A quattro giorni dall’attentato, gli inquirenti smontano i teoremi cresciuti dopo le prime indiscrezioni. Prima tra tutte quella per cui i terroristi avrebbero potuto essere dei pakistani i cui passaporti erano rimasti in un albergo del Cairo. Ieri mattina i maggiori quotidiani nazionali pubblicavano le foto e le generalità di 5 di loro in prima pagina. Ma dopo poche ore è arrivata la smentita del ministero degli Esteri al Cairo.”I cinque pakistani erano arrivati il 7 luglio nel nostro Paese. Dovevano ripartire entro il 10. Un giorno prima erano spariti. Elemento che aveva attirato i nostri sospetti. Ma ora abbiamo appurato che non hanno alcun legame con l’attentato”, ci ha chiarito ieri anche il colonnello a capo dell’unità investigativa di Sharm el Sheikh. A suo dire, le prime analisi sulla scena degli scoppi condurrebbero invece a una cellula del fondamentalismo islamico egiziano. Ieri pomeriggio le autorità avevano fatto trapelare il nome dell’attentatore kamikaze nella lobby dell’hotel al Ghazala. ‟Dopo l’esame del Dna sui resti del suo cadavere lo abbiamo identificato nella persona di Yussef Badrani, un residente della penisola del Sinai noto per i collegamenti con le cellule fondamentaliste”, hanno specificato. Ma poco dopo è giunta la smentita dal Cairo. Anche l’ipotesi che fosse stato riconosciuto Salah Faleh, uno dei massimi sospetti tra gli autori dell’attentato all’hotel di Taba che l’ottobre scorso causò 34 vittime, appare priva di fondamento. Ma gli inquirenti sono decisi a perseguire la pista del terrorismo ‟made in Egypt”, forse tra le cellule locali della Jihad islamica. Potrebbe anche esservi una correlazione diretta tra l’attentato a Taba e quello di sabato: sembra che il tipo di esplosivo fosse lo stesso nei due casi. ‟Siamo praticamente certi che i terroristi siano tutti egiziani. La bomba è stata preparata altrove, quindi fatta viaggiare per le piste nel deserto. Ecco perché nelle ultime ore ci siamo concentrati nell’interrogare i beduini residenti tra le montagne”, specifica il colonnello. Una conferma diretta alle decine di fermi effettuati dalla polizia nelle ultime ore, specie tra i beduini. I media locali riportano oltre 100 arrestati. Ma le autorità non commentano. E comunque smentiscono le voci di scontri a fuoco durante le perquisizioni nei villaggi beduini. Attenzione si presta anche alle rivendicazioni via web. Un gruppo sconosciuto che si definisce ‟La Tawhid (unità) Egiziana” afferma di avere attaccato ‟i crociati” a Sharm per ordine di Osama Bin Laden e del suo numero due egiziano, Ayman al-Zawahiri, per dare sostegno ‟ai nostri fratelli in Iraq e Afghanistan”.
Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi (Milano, 1957), giornalista, segue dagli anni settanta le vicende mediorientali. Dal 1984 collaboratore e corrispondente da Gerusalemme del “Corriere della Sera”, a partire dal 1991 ha avuto modo di andare più volte in Iraq. Da allora ha seguito le maggiori vicende della regione, allargata poi all’Afghanistan, India e Pakistan. Ha scritto Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (1881-1920) (Giuntina, 1985), Dai nostri inviati (Rizzoli, 2008) e, con Feltrinelli, Bagdad Café. Interni di una guerra (2003).

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