L´Europa sembrava destinata a troncare prematuramente la carriera di Tony Blair, invece ora è il fattore che gli allunga la vita. Stamane la Gran Bretagna chiederà ufficialmente alla camera dei Comuni ‟un periodo di riflessione”, afferma un portavoce di Downing street, sul doppio ‟no” di Francia e Olanda nel referendum sulla costituzione europea: maniera diplomatica di dire ciò che le indiscrezioni anticipano da giorni, cioè che il Regno Unito sospenderà a tempo indeterminato il progetto di un referendum analogo, previsto per la primavera 2006.
Non volendo assumersi la responsabilità di infliggere alla costituzione europea il colpo definitivo, il ministro degli Esteri Straw auspicherà che venga presa una ‟decisione collettiva” su come procedere, a cominciare dal summit del 16 giugno della Ue. Altri appuntamenti sono all´orizzonte, altri possibili colpi alla credibilità del processo costituzionale: ieri un sondaggio indicava che la maggioranza dei polacchi vuole potersi esprimere in un referendum, anche se l´esito sarebbe così incerto che il governo esita a convocarlo.
A Londra i commentatori concordano che il referendum britannico non si farà più: e con esso si allontana la prospettiva di dimissioni anticipate di Blair. Un mese fa, all´indomani delle elezioni vinte dal New Labour con una pesante erosione di consensi a causa della guerra in Iraq, l´opinione dominante era che il premier sarebbe stato costretto a dimettersi (per far posto al suo ‟delfino” e rivale, il ministro delle finanze Gordon Brown) dopo il referendum sulla costituzione europea, in cui i sondaggi prevedevano un´ampia prevalenza dei «no», dunque un´altra batosta per il prestigio di Blair. Ma adesso, senza referendum all´orizzonte, il primo ministro può puntare a restare al potere fino alla fine del suo terzo mandato o quasi, come voleva, anche perché alla luce della crisi europea ci potrebbe essere più bisogno di lui.
È Peter Mandelson, commissario europeo, ex ministro in patria, tuttora il più fidato consigliere di Blair, a sottolineare che qualcosa è cambiato. Blair, osserva Mandelson in un´intervista televisiva, potrà restare tranquillamente in carica altri ‟due o tre anni” e dedicare il terzo mandato ad ‟aiutare gli altri leader europei a fare i conti con quanto è accaduto”, ovvero con il fallimento del referendum in Francia e Olanda, in sostanza con la mancata ratifica della costituzione europea. Il leader laburista è nelle condizioni ideali per ‟aiutare l´Europa a cambiare direzione, a ricostruire fiducia in se stessa, a dimostrare la sua rilevanza nella vita quotidiana di 400 milioni di persone”, sostiene nell´intervista a Itv.
Perché Blair sarebbe l´uomo giusto per un momento simile?
Perché in pratica deve delicatamente convincere i colleghi continentali a fare in Europa quello che il ‟blairismo” ha fatto in Gran Bretagna, scrive sempre Mandelson in un articolo sull´”Observer” di ieri. Contro il ‟disincanto” verso l´Unione Europea espresso da urne e sondaggi, contro il ‟populismo di destra” che agita lo spauracchio dell´immigrazione e il ‟populismo di sinistra” che agita lo spauracchio della globalizzazione, contro le tentazioni protezionistiche, Mandelson vede una sola via d´uscita: ‟Creare un nuovo consenso sociale a favore delle riforme economiche, come il New Labour ha fatto in Gran Bretagna, fondato su un´idea di giustizia sociale che sia in grado di unificare la maggioranza dell´opinione pubblica”. Consapevole dell´opposizione a simili manifesti in alcuni settori della sinistra, l´ex consigliere di Blair aggiunge: ‟Riforme con un obiettivo che non è quello di americanizzare l´Europa, bensì di rendere sostenibile il nostro modello sociale europeo per generazioni a venire”. Insomma, mentre otto anni fa Tony Blair prometteva di portare la Gran Bretagna in Europa, adesso dovrebbe traghettare l´Europa in Gran Bretagna: e il caso vuole che dal primo luglio, come presidente di turno della Ue, ci sarà proprio lui al timone.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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