Alla fine è Mosca che ha puntato i piedi. La Russia ha ribadito ieri, in un messaggio formale al consiglio di governo dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea), riunito a Vienna, che si oppone ‟con decisione” a trasferire al Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite la questione del programma nucleare dell'Iran. La presa di posizione russa ha gettato nella massima confusione il direttivo dell'Aiea, che dovrebbe concludere oggi la sua riunione con l'Iran come principale questione sul tavolo. La questione aperta ormai oltre due anni fa è se il programma atomico su cui Tehran ha investito notevoli risorse abbia solo scopi pacifici, o nasconda l'obiettivo di procurarsi armi nucleari (come molti in occidente sono convinti). Oggetto più immediato è il programma di arricchimento dell'uranio, che Tehran ha ri-avviato in agosto (chiudendo di fatto il dialogo tenuto nei due anni scorsi con l'Unione europea) e che rivendica come suo diritto.
Martedì Francia, Germania e Gran Bretagna avevano fatto circolare una bozza di risoluzione che chiedeva di deferire l'Iran al Consiglio di sicurezza dell'Onu, con l'accusa di violare il Trattato di non proliferazione nucleare. L'opposizione della Russia e della Cina ha infine indotto gli europei a lasciar cadere la richiesta: così ieri hanno fatto circolare una seconda bozza di risoluzione che non contiene minacce esplicite. Afferma però che Tehran, per la sua ‟storia di occultamento delle attività nucleari”, ‟ritardi e informazioni fuorvianti”, e per la ‟sfiducia” che il suo programma nucleare abbia solo scopi pacifici, ‟fa sorgere a questioni che sono di competenza del Consiglio di sicurezza”. La minaccia resta, anche se implicita.
Questo non ha impedito all'Iran di incassare la marcia indietro europea come una ‟significativa vittoria” della sua diplomazia. ‟La nostra posizione ferma, il sostegno di Russia e Cina e anche una mancanza di basi legali ha provocato la marcia indietro dell'Unione europea”, ha commentato il negoziatore iraniano Javad Vaeedi a Vienna (lo riferisce l'agenzia ufficiale iraniana Irna). L'altro giorno il capo del Consiglio supremo di sicurezza nazionale, Ali Larijani, aveva fatto balenare una ritorsione assai potente: se condannata all'Onu, Tehran potrebbe rivedere i contratti petroliferi con le compagnie occidentali.
La marcia indietro era necessaria, da parte degli europei: su 35 paesi membri del direttivo dell'Aiea, almeno 12 erano decisamente contrari a una condanna dell'Iran, e tra questi due paesi che al Consiglio di sicurezza hanno diritto di veto (Russia e Cina): una decisione approvata così sarebbe stata uno smacco per la diplomazia europea e anche per gli Stati uniti - è stato proprio il portavoce del Dipartimento di stato Adam Ereli a commentare, ieri, che ‟il nostro obiettivo è costruire il più ampio consenso possibile”
E però la seconda proposta europea non ha risolto l'impasse. La Russia infatti la rifiuta, perché continua a agitare la minaccia del Consiglio di sicurezza. ‟Siamo decisamente opposti a esacerbare artificialmente la situazione”, ha detto l'ambasciatore russo ai suoi partner, in un meeting a porte chiuse. Gli europei però insistono per qualche formula che accusi l'Iran di ‟non osservanza” dei suoi obblighi. Mosca e Pechino ripetono che il confronto con l'Iran rischia di innescare una crisi internazionale.
Non è chiaro come si risolverà il braccio di ferro- con una conta dei voti? L'ambasciatore iraniano all'Aiea, Mohammad Mehdi Akhunzadeh, ieri ha invitato in Iran il direttore dell'Aiea Mohammed el Baradei.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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