È serio Paolo Bonolis. Si parlava del referendum sulla fecondazione assistita e ieri pomeriggio il ‟mattatore dei pacchi” ha messo da parte la sua verve per chiedere lumi in un’intervista pubblica a un luminare che si chiama Umberto Veronesi. L’incontro l’ha organizzato Il Riformista e Daniele Capezzone, segretario dei Radicali, si è seduto in prima fila, (lì nel mezzo della Galleria Alberto Sordi che è nel cuore di Roma), fresco come se arrivasse da un pranzo conviviale e non già da una maratona che da giorni e giorni non lo fa star fermo un momento. È compreso Paolo Bonolis. Si parla di figli che non potranno nascere, di ricerca, di embrioni congelati che, alla fine, se non verrà cambiata la legge 40, saranno destinati alla spazzatura invece che a dare speranza a malati che di speranze ne hanno davvero ben poche. ‟Andare a votare è semplicemente un dovere e mi stravolge l’idea di uomini politici che invitano all’astensione” dice Veronesi, già ministro della Sanità, padre di sei figli, primario e luminare indiscusso in un campo che si chiama cura dei tumori. Veronesi parla proprio dei tumori per spiegare perché è importante andare a votare i referendum e votare quattro sì. Dice, infatti: ‟Le terapie anti tumore rendono infertili le donne che devono farle. Prima era possibile per loro farsi fecondare in provetta prima di arrivare a fare la forte terapia: dopo la legge 40 non più”. È interessato Paolo Bonolis. Non c’è verve, ma nemmeno ironia nelle domande della sua lunga intervista e alla fine sarà lui stesso a sbilanciarsi senza remore ai microfoni dei tanti cronisti: ‟Sono cattolico sì, ma andrò a votare e voterò quattro sì. Credo che l’uomo, nella sua limitatezza, debba avere il diritto di poter scegliere e scegliere garantito dalla legge”. Voterà quattro sì il cattolico Bonolis, a dispetto delle indicazioni della Chiesa? ‟La Chiesa è fatta di uomini e anche loro, come tutti gli uomini, sono esseri limitati. Io sono cattolico perché ho un mio rapporto di trascendenza con Dio. E in questo caso credo che siamo davanti a un tema troppo importante”. Bonolis trova spazio per una battuta appena: ‟In realtà io credo che Dio non se ne avrà male se un cattolico vota sì: se se ne avesse a male per le stupidaggini degli uomini non sarebbe Dio...”.
Alessandra Arachi

Alessandra Arachi

Alessandra Arachi, nata a Roma nel 1964, giornalista al “Corriere della Sera”, con Feltrinelli ha pubblicato: Briciole. Storia di un’anoressia (1994), da cui è stato tratto l’omonimo film per tv con la regia di Ilaria Cirino (2004), Leoncavallo blues (1995), Unico indizio: la normalità. L’Italia a sud dell’Italia (1997), Coriandoli nel deserto (2012). Ha pubblicato inoltre Non più briciole (Longanesi 2015), Lunatica. Storia di una mente bipolare (Rizzoli, 2006) e il romanzo E se incontrassi un uomo perbene? (Sonzogno, 2007).

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