Haregi, sono arrivati gli stranieri, schiamazzano alcuni adolescenti nel quartiere di Bisim, vedendoci entrare nel parco dove passano oziosamente le loro giornate. In questo quartiere di Teheran sud un giovane su due è disoccupato. Tre donne sedute sull´erba a guardare dei bambini li rimproverano: ma no, state calmi, la signora è iraniana, dicono indicando la mia interprete. Poi si scusano con noi: ‟non sono ragazzi cattivi. Ma la disoccupazione è una brutta bestia”. Chiedono alla mia interprete in che quartiere abita: a Zafaranieh, a nord. Gli sguardi delle tre donne si rivolgono verso la catena di montagne dell´Alborz, ai cui piedi si stendono i quartieri dove abitano i ricchi. ‟Ah, lì si vive bene” sospirano.
Se la vittoria di Ahmadinejad, il sindaco integralista di Teheran, ha colto molti impreparati a Teheran nord, per queste donne non è stata una sorpresa. Da quando è diventato sindaco nel 2003 Ahmadinejad dà alle coppie che vogliono sposarsi un milione di tuman, 1100 euro. ‟Mio genero lavora come commesso al ministero dei Beni culturali e prende 120 mila tuman (130 euro) al mese: come avrebbe potuto sposarsi senza questo aiuto? Lo stesso vale per mio figlio, che lavora in una ditta di costruzioni con un salario di 150mila tuman”, dice una delle tre donne. Sposarsi, in questi quartieri tradizionalisti, è il solo modo che ragazzi e ragazze hanno di stare insieme.
Qui hanno votato tutti per Ahmadinejad. ‟I princìpi della rivoluzione sono stati traditi” dice un venditore di frutta ‟La rivoluzione era stata fatta in nome dei diseredati, dei mostazafin, ma i poveri sono rimasti poveri mentre i ricchi si sono costruiti bei palazzi di vetro e di acciaio. Ahmadinejad invece, quando il municipio gli ha dato una bella casa l´ha venduta e ha distribuito i soldi nelle zone povere. Io ho votato per lui perché l´imam ha detto: votate per chi fa una campagna elettorale umile, non per chi sperpera milioni”. ‟E´ uno di noi” ripetono tutti, mentre Rafsanjani ‟è ricco e corrotto”. E i riformatori? Khatami non è ricco, non siete contenti che vi abbia dato più libertà? ‟Che me ne faccio delle libertà se devo lavorare 20 ore al giorno per vivere?”è la risposta. Ahmadinejav vincerà al ballottaggio, prevede un vecchio: ‟è un basiji, e i basiji (le milizie volontarie) hanno votato per lui in tutto il paese”.
Tre candidati erano stati via via considerati nell´ultimo anno i prediletti del Leader. Prima Larijani, l´ex capo della tv di Stato, lasciato cadere quando il Leader ha capito quanto sia detestato dalla popolazione. Poi Qalibaf, capo della polizia e ex comandante dei pasdaran, che si è rivelato però un po´ troppo sicuro del proprio potere militare. Alla fine la scelta di Khamenei è caduta su Ahmadinejav, amato dai poveri e dagli ultrà religiosi che sono turbati dalla modernizzazione e dall´abbandono sempre più rapido delle tradizioni. Si sussurra a Teheran che due settimane prima delle elezioni i servizi abbiano avuto un incontro segreto con i capi militari e paramilitari e abbiano dato l´ordine di votare per Ahmadinejav.
Per questo si parla sempre più esplicitamente di ‟complotto militare” e l´ex presidente del Parlamento Mehdi Karroubi, arrivato terzo, ha chiamato in causa i pasdaran e i basiji, accusandoli di aver orchestrato il voto per Ahmadinejav ‟con il sostegno” del Consiglio dei Guardiani, l´organo di controllo dominato dagli ultrà religiosi. Si fa anche il nome dell´orchestratore, l´ex viceministro dei servizi Pour Mohammadi, lo stesso che all´inizio della presidenza Khatami aveva tentato di bloccare il processo di riforme col terrore eliminando scrittori e intellettuali. Sarebbe lui l´uomo al quale Khamenei ha affidato la costruzione di quello ‟stato parallelo” con cui è stato tenuto il scacco il governo Khatami.
Il regime ha prontamente bloccato le proteste, chiudendo due giornali che avevano pubblicato la lettera di Karroubi. Lo stesso Karroubi ha detto che aveva inviato la lettera ai giornali dopo che il Leader aveva respinto le sue proteste iniziali, dicendogli a muso duro che ‟non avrebbe permesso a nessuno di creare una crisi nel Paese”. Karroubi si era quindi dimesso da tutte le sue cariche: ‟Sono pronto ad accettare qualsiasi conseguenza per difendere il diritto del popolo al voto libero”, ha detto.
Per ‟fugare ogni dubbio sulla regolarità del voto” il Consiglio dei Guardiani ha benevolmente ordinato il riconteggio delle schede in 100 urne scelte a caso in quattro grandi città. Ieri sera, com´era prevedibile, ha poi annunciato alla tv che ‟non era stata trovata la minima prova di brogli” e che erano pertanto confermati i risultati che assegnano a Rafsanjani il primo posto e a Ahmadinejad il secondo. Il ballottaggio si terrà come previsto venerdì, diversamente da quanto aveva chiesto Moin, il riformatore arrivato quarto.
I riformatori restano divisi se sostenere o no Rafsanjani al ballottaggio. Molti di loro l´hanno considerato in passato uno dei maggiori responsabili della repressione e del fallimento delle riforme, anche se ora l´ex presidente invita tutti ‟a fare fronte comune contro l´arretratezza”, cioè contro l´integralismo rappresentato da Ahmadinejav. Lo stesso Moin ha detto che non andrà a votare, così come il premio Nobel per la pace Shirin Ebadi. Ma sempre più gruppi riformisti e personalità autorevoli fanno appello agli iraniani perché vadano a votare. La principale organizzazione degli studenti islamici, Tahkim e Vahdat, che al primo turno aveva optato per il boicottaggio, ha invitato gli studenti a votare per Rafsanjani. Lo stesso ha fatto Ezatollah Sahabi, un intellettuale che ha passato 12 anni nelle carceri dello scià e che per le sue critiche al regime è stato arrestato tre anni fa, tenuto per mesi in isolamento e sottoposto ad ogni genere di torture fisiche e psicologiche prima di venir rilasciato, ormai ridotto a uno spettro di se stesso.
Vanna Vannuccini

Vanna Vannuccini

Vanna Vannuccini è inviata de “la Repubblica”, di cui è stata corrispondente dalla Germania negli anni della caduta del Muro. Ha seguito le Guerre balcaniche, lavorato in diversi paesi e, dal 1997, soprattutto in Iran. Nel 1973 era stata una delle fondatrici di “Effe”, il primo giornale femminista italiano. Tra i suoi libri Quarant’anni in faccia (Rizzoli, 1982), Piccolo viaggio nell’anima tedesca (con Francesca Predazzi, 2004; nuova edizione in Ue: 2014), Rosa è il colore della Persia. Il sogno perduto di una democrazia islamica (Feltrinelli, 2006), Al di qua del muro. Berlino 1989 (Feltrinelli, 2010), L’amore a settant’anni (Feltrinelli, 2012) e Suonare il rock a Teheran (con Benedetta Gentile; Feltrinelli Kids, 2014).

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