La notizie viene dal Pakistan, ma ci arriva attraverso Slow Food e la sua rete internazionale Terra Madre. Si tratta dell'arresto di Mohammad Ali Shah, presidente del Pakistan Fisherfolk Forum (Forum pakistano dei pescatori): insieme a quattro colleghi, Shah è stato arrestato il 16 maggio mentre guidava una manifestazione pacifica davanti al Dipartimento alla pesca del Sindh, nella città di Hyderabad - una manifestazione assolutamente pacifica, come si legge sui resoconti della stampa pakistana. L'arresto è avvenuto su ordini ‟dall’alto”, si legge nel resoconto del quotidiano in lingua inglese ‟Dawn”, ma la motivazione formale - aver causato il blocco della circolazione stradale - non spiega perché quel giorno circa 2.500 pescatori si affollavano davanti al Dipartimento alla pesca: il fatto è che proprio quel giorno il governo del Sindh, grande provincia meridionale del Pakistan che comprende Karachi, aveva aperto l'asta per le concessioni nei migliori siti per la pesca, marina e d'acqua dolce. In altre parole: laghi interni, fiumi e lunghi tratti di costa marina del demanio pubblico sono stati divisi in zone, e quel giorno nel Dipartimento alla Pesca gli imprenditori interessati stavano corteggiando politici e amministratori per aggiudicarsi le concessioni migliori. Il sistema delle concessioni ovviamente esclude i piccoli pescatori, che vedranno recintare e diventare off-limits le zone dove usano buttare le reti. Nei giorni successivi all'arresto, il Pakistan Fisherfolk Forum ha moltiplicato i sit-in e le dimostrazioni per chiedere la scarcerazione dei propri dirigenti e per continuare a protestare contro le concessioni di pesca - la stampa in inglese ne ha dato notizie, e altre notizie sono sul sito del Forum (www.pff.org.pk). Dicono che non si contenteranno di un rinvio dell'asta per le concessioni: vogliono che il sistema sia revocato, e che si torni al sistema delle licenze - ogni pescatore ha la sua individuale licenza che gli permette di compiere il suo lavoro e sopravvivere. Già, sopravvivere. La pesca è un'industria importante in Pakistan, occupa 300mila persone direttamente e 400mila nell'indotto, ed è diventata negli ultimi anni una voce importante dell'export. La parte del leone è della pesca marina (l'80% del pescato totale) e ovviamente delle aziende medio-grandi. La costa del Sindh, circa 350 chilometri, tra il confine con l'India e la metropoli di Karachi, è la parte più sviluppata, con il maggior numero di aziende e di insediamenti di pescatori - di recente ci sono state tensioni per le concessioni date a grandi flotte straniere di pescherecci d'altura che ‟spazzano” le acque territoriali pakistane. Anche la pesca interna però è importante, in laghi interni come quelli di Manchar e Kinjhar, nell'Indo e nei suoi bracci laterali: e qui prevale la piccola pesca artigianale, barche di piccole dimensioni. Ma è una sopravvivenza difficile. Negli anni scorsi il Forum dei pescatori pakistani aveva ingaggiato una battaglia contro il corpo dei Ranger (i reparti di frontiera dell'esercito pakistano), nella zona del Thar confinante con l'India: dagli anni `70 ormai i Thar Ranger occupavano alcune zone costiere e di piccoli laghi, così che i pescatori portevano lavorare solo su concessione dei militari e con l'obbligo di vendere il loro pescato all'esercito (attraverso i fornitori ufficiali): a prezzi da svendita, si lamentavano. Negli ultimi anni poi i Ranger avevano esteso le zone occupate. Finché il Forum dei pescatori, sostenuto da Action Aid Pakistan, ha lanciato una campagna contro l'occupazione militare (che si è rivelata illegittima), e per una volta hanno vinto la loro battaglia.
Resta una vita modesta, la pesca artigianale, ma è la sopravvivenza e la coesione di intere comunità - e anche un freno allo sfruttamento eccessivo rappresentato dalle grandi flotte: l'esaurimenti di mari e fiumi è oggi un pericolo incombente anche sul Pakistan. Mohammad Ali Shah era stato ospite della rassegna Terra Madre, a Torino nell'autunno scorso, e Slow Food ha lanciato una mobilitazione: chiede di mandare e-mail all'indirizzo fisherfolk@cyber.net.pk, con una sola frase nel soggetto: ‟Freedom for Mohammad Ali Shah”.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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