Se una notte di luna, in Grecia, non avessi seguito un vecchio che voleva indicarmi qualcosa in fondo a una valle, non avrei mai trovato un enorme ulivo di tremila anni, uno più antichi della Terra. Se anni fa, a sud di Belgrado, una processione non m´avesse sbarrato la strada in mezzo alle campagne, non avrei mai scoperto che i serbi, portando in pellegrinaggio le spoglie di un re, stavano risvegliando il loro orgoglio nazionale per incendiare la Jugoslavia. E se, in Turchia, un monaco, chiedendomi di dare un passaggio a un ragazzo, non m´avesse obbligato a una lunga deviazione, non sarei mai arrivato – in un tramonto arancione - in un favoloso altopiano chiamato ‟Monte degli adoratori”, disseminato di santuari antichissimi e dimenticati. Nei viaggi veri nulla rispetta i programmi. Molto di ciò che scopriamo avviene per caso. La Terra ci sfugge, non segue i nostri bioritmi. È proprio per questa sua componente di imprevisto che il viaggio – prima di essere compiuto - ci spaventa, ci riempie d´ansia. Anche in questi tempi di grandi e veloci spostamenti di massa, la partenza per un viaggio resta un momento difficile, perché ci spara nel nulla, ci mette alla prova, è il distacco dal conosciuto, lo spalancarsi dell´incognita. ‟Partire”, non a caso, si diceva ‟Partirsi”, dividersi da se stessi, dai propri affetti. Per questo si dice che partire è anche ‟un po´ morire”. Per metterci al riparo dalle nostre paure leggiamo montagne di libri, ci affidiamo a guide, ci ancoriamo a grandi mete leggendarie, consultiamo carte e orari di aerei, treni e traghetti, vorremmo programmare tutto, ma appena leviamo le ancore, subiamo una spontanea mutazione. Tutto diventa facile. Scopriamo che l´ostacolo non nasce dall´imprevisto – che anzi diventa la condizione della scoperta - ma dal nostro istinto di opporsi ad esso. Ci accorgiamo che costa una fatica tremenda non seguire il vento. Tutto diventa difficile, complicato. A quel punto ci affidiamo agli incontri. E solo allora il viaggio comincia.
Paolo Rumiz

Paolo Rumiz

Paolo Rumiz, triestino, è scrittore e viaggiatore. Con Feltrinelli ha pubblicato La secessione leggera (2001), Tre uomini in bicicletta (con Francesco Altan; 2002), È Oriente (2003), La leggenda dei monti naviganti (2007), Annibale (2008), L’Italia in seconda classe. Con i disegni di Altan e una Premessa del misterioso 740 (2009), La cotogna di Istanbul (2010, nuova edizione 2015; Audiolibri “Emons-Feltrinelli”, 2011), Il bene ostinato (2011), la riedizione di Maschere per un massacro. Quello che non abbiamo voluto sapere della guerra in Jugoslavia (2011), A piedi (2012), Trans Europa Express (2012), Morimondo (2013), Come cavalli che dormono in piedi (2014), Il Ciclope (2015), Appia (con Riccardo Carnovalini; 2016), Il filo infinito. Viaggio alle radici d'Europa (2019), Il veliero sul tetto. Appunti per una clausura ​(2020) e, nella collana digitale Zoom, La Padania (2011), Maledetta Cina (2012), Il cappottone di Antonio Pitacco (2013), Ombre sulla corrente (2014), Gulaschkanone (2017).

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