Sono contento che Massimo Cacciari sia stato eletto sindaco di Venezia. Le sue doti intellettuali sono note: ma altrettanto significative, sono - io credo - le sue capacità di organizzazione e di governo. Non a caso, in una competizione tanto più difficile proprio perché ‟fratricida”, la maggioranza degli elettori lo ha voluto sindaco per la terza volta. Cosa tutt'altro che scontata. Ora mi auguro che si creino le condizioni perché l'altro candidato del centrosinistra, Felice Casson, possa collaborare nella maniera più proficua - e, soprattutto, diretta: ovvero con responsabilità importanti - nell'amministrazione della città. Le premesse sembrano, al presente, tutte negative; il clima all'interno del centrosinistra è particolarmente aggressivo. E, tuttavia, per come conosco Cacciari (e lo conosco piuttosto bene), sono convinto che il nuovo sindaco si adopererà perché si raggiunga un'intesa. È auspicabile che altrettanto facciano il candidato sconfitto e i partiti che lo hanno sostenuto: è questa la sola strada che può consentire alla frattura creatasi in campagna elettorale di risanarsi; e che può tradurre l'articolazione (quella che, un po' retoricamente, si chiama ‟ricchezza”) delle offerte politiche di centrosinistra in un più intelligente governo della città. Se questa ipotesi, ardua ma non impossibile, si realizzasse, si potrebbe aprire un capitolo nuovo e assai interessante. Ma perché tutto ciò vada a buon fine, è necessario fare nostra la saggezza della Chiesa cattolica e ricordare che, a volte, ex malo bonum (dal male può derivare un qualche beneficio). Si faccia, dunque, ora - ora che si è vinto, ora che si può tirare un po' il fiato e si può decidere con calma e senza urgenze elettorali (fino a prova contraria) - ciò che non si è fatto due mesi fa (all'atto delle candidature): e, tanto meno, negli anni precedenti. Si approvi, dunque, una legge (se il parlamento sarà in grado di farlo) o si adotti una regola incondizionatamente vincolante per il centrosinistra, che preveda un congruo intervallo di tempo - per esempio, tre anni - tra le dimissioni dal ruolo di magistrato e la partecipazione alla competizione elettorale nel proprio territorio: più precisamente, per quanto riguarda le elezioni amministrative, nel circondario del Tribunale e, per quanto riguarda le politiche, nella circoscrizione della Corte d'Appello. Al di fuori di questi confini territoriali, non è indispensabile indicare limiti: perché è nel rapporto diretto col proprio territorio, prima da magistrato e, poi, da amministratore o da parlamentare, che può manifestarsi un conflitto di interessi. Ovvero il rischio di trasferire e utilizzare poteri, risorse e informazioni - acquisiti durante l'attività di magistrato - nella sfera delle funzioni pubblico-politiche. Il magistrato che si trova a condurre una campagna elettorale e, successivamente, un'attività pubblica, appena all'indomani (in termini proprio di giorni e di ore) della conclusione dell'attività di giudice o inquirente, gode di un vantaggio particolarmente robusto nei confronti degli altri competitori, alleati o avversari. Nessuno si è mai sognato di denunciare, e nemmeno di temere, un uso improprio di tale opportunità da parte di un magistrato correttissimo come Felice Casson: ma questo (l'onestà individuale dell'uno o dell'altro magistrato che sceglie la politica), lungi dal risolvere il problema, lo evidenzia ancora di più: non si tratta, infatti, di affidarsi alla probità del singolo, ma di dotarsi di regole chiare e di vincoli precisi. E questo va proprio a vantaggio dell'immagine e dell'onore di magistrati come Casson: la loro attività (particolarmente coraggiosa e intelligente nel caso del pm veneziano) viene ancor più valorizzata dal fatto di evidenziare la sua autonomia, anche in termini di distanza di tempo e di spazio, dalla politica attiva, prima di intraprendere quest'ultima.
Luigi Manconi

Luigi Manconi

Luigi Manconi insegna Sociologia dei fenomeni politici presso l’Università IULM di Milano. È parlamentare e presidente della Commissione per la tutela dei diritti umani del Senato. Tra i suoi libri recenti: Corpo e anima (Minimum fax 2016), La pena e i diritti (con G. Torrente; Carocci, 2015), Abolire il carcere (con S. Anastasia, V. Calderone, F. Resta, Chiarelettere 2015), Accogliamoli tutti (con V. Brinis; Il Saggiatore 2013), La musica è leggera (Il Saggiatore, 2012), Non sono razzista ma. La xenofobia degli italiani e gli imprenditori politici della paura (con Federica Resta; Feltrinelli, 2017). Nel 2001 ha fondato l’associazione A buon diritto.

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