La cessione di Wind, la società telefonica dell' Enel, all' egiziano Neguib Sawiris potrebbe far riflettere su come lo Stato fa l' azionista e poi privatizza. I numeri sono eloquenti. Dopo una lunga trattativa condotta dall' amministratore delegato Paolo Scaroni e dal presidente Piero Gnudi, premiati rispettivamente con 500 mila e 200 mila euro dal consiglio di amministrazione dell' Enel, Wind viene ceduta a una newco, una nuova società controllata al 74% dalla Weather Investments di Sawiris. Tramite passaggi a dir poco barocchi, il colosso elettrico di Stato incassa 3 miliardi di euro, scarica 7,1 miliardi di debiti della società telefonica e riceve il 26% della newco proprietaria di Wind. Questa partecipazione è valutata 1.960 milioni. Il debito consolidato dell' Enel cala così di 12,1 miliardi. Bene. Anche perché Telecom nel fisso e H3G nel mobile stavano frenando Wind. Ma quel 26% vale la cifra ufficiale? Dipende da che cosa ha in pancia la newco. Si sa che ha il 50% più un' azione di Orascom, la società telefonica di Sawiris quotata a Londra e al Cairo, ma a quale valore? Rispetto alle ultime quotazioni, Sawiris ha ottenuto un premio del 35%. La quota Orascom, dunque, " vale" 5.070 milioni. Wind, invece, figurerà nella newco per poco meno di 5 miliardi. E' curioso che Enel si accolli parte di un premio per una maggioranza che non ha, ma va detto che, come al calcio mercato, pure Wind è ben considerata. Orascom è stimata 9,5 volte il margine operativo lordo, Wind 8,2 volte. Una differenza che si giustifica con i profitti e i superiori tassi di crescita della compagnia telefonica mediorientale. Ma come non ricordare che negli ultimi 12 mesi le quotazioni di Orascom sono migliorate del 421%, quando la crescita delle compagnie simili sta tra il 10 e il 128%? Accettare un premio del 35% dopo una tale rivalutazione dimostra, dopo tanto scetticismo, una grande fiducia nel progetto egiziano. Ma c' è dell' altro. Il valore netto della newco quale risulta dal prezzo della partecipazione Enel è di 7,5 miliardi. Ciò vuol dire che ai diversi gradini della piramide societaria montata su Wind dal tandem Sawiris Scaroni c' è del debito. Per la precisione ci sono due finanziamenti per un totale di 2 miliardi e 950 milioni. Che poi è la cifra incassata dall' Enel. Di capitale di rischio, Sawiris ha messo non più di mezzo miliardo al vertice della piramide. Il resto lo rimborserà il cash flow di Orascom, un gruppo quasi senza debiti. Tirando le somme dell' avventura telefonica dell' Enel, avviata dal predecessore Franco Tatò, Scaroni ha detto: l' Enel ci ha messo 17 miliardi e ne riporta a casa 12. E' una sintesi dura, for s' anche più del giusto ( qualche risparmio fiscale ci sarà pur stato e qualcosa Orascom la dovrà pur portare). Ma le domande vere sono altre e riguardano soprattutto il governo. Ecco le principali: 1) perché, dopo aver impegnato l' Enel nelle telecomunicazioni portandovi più concorrenza, l' azionista Stato frena sugli investimenti ed esce di scena senza concludere lo start up come se fosse uno speculatore pentito della new economy? 2) perché, se Wind penalizzava tanto il titolo Enel, il governo non ha proceduto alla scissione delle attività telefoniche da quelle elettriche con l' effetto di collocare automaticamente in Borsa Wind? 3) perché all' inizio Sawiris non veniva quasi ricevuto e alla fine l' ha spuntata sempre con lo stesso mezzo miliardo? 4) perché la procedura non è stata sottoposta, com' era accaduto per le Genco, al comitato tecnico delle privatizzazioni? 5) perché, infine, nessun capitalista italiano ha saputo far meglio di Sawiris?
Massimo Mucchetti

Massimo Mucchetti

Massimo Mucchetti (Brescia, 1953) è oggi senatore della Repubblica. Ha lavorato al “Corriere della Sera” dal 2004 al 2013. In precedenza, era stato a “l’Espresso” per diciassette anni. E prima ancora a “Mondo economico”. Gli esordi furono nel quotidiano in cooperativa “Bresciaoggi”, di cui è stato uno degli amministratori. Per Feltrinelli ha pubblicato: Licenziare i padroni? (2003), un’analisi critica di come i principali gruppi privati hanno sprecato la grande occasione degli anni novanta; Il baco del Corriere (2006), storia dell’evoluzione della proprietà del “Corriere della Sera”, dalla fondazione fino allo spionaggio in via Solferino a opera della security di Telecom Italia; Confiteor. Potere, banche e affari. La storia mai raccontata (con Cesare Geronzi; 2012).

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