Le autorità responsabili delle operazioni di voto in Iran hanno ordinato un nuovo conteggio dei voti, nelle elezioni presidenziali più combattute della storia iraniana. Un conteggio parziale, su 40 seggi scelti a caso tra le città di Tehran, Qom, Isfahan e Mashad, per rispondere alle accuse volate negli ultimi tre giorni, dopo l'annuncio del sorprendente risultato del primo turno di voto che ha dato il primo posto Ali Akbar Hashemi Rafsanjani, il ‟pragmatico” ex presidente della repubblica a cavallo tra gli anni `80 e `90, seguito dal sindaco di Tehran Mahmoud Ahmadi-Nejad, esponente della corrente ultraconservatrice dei ‟costruttori dell'Iran islamico” che gode dell'esplicito appoggio della massima autorità della Repubblica islamica, la Guida suprema Ali Khamenei. Una riconta rapida tanto che già ieri sera il Consiglio dei Guardiani ha annunciato di non aver trovato prove di brogli e ha confermato che il ballottaggio tra i due candidati si terrà venerdì prossimo. Certo è che una lotta senza esclusione di colpi è in corso a Tehran. Ieri il procuratore generale di Tehran, il giudice Saeed Mortazavi noto a giornalisti e intellettuali per aver chiuso decine di giornali e arrestato decine di giornalisti, ha bloccato l'uscita di due quotidiani legati al fronte riformista: il motivo è che Eqbal e Aftab Yazd aveva il testo della lettera indirizzata alla Guida Suprema da un altro candidato presidenziale, il terzo escluso Mehdi Karroubi, che sabato era dato in testa e poi è stato a sorpresa superato dal sindaco di Tehran. Karroubi, ex presidente del parlamento, esponente della Società del Clero combattente (la ‟sinistra islamica”) a cui appartiene anche il presidente uscente Khatami, nella lettera a Khamenei accusava di indebite interferenze i corpi paramilitari delle Guardie della rivoluzione e dei Basij (i volontari islamici che hanno combattuto durante la guerra con l'Iraq, negli anni `80, oggi milizia organizzata incaricata di far osservare l'ortodossia islamica). Nella sua lettera Karroubi li accusa di aver fatto campagna illegalmente a favore di un candidato (che non nomina) e chiede alla Guida Suprema di fermare le interferenze. La lettera è pubblica, ma la pubblicazione è costata ai due giornali la chiusura.
Il fronte riformista ora chiama a votare per Rafsanjani. Decisione sofferta, perché molti tra i sostenitori di riforme democratiche vedono nell'ex presidente e attuale capo del Consiglio per il discernimento delle scelte (organismo di giuristi islamici) l'incarnazione di molti dei mali della Repubblica, un grande manovratore nella zona grigia del potere - anche se ora ha adottato il linguaggio della democrazia e della distensione sul piano internazionale. Ma il pericolo di un governo in mano agli ultraconservatori è troppo forte. Un portavoce del candidato riformista battuto Moeen ieri ha dichiarato alla Bbc che il sindaco di Tehran rappresenta ‟una pericolosa forza militarista e anti-democratica”. In un comunicato fatto circolare domenica, il Partito della Partecipazione (principale formazione riformista) e tutte le altre forze che avevano sostenuto Moeen dicono che ‟due fronti si stanno formando nel paese”: ‟uno che si fa largo appoggiandosi su un partito politico militare e vuol vincere a tutti i costi. E uno che è seriamente preoccupato dall'estremismo”. Di estremismo parla anche lo stesso Rafsanjani, in un appello agli elettori pubblicato ieri da molti giornali.
Sul secondo posto a sorpresa di Ahmadi-Nejad resta comunque il sospetto di brogli. Ma dice anche molto sugli strumenti per mobilitare il consenso. Il sindaco di Tehran, ex ufficiale delle Guardie della Rivoluzione, ha condotto una campagna elettorale poco visibile dalle zone bene - pochi manifestini, volantinaggi, nulla dei party elettorali di cui è stato generoso Rafsanjani. Una visita a un ufficio elettorale dei suoi, qualche giorno fa a Tehran, era stata gelida: risposte a monosillabi, ostilità verso la giornalista straniera, nessuna intenzione di spiegare le intenzioni. La mobilitazione per lui è passata altrove, e continua.
In questo quadro agitato è sopraggiunto ieri il video messo in onda da Al Arabiya in cui un gruppo finora sconosciuto, l' Organizzazione dei Soldati di Dio, annuncia il rapimento di un agente segreto iraniano e minaccia di mozzargli la testa se non saranno liberati alcuni suoi membri imprigionati in Iran.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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