Gruppi di manifestanti inferociti hanno marciato ieri dalla township di Bontleng, nella città sudafricana di Delmas, fino agli uffici del municipio nel centro cittadino. ‟Hanno acceso falò agli incroci della township, e sulle strade sono rimaste pietre e lastre di cemento dopo occasionali scontri con la polizia”, si legge sul notiziario on-line di ‟Citizen”, un settimanale di Johannesburg. Gli abitanti di Bontleng protestano per l'epidemia di febbre tifoidea scoppiata nelle ultime tre settimane nella loro township - così si chiamano le borgate dove la popolazione nera era confinata per legge durante il regime di apartheid: anche ora vi abitano solo neri, ma confinati dalla povertà. ‟Durante la protesta al municipio, gli abitanti hanno espresso tutta la loro rabbia per come è stata trattata l'epidemia. Si sono anche sentiti insultati dai resoconti secondo cui a causare l'epidemia è il fatto che loro non si lavano le mani”.
Notizia terribile, l'epidemia di tifo nella cittadina di Delmas, nella provincia orientale di Mpumalanga (una volta chiamata Transvaal). Primo, perché il contagio progredisce a grande velocità: dal 22 agosto si contano ormai 550 casi di tifo confermato, quattro persone ne sono morte, e ci sono circa 3.000 persone con diarrea e altri sintomi che potrebbero risultare tifo - e il trend non sembra diminuire, al contrario. La febbre tifoidea è un'infezione grave, causata da un patogeno chiamato Salmonella typhi; si diffonde per via fecale-orale, cioè quando l'acqua potabile (o il cibo) sono contaminati dagli escrementi - proprio come il colera e altre malattie intestinali. Insomma, è una malattia che si diffonde quando mancano igiene pubblica e servizi sanitari, fognature, acqua potabile sicura. Ed è per questo che sono su tutte le furie gli abitanti di Bontleng, la borgata dove si è manifestata la malattia prima di diffondersi ad altre zone della città: protestano perché 11 anni dopo la fine del regime di apartheid, la nazione più ricca dell'Africa non è ancora riuscita a dare fognature e acqua potabile alle sue township. Gli ufficiali sanitari dicono che stanno indagando per individuare l'origine dell'epidemia, ma in via ufficiosa parlano di acqua contaminata dagli scarichi umani - e suona come un'ovvietà. In diverse zone di Bontleng, in mancanza di acqua corrente e fognature, si usa ancora il sistema dei secchi: secchi di escrementi umani vengono caricati sui camion ogni mattina per andarli a scaricare altrove; nella zona dove sono state scavate latrine, queste percolano direttamente nella falda acquifera. Ieri, riferisce Citizen, il direttore generale del Ministero della sanità, insieme a una delegazione del Consiglio sudafricano delle chiese, ha compiuto un sopralluogo a Delmas, parlato con le autorità ospedaliere, appreso che 900 famiglie usano il sistema del secchio per le abluzioni quotidiane - più o meno nello stesso momento la polizia sparava lacrimogeni per impedire ai manifestanti di raggiungere il municipio...
Ora le autorità stanno mandando nella borgata camion cisterna d'acqua (‟super-clorata per prevenire altre infezioni”, avvertono), carichi d'acqua in bottiglia e nuove forniture di secchi: troppo poco e troppo tardi per evitare l'epidemia e per calmare la rabbia degli abitanti. I nervi sono scoperti, nei mesi scorsi altre proteste violente erano scoppiate nelle township di Delmas, proteste per la casa o per l'acqua - né del resto solo a Delmas: tutte le borgate sudafricane scoppiano e si moltiplicano le proteste per gli alloggi, i servizi pubblici, l'acqua o l'elettricità. Tutto questo mentre si avvicinano le elezioni municipali, cioè un ‟esame” per gli amministratori locali (quasi tutti del Anc, l'African National Congress che ha rappresentato la lotta antiapartheid e le speranze di riscatto della popolazione sudafricana nera e coloured). Così l'opposizione si è affrettata a ‟cavalcare” anche l'epidemia di tifo di Delmas. Ieri si è avventurato verso la township di Bontleng anche Tony Leon, leader dell'African Christian Democratic Party, che da giorni ormai chiede solennemente indagini sul degrado dei servizi a Delmas e in tutto il paese: ma i manifestanti inferociti hanno preso a sassate anche il suo convoglio
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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