Nel quartetto di terroristi suicidi, insieme ai tre pakistani di Leeds, c´era un giamaicano. Il ‟quinto uomo” della banda, colui che ha arruolato i quattro nelle fila di al Qaeda e fabbricato le bombe, era probabilmente un egiziano, docente di chimica all´università di Leeds, misteriosamente scomparso prima dell´attentato. E a dare il via, l´ordine di agire, alla cellula di kamikaze, potrebbe essere stato un ‟sesto uomo”, sulla cui identità non è ancora trapelato molto, che sembra essere entrato e uscito dalla Gran Bretagna nei giorni immediatamente precedenti l´attacco contro la capitale. L´indagine, dice Peter Clarke, capo dell´antiterrorismo di Scotland Yard, procede ‟rapidamente”, scoprendo nuove tracce ‟di ora in ora”. La polizia, com´è ovvio, non rivela tutto quello che sa, ma le indiscrezioni completano il quadro.
Scotland Yard ha diffuso la prima immagine di uno dei quattro kamikaze, ripreso nel metrò di Londra, venti minuti prima che scoppiasse la prima bomba, con uno zaino di tipo militare in spalla: pieno di esplosivo, come sappiamo ora. È Hasib Hussain, 18 anni, di origine pakistana, il più giovane del gruppo. Nel fotogramma ha un´espressione seria, forse preoccupata. Quando i quattro si separano sulla pensilina della stazione di King´s Cross, Hussain inspiegabilmente esce dal metrò e finisce sull´autobus numero 30, esploso a Tavistock Square a quasi un´ora di distanza dalla prima bomba. Avrebbe rinunciato a completare la ‟croce di fuoco” che gli attentatori volevano disegnare su Londra, con quattro esplosioni su quattro treni ai quattro punti cardinali della città, perché il treno della linea a lui assegnata era bloccato da un guasto, secondo un´ipotesi accreditata dalla stampa. Vero o falso, la polizia pubblica la foto nella speranza che qualcuno lo abbia visto, notato (cosa non difficile, con quel voluminoso zaino in spalla) e possa raccontare il suo percorso: se era solo, dove è andato, quando è salito sull´autobus. Sul bus, c´erano ottanta passeggeri, le vittime sono state tredici, dunque molti potrebbero farsi avanti e testimoniare.
Un altro sviluppo è l´identificazione del quarto terrorista: Lindsey Germail, nato nell´isola caraibica di Giamaica trentun anni fa, morto il 7 luglio scorso nell´esplosione della bomba che portava in spalla, nel metrò di Londra. E´ sua l´abitazione di Aylesbury, vicino a Oxford, che Scotland Yard ha perquisito mercoledì notte. Il fatto che sia di origine giamaicana apre un´altra pista: si tratta di una comunità di immigrati non solo islamica, meno religiosa e ritenuta meno fondamentalista, rispetto ai pakistani. Ma per quanto le indagini puntino a scoprire ancora molto sui terroristi deceduti nell´attacco, è sui loro mandanti e complici vivi che la polizia ha più fretta di compiere progressi.
Uno di questi, secondo varie fonti, sarebbe Magdi el Nashar, 33 anni, egiziano, dottore in chimica (specialità che ne farebbe il potenziale artificiere della cellula), assistente all´università di Leeds, dove tre settimane fa ha preso in affitto un appartamento da un medico indiano. Al padrone di casa ha detto che aveva bisogno di ‟spostare dei mobili”, senza spiegare il perché.
Qualche giorno dopo lo ha anche avvertito che doveva ospitare per un po´ un amico: il ‟sesto uomo”, sostengono i giornali inglesi chiamandolo ‟mister K.”, che sarebbe entrato di recente in Inghilterra per mare con un traghetto e allo stesso modo ne sarebbe ripartito prima dell´attentato. Anche l´egiziano El Nashar, pochi giorni prima dell´attacco a Londra, si è volatilizzato. Ai conoscenti ha detto che tornava in Egitto per ‟problemi di visto”. Il suo cellulare non suona più. Al Cairo risulta incensurato. Nel suo appartamento di Leeds, il ‟covo” del gruppo, la polizia ha trovato un´ingente quantità di esplosivo: ci aveva riempito fino all´orlo, pare, la vasca da bagno.
‟Tenevamo duecentocinquanta sospetti membri di al Qaeda sotto controllo”, dice Ian Blair, capo di Scotland Yard, ‟ma purtroppo non quei quattro”. Ora Scotland Yard dà la caccia al quinto, al sesto, ad altri eventuali complici. E i londinesi, dopo i due minuti di silenzio, si chiedono con angoscia come reagiranno, la prossima volta che incontrano in metropolitana un giovane dai tratti asiatici con un grosso zaino in spalla.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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