Frank Enrique Martínez poteva essere un altro cadavere anonimo della guerra colombiana. Invece la sua morte diventerà un simbolo per tutto il mondo, per ricordare quanto sia cruenta e spietata questa guerra e quanto poco abbia fatto il presidente Uribe per fermarla. Il diciassettenne Frank, disabile mentale dall’età di tre mesi a causa di una meningite, qualche settimana fa è scomparso dalla sua casa di Valledupar.
All’inizio sua madre non si è preoccupata, era abituata al fatto che il figlio seguisse i camion della nettezza urbana o s’infilasse in qualche festa del quartiere; alla fine qualche vicino lo riportava sempre a casa. A causa della malattia, Frank aveva la mente di un bambino di quattro anni ed era affascinato dai camion e dalla musica. Non era mai andato a scuola e le strade della suo polveroso quartiere l’hanno visto sempre sorridente. Per questo i conoscenti e tutto il paese condividono il dolore e l’indignazione provati da sua madre nel vedere, in un video della polizia, il cadavere di Frank vestito da guerrigliero con un’arma così pesante che non sarebbe mai riuscito a impugnare. Anche se nessuno può riportarlo in vita, ora la gente vuole giustizia e chiede che Frank sia almeno riesumato dalla sua tomba anonima e seppellito con la dignità di chi è vissuto nell’innocenza. Sua madre è molto povera e ha bisogno di cento dollari per tirarlo fuori da quella fossa senza nome, ma è probabile che i suoi vicini abbiano già messo insieme i soldi. Eppure per riabilitare fino in fondo l’onore di Frank e della sua famiglia e non lasciare impunito un crimine così barbaro, servirebbe una volontà di autocritica del governo, una severa indagine nell’esercito e una giustizia efficiente.
Il caso di Frank, per quanto crudele, non è isolato. Si moltiplicano le denunce per la scomparsa di persone innocenti che poi sono ritrovate lontano da casa, uccise in quanto terroristi o criminali. Pur di ostentare progressi nella lotta alla guerriglia, una parte dell’esercito arriva a compiere atti ignobili. Assassinare e vestire da guerrigliero un adolescente con un ritardo mentale è solo un altro atto della nostra macabra guerra. Chi sarà il prossimo? Prima che Astrid, la madre di Frank, riconoscesse il cadavere del figlio, forse i soldati che l’avevano ucciso ‟in un eroico combattimento” avevano ricevuto le congratulazioni dei loro superiori, convinti che quel ragazzo basso e robusto fosse un selvaggio criminale. Ma non sono solo i militari a mettere in atto la guerra, anche i paramilitari e i guerriglieri assassinano persone innocenti. Nella corsa ad accumulare vittorie, non conta niente chi è a morire: la prova è un cadavere armato e con un vestito fasullo.
Non so quanto sia importante quello che succede in Colombia per gli italiani e per il resto dell’Europa; sicuramente seguono di più la guerra in Iraq. Perfino un pittore folcloristico come Botero sfrutta questo interesse per mantenere la sua popolarità, e allora dipinge ciccioni torturati e dice che sono le terribili immagini della guerra in Iraq. Una guerra che, come quella colombiana (della quale pure ha dipinto ciccioni), avrà seguìto in tv, sui giornali e sulle riviste, dalla sua comoda villa in Toscana. L’arte di Botero non fa altro che evidenziare ciò che è evidente. È merda della merda. Non partecipa, non approfondisce, non commuove, non capisce: è solo lo sguardo di un turista sprovveduto. Questi dipinti sono gratuiti, come l’estetica di qualcosa che non dovrebbe avere estetica. Nei musei dovrebbero mettere le riprese e le foto fatte da chi è stato in mezzo a una guerra, non le banalità di Botero.
È strano e anche stupido cercare di capire un’altra cultura e giudicare un paese attraverso gli stereotipi prodotti dall’arte e dai mezzi di comunicazione. Sfortunatamente è inevitabile e tutti ne siamo vittime in un modo o nell’altro. Per i francesi Ingrid Betancourt è il simbolo della guerra colombiana. La sua enorme fotografia è stata appesa a Cannes durante l’ultimo festival del cinema. In Colombia, dove tutti siamo vittime della guerra, nessuno la vede così. Ingrid Betancourt è stata sequestrata, e questo è ingiusto come qualunque altro rapimento, ma lei è lì a causa delle sue ambizioni politiche. La Betancourt non rappresenta la Colombia, ma solo se stessa e i suoi interessi, e comunque speriamo che la liberino insieme alle altre migliaia di persone che si trovano nella sua stessa situazione.
Probabilmente, invece, ai francesi il nome di Frank Enrique Martínez non dice nulla. Lui non aveva mai letto García Márquez né aveva mai sentito parlare di Botero. La sua passione era seguire i camion della nettezza urbana; forse gli piaceva il loro colore o le campanelle con cui invitano la gente a portare fuori la spazzatura. Per molti di voi la Colombia è solo un paese del Sudamerica in cui regnano il narcotraffico e la guerra, la terra natale di García Márquez, di Ingrid Betancourt e di Botero. Ma questo adolescente che non inseguirà mai più i camion rappresenta la nostra guerra più di chiunque altro. Capire questo, anche se è una piccola cosa, è il modo migliore per aiutarci a portare fuori la spazzatura.
Traduzione di Marilisa Santarone
Efraim Medina Reyes

Efraim Medina Reyes

Efraim Medina Reyes è nato nel 1967 a Cartagena e vive tra la Colombia e l’Italia. Nel 1995 ha vinto il Premio nazionale per il racconto con la raccolta Cinema Albero (Fusi orari). Ha diretto tre film e scrive per il teatro. È uno dei tre membri della 7 Torpes Band.
Con Feltrinelli ha pubblicato: C’era una volta l’amore ma ho dovuto ammazzarlo (2002), Tecniche di masturbazione tra Batman e Robin (2004) e La sessualità della Pantera rosa (2006) e Quello che ancora non sai del Pesce Ghiaccio (2013).

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