e Kabul, neppure coprendo troppo i suoi capelli biondi, convinta di essere nel giusto. Una solitaria, testarda, che però già nel 2002 era riuscita ad ottenere dal Congresso Usa circa 2,5 milioni di dollari per aiutare le vittime afghane della guerra. Di recente, aveva creato una sua organizzazione non governativa: la ‟Campaign for Innocent Victims in Conflict”. E cercava un finanziamento di 10 milioni di dollari per curare i bambini rimasti orfani in Iraq. Non ce l’ha fatta a concretizzare il suo sogno. L’attentato di ieri non è certo un fatto isolato. L’approssimarsi dell’annuncio della formazione del nuovo governo iracheno è accompagnato da una netta accelerazione degli atti di terrorismo. Era atteso per ieri ma, a detta del neopremier, lo sciita Ibrahim al Jaafari, ‟ci vorrà ancora qualche giorno per la scelta dei ministri”. L’incidente potenzialmente più grave si sta però consumando a Madain, un villaggio misto, sciita e sunnita, a una ventina di chilometri a sud di Bagdad. Qui giovedì scorso un centinaio di guerriglieri sunniti ha attaccato a colpi di bazooka la locale moschea sciita. Secondo i responsabili sciiti, sarebbero poi tornati venerdì prendendo in ostaggio alcune decine di civili sciiti e minacciando di ucciderli se l’intera comunità non avesse abbandonato il villaggio. Ieri sera tre unità speciali della polizia irachena, coperti dalle forze Usa, hanno lanciato un’operazione per liberare gli ostaggi e riportare la calma. Ma la situazione resta confusa. Su un sito web islamico gli estremisti di Al Qaeda dicono che l’intero incidente sarebbe stato ‟inventato di sana pianta dal nuovo governo per reprimere i sunniti”. A loro volta, gli esponenti sciiti si dicono ‟molto preoccupati dal pericolo di una guerra civile”. Americana, nel 2002 aveva ottenuto dal Congresso 2,5 milioni di dollari per le vittime afghane.
Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi (Milano, 1957), giornalista, segue dagli anni settanta le vicende mediorientali. Dal 1984 collaboratore e corrispondente da Gerusalemme del “Corriere della Sera”, a partire dal 1991 ha avuto modo di andare più volte in Iraq. Da allora ha seguito le maggiori vicende della regione, allargata poi all’Afghanistan, India e Pakistan. Ha scritto Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (1881-1920) (Giuntina, 1985), Dai nostri inviati (Rizzoli, 2008) e, con Feltrinelli, Bagdad Café. Interni di una guerra (2003).

Vai alla scheda >>

Torna alle altre news >>