Compagni laburisti, avanti al centro. Si può riassumere così il discorso di Gordon Brown, ministro delle Finanze e probabile erede di Tony Blair, al congresso annuale del Labour.
Oppure si può riassumere col titolo del ‟Financial Times” di ieri: ‟Nessuna svolta a sinistra”. Qualcuno, in Gran Bretagna e altrove, sarà deluso: da tempo una parte della sinistra britannica ed europea giudica Blair troppo moderato, e si aspetta un cambiamento dall´uomo indicato come il suo apparente successore. Ciò non accadrà, ha indicato Brown davanti alla platea di congressisti riuniti a Brighton: ‟Il Labour non solo deve occupare il centro (dello schieramento politico), ma deve dominarlo”. Ovvero deve proseguire le riforme lanciate da Blair, nel campo dell´istruzione, della sanità, del lavoro, privatizzando dove occorre, salvaguardando il principio di pari opportunità per tutti, senza però concessioni ai sindacati né ai nostalgici del ‟tassa e spendi”.
A parte l´ala più radicale e i sindacalisti, il congresso gli ha risposto con un lungo applauso, e a spellarsi le mani in prima fila c´era naturalmente Blair. Ottenuto il record storico di tre consecutive vittorie alle urne, la primavera scorsa il primo ministro ha fatto sapere che non si ricandiderà una quarta volta: quello in corso è dunque il suo ultimo mandato, a un certo punto del quale si dimetterà per permettere a un altro laburista di assumere la guida del partito e del governo, affrontando i conservatori alle elezioni del 2009. Non ci sono più dubbi, scrive la stampa inglese, che quel laburista sarà Gordon Brown. Dopo un ventennio in cui sono stati alleati ma pure rivali, il premier e il ministro delle Finanze sembrano avere raggiunto un´intesa sui modi, se non sui tempi, della successione. Blair vigila affinché nessun ‟blairiano” di ferro sfidi Brown. In cambio, Brown assume il ruolo di continuatore del blairismo. Se la sua sia una scelta di campo, o solo una mossa tattica per conquistare l´appoggio dei blairiani, lo si capirà quando diventerà eventualmente primo ministro.
Di certo c´è che, nella sua prima apparizione a un congresso del Labour con l´investitura di ‟primo ministro in attesa”, ha recitato con impegno la parte di fedele blairiano, evitando le punzecchiature polemiche degli anni passati. ‟A chi vi dice che alle prossime elezioni abbandoneremo le riforme, rispondete che il partito laburista è stato creato allo scopo stesso di riformare il Regno Unito, e che il suo solo avvenire è quello di essere il partito delle riforme”, ha dichiarato il cancelliere dello Scacchiere (come si chiama in questo paese il titolare delle Finanze). Poi ha promesso di fare delle Gran Bretagna una democrazia di piccoli proprietari ed azionisti, un paese in cui ‟la proprietà della casa, l´azionariato, la ricchezza non devono essere un previlegio di pochi, bensì di tutti”. Infine ha assicurato che al voto del 2009 si vedrà ‟un New Labour rinnovato, contro un partito conservatore incapace di rinnovarsi”.
Il 2009 è lontano, ma la sua campagna elettorale è già iniziata. Il mese prossimo Brown guiderà una missione della Ue e del G8 (di cui Londra ha la presidenza di turno) in Israele e nei Territori Palestinesi. L´anno venturo farà un grande viaggio attraverso il Regno Unito. Nell´estate 2007, secondo le ultime indiscrezioni, Blair gli cederà il comando. La popolarità del premier, intanto, è in netto calo: in un sondaggio diffuso dal ‟Guardian”, soltanto il 39 per cento degli elettori sono soddisfatti del suo operato.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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