Come la trota marmorata o il carpione del Garda, il ranuncolo dei campi o la "camomilla bastarda", anche gli idiomi sono una specie a rischio. Circa tremila, la metà di quelli censiti, sembrano destinati a scomparire entro questo secolo. A dirlo è l´Unesco, nella seconda edizione dell´”Atlante delle lingue del mondo a rischio estinzione”, appena tradotto in italiano dall´associazione Esperanto. E neppure il nostro paese sarebbe al riparo, con le minacce maggiori per lombardo, piemontese, ligure e romagnolo, oltre a vari dialetti sardi. Una previsione, quest´ultima, che non convince Tullio De Mauro: ‟Invito questi ricercatori a venire a Sant´Arcangelo di Romagna e vedere cosa parlano i bambini. Resterebbero sorpresi”. Ma se il decano dei nostri linguisti propone alcune correzioni, resta d´accordo con la sostanza: ‟Il problema è reale e ben vengano studi come questi se ne aumentano la consapevolezza”.
Le lingue, organismi viventi, deperiscono se non "alimentate". Che significa usarle, aggiornarle con l´iniezione di nuove parole e modi di dire. ‟Sono fatte per l´uomo - spiega ancora De Mauro - , vivono, si modificano e possono morire con lui”. Considerazione dalla quale derivano i livelli di pericolo che le riguardano. Da "potenzialmente a rischio" quando i bambini (almeno un terzo) di una comunità non le studiano più, a "morenti", quando a smozzicarle sono rimasti solo pochi anziani. Mentre lo stato di salute precaria in cui verserebbero, oltre ai dialetti già citati, anche il gallurese, il sassarese, logudorese e campidanese in Sardegna e il faetar parlato in provincia di Foggia, viene definito "a rischio: quando i locutori più giovani sono giovani adulti". Tradotto: solo dai trentenni in su ne hanno memoria. L´ultimo stadio prima di "estinta".
Il professor Massimo Vedovelli, durante la presentazione dello studio, vuole evitare allarmismi: ‟L´italiano è la quarta lingua più studiata al mondo e la seconda quanto a ‘visibilità’ internazionale”. C´è da impegnarsi nella manutenzione dei dialetti, ma niente panico. De Mauro fa la sua glossa e sottolinea che bene avrebbero fatto, i ricercatori dell´Unesco, ad utilizzare come base di partenza il monumentale lavoro dei colleghi di Ethnologue, un gruppo fondato dalla texana Barbara Grimes che dal 1951 censisce tutte le lingue del mondo (‟Loro sono arrivati a 7200, ad esempio”). E hanno calcolato che 516 sarebbero quasi estinte, di cui 12 in Europa, mentre l´Atlante ne dà a grave rischio 128 nel Vecchio continente. Divergenze a parte, l´auspicio di difenderle è comune a tutti gli specialisti, sia che si tratti del bretone, del tataro, del Kashubian polacco o del Ludian finlandese ("gravemente a rischio") o del Pite Sàmi o Ter Sàmi svedesi, il livoniano lettone o il Karaim ucraino ("morenti").
”L´unica via è sviluppare il bilinguismo - conclude De Mauro - , proteggere il diritto a parlare nella propria lingua investendo nell´alfabetizzazione primaria”. Constatazione che sembra evidente ma non lo è affatto: ‟Il Fondo monetario internazionale ha minacciato il taglio dei fondi a quei paesi africani che perseverassero nell´insegnare l´idioma locale”. Da noi, per il momento, va assai meglio di così. Si parlano 42 di quelle che gli specialisti chiamano il "continuum di lingue e dialetti", di cui 33 indigene e 9 "immigrate", portate dagli stranieri. Che rimpolpano il mercato delle lingue, oltre che quello del lavoro.
Riccardo Staglianò

Riccardo Staglianò

Riccardo Staglianò (Viareggio, 1968) è redattore della versione elettronica de "la Repubblica". Ha scritto a lungo di nuove tecnologie per il "Corriere della Sera" ed è il cofondatore della rivista online di cultura "Caffè Europa". Già corrispondente da New York per il mensile "Reset", ha insegnato Teoria e tecnica dei nuovi media alla Terza università di Roma. È autore di Capire la Rete (I libri di Reset, 1996), Comunicazione interattiva. La pubblicità al tempo di Internet (Castelvecchi, 1997), Circo Internet. Manuale critico per il nuovo millennio (Feltrinelli, 1997) e Bill Gates. Una biografia non autorizzata (Feltrinelli, 2000).

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