Era un calzolaio alla moda, Cerdone. Aveva una bella bottega, frequentata da signore eleganti. Nei suoi armadi erano custodite «scarpe di Sicione o di Ambracia, gialle, unite, verdi, scarpe senza tacco, pianelle, pantofole, scarpe ioniche, scarpe alte, aperte, rosse, sandali, scarpe argive, scarpe da giovanetto, scarpe da passeggio...». L’elenco si trova ne Il calzolaio di Eronda (III secolo a.C): in età ellenistica, dunque, sia in Grecia che a Roma, le calzature avevano da tempo superato la funzione originaria di difendere i piedi dalle pietre, dal fango e dagli insetti. Per far questo, anticamente, ci si limitava a sagomare un pezzo di cuoio, assicurandolo al piede con strisce anch’esse di cuoio. Le variazioni erano venute con il tempo: diverso il numero dei lacci, il punto di attacco alla suola, l’intreccio, il tipo di pelle, più avanti del tessuto, il colore... Naturalmente, a determinate il tipo di scarpa non era solo il gusto del cliente o dell’artigiano: erano la condizione sociale di chi le portava e il luogo nel quale venivano usate. Le scarpe da strada erano diverse da quella da casa, sempre - beninteso - che in casa si usassero le scarpe: sino all’età classica, infatti, ad Atene in casa si stava scalzi. Le scarpe che si usavano per uscire, in Grecia erano le krepides (usate da uomini e donne, in questo caso ingentilite dalla morbidezza della pelle e dal colore). Quelle con tomaia completamente chiusa, che potevano salire a stivaletto sino al polpaccio si chiamavano embades (anch’esse unisex). L’endromis, invece, che arrivava a mezza gamba, era solo maschile, ed essendo in cuoio, e dunque assai dura, veniva calzata su fasce di lana, alle quali si ricorreva anche con altre scarpe, per difendersi dal freddo. A Roma, in casa si usavano i sandali ( soleae), e per la strada i calcei; se si apparteneva alle classi più basse il pero, meno costoso e più solido, o la caliga, usata anche dai militari, dalla suola pesante e chiodata.
Eva Cantarella

Eva Cantarella

Eva Cantarella ha insegnato Diritto romano e Diritto greco all’Università di Milano ed è global visiting professor alla New York University Law School. Tra le sue opere ricordiamo: Norma e sanzione in Omero. Contributo alla protostoria del diritto greco (Milano, 1979), Secondo natura. La bisessualità nel mondo antico (Milano, 1987; 2006; In Ue Feltrinelli, con nuova prefazione dell'autrice, 2016), Il ritorno della vendetta. Pena di morte: giustizia o assassinio? (Milano, 2007), I comandamenti. Non commettere adulterio (con Paolo Ricca; Bologna, 2010), “Sopporta, cuore...”. La scelta di Ulisse (Roma-Bari, 2010). Per Feltrinelli ha pubblicato Passato prossimo. Donne romane da Tacita a Sulpicia (1996), Itaca. Eroi, donne, potere tra vendetta e diritto (2002, premi Bagutta e Forte Village), L’amore è un dio. Il sesso e la polis (2007, premio Città di Padova per la saggistica; “Audiolibri-Emons Feltrinelli”, 2011), Dammi mille baci. Veri uomini e vere donne nell’antica Roma (2009), L’ambiguo malanno. Condizione e immagine della donna nell’antichità greca e romana (2010), Pompei è viva (con Luciana Jacobelli; 2013), Perfino Catone scriveva ricette. I greci, i romani e noi (2014), Non sei più mio padre. Il conflitto tra genitori e figli nel mondo antico (2015), L'importante è vincere. Da Olimpia a Rio de Janeiro (con Ettore Miraglia; 2016), Come uccidere il padre. Genitori e figli da Roma a oggi (2017), l’edizione rivista de I supplizi capitali (2018), Gli inganni di Pandora. L'origine delle discriminazioni di genere nella Grecia antica (2019) e ha tradotto Le canzoni di Bilitis (2010) di Pierre Louÿs. Nella collana digitale Zoom è uscito L’aspide di Cleopatra (2012). Per Gli amori degli altri. Tra cielo e terra, da Zeus a Cesare (La Nave di Teseo, 2018) e per la sua opera in generale, ha ricevuto recentemente il premio Hemingway e il premio Pescasseroli.

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