Anche se quest'anno il gay pride di Milano è un appuntamento nazionale, la musica non cambia: il comune non concederà il patrocinio alla manifestazione indetta per il 4 giugno prossimo. Lo ha deciso ieri la giunta, respingendo con un voto a maggioranza (10 contro 4) la richiesta di concessione del patrocinio presentata dall'assessore ai servizi sociali Tiziana Maiolo e condivisa da altri tre colleghi (Simini, Gallera e Goggi). Il sindaco Albertini non ha partecipato alla riunione di giunta, ma il suo vice De Corato ha precisato che il primo cittadino era dello stesso parere della maggioranza dei suoi assessori. Il che non stupisce, date le passate esternazioni di Albertini contro il gay pride. La giunta milanese, cercando di mascherare almeno un po' il suo bigotto provincialismo, ha comunque stabilito che in un secondo momento saranno esaminate le numerose iniziative collaterali al gay pride, che si svolgeranno lungo un arco di tre settimane, e deciderà caso per caso se concedere o meno patrocini ‟mirati”. Questa decisione, definita di mediazione, è stata sufficiente ad accontentare alcuni degli assessori dissenzienti. Il responsabile del decentramento Giullio Gallera ha dichiarato per esempio che l'eventualità di un futuro supporto a singole iniziative culturali legate al gay pride basta a dimostrare che ‟la giunta si è comportata in maniera liberale e moderna”, mentre il collega all'educazione Bruno Simini ha sottolineato che in giunta non c'è stata poi grande distanza di pareri sull'argomento, anche se la maggioranza degli assessori ha detto no al patrocinio ‟per gli eccessi e gli effetti folkloristici che il corteo porta con sé”. ‟Siamo sempre stati ospitali verso i gay - ha affermato il vicesindaco De Corato con notevole faccia tosta - ma non diamo il patrocinio per una manifestazione che è ostentazione e eccesso di folklore”. Si noti bene che il comune di Milano non ha avuto la minima difficoltà a patrocinare iniziative di alto profilo e per nulla folkloristiche come l'elezione di miss Padania. Le dichiarazioni più sconcertanti per il concentrato di spocchia e ignoranza che mettono in luce sono in ogni caso quelle del filosofo Stefano Zecchi, assessore alla cultura. ‟La richiesta del patrocinio - ha dichiarato - metteva insieme una cosa legittima, come l'allargamento dei diritti civili a una minoranza sessuale, con una manifestazione che nulla ha a che fare con tali diritti”. La manifestazione, rincara Zecchi, ‟è eccessiva e non è neanche funzionale alle esigenze dei gay”. È proprio il caso di parlare di miserie della filosofia, se solo si pensa che il gay pride di Milano, quest'anno come i precedenti, è proprio incentrato sulla rivendicazione di maggiori diritti (e in particolare sulla richiesta di una legge che riconosca le coppie dello stesso sesso). Il professor Zecchi dimostra inoltre di ignorare che proprio al tema dei diritti è legato il gay pride in tutto il mondo. Milano d'altra parte non è New York né Berlino o Parigi o Sydney, dove il patrocinio al gay pride non suscita il minimo problema e Zecchi non sarebbe assessore alla cultura.
Gianni Rossi Barilli

Gianni Rossi Barilli

Gianni Rossi Barilli, nato a Milano nel 1963, giornalista, partecipa da vent’anni alle iniziative del movimento omosessuale, come militante, scrivendo, discutendo e anche litigando. Ha lavorato a “il manifesto” dal 1986 al 1996. Per Feltrinelli ha pubblicato Il movimento gay in Italia (1999) e ha curato, con Paola Mieli, Elementi di critica omosessuale (2002) di Mario Mieli.

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