Ambasciatori ben poco diplomatici quelli che la Colombia spedisce a Roma. Una ventina d'anni arrivò, ad esempio, in Vaticano Julio Cesar Turbay Ayala, che quand'era presidente della repubblica, sosteneva che i prigionieri si ‟autotorturassero” all'unico scopo di denigrarlo. Adesso è il turno di Luis Camilo Osorio, per quattro anni Fiscal general della nazione. Appena nominato, nel luglio 2001, a dirigere il ramo inquirente della magistratura, Osorio contraccambiò il suo sponsor, il presidente Andrés Pastrana, archiviando i processi, soprattutto per corruzione, dei suoi amici personali. Il sistema era semplice: o il giudice ‟si convinceva” o veniva rimosso e sostituito. ‟Il profilo di un Fiscal General della Nazione deve concordare con gli alti (sic!) interessi dello Stato che persegue il presidente”, sosteneva Osorio. La tendenza fu ancora più marcata in tema d'ordine pubblico. Osorio non perse tempo per mettere in riga l'istituzione giudiziaria che negli ultimi anni, pagando un considerevole tributo di sangue, si era sforzata di incrinare l'impunità che copriva le massicce violazioni dei diritti umani. Anche scontrandosi con gli altri apparati statali: nel dicembre 1998 la Fiscalìa denunciò pubblicamente che più di 600 ordini di cattura di paramilitari fossero ignorati sia dalla polizia che dall'esercito. Ad Osorio, bastarono tre giorni per licenziare i più importanti funzionari che dirigevano l'Unità nazionale dei diritti umani e che si erano occupati di crimini commessi dai binomio militari-paras. Al ‟Wall Street Journal” disse di contrastare ‟una guerra, lanciata a livello internazionale, per screditare le autorità, non solo quelle militari, ma anche giudiziarie. Portata avanti dal movimento delle Ong, ma anche da alcuni Stati, come la Svezia e la Norvegia, un tempo anche la Francia, e da gruppi negli Usa, tra cui alcuni deputati democratici”. Al pari della destra militare, Osorio riteneva che occuparsi delle violazioni dei diritti umani facesse il gioco della guerriglia. La purga fu attuata rimuovendo i suoi subalterni e accusando pubblicamente i recalcitranti. A una settimana dal suo insediamento, attaccò sulla stampa i funzionari che avevano processato e incarcerato, dopo un'indagine durata tre anni, il generale Rito Alejo del Rio che aveva orientato la sua brigata a collaborare con i paras. La solidità delle prove contro il generale avevano spinto persino gli Usa a cancellargli il visto d'ingresso per ‟terrorismo internazionale”. Osorio costrinse alle dimissioni i giudici che avevano incastrato Del Rio. Il caso fu definitivamente archiviato. ‟Quella purga fu solo l'inizio della nuova tendenza ad ostacolare o precludere le indagini che implicavano i vertici militari e paramilitari”, affermò José Miguel Vivanco, direttore di Human Rights Watch . Come d'incanto, dalla nomina di Osorio, i paramilitari smisero quasi del tutto di perseguitare la Fiscalía (nel 2001, erano stati i responsabili di 37 casi su 52 tra omicidi, desapareciones e minacce). Secondo un miliziano pentito, il loro capo Carlos Castaño ordinò ai suoi ‟di evitare di ammazzare i giudici in attività, ma aspettare il loro licenziamento”. Osorio difese la sua svolta (che ha provocato l'esilio di decine di funzionari), polemizzando con le organizzazioni umanitarie, ma anche con vari enti governativi Usa, con i rappresentanti dell'Onu e col giudice spagnolo Garzón, accusato di ‟calpestare la sovranità nazionale” colombiana per la sua intenzione di indagare sui crimini commessi dai paras. Nonostante le richieste di dimissioni fatte da vari giornali, Osorio è rimasto al suo posto grazie all'appoggio del presidente Uribe. Appoggio incondizionato e ricambiato. Osorio non ci pensò due volte per rimuovere ed inquisire, come sospetto collaboratore della guerriglia, un giudice colpevole di avere rimesso in libertà 128 persone, arrestate in una delle tante ‟retate” realizzate sulla base di semplici sospetti o delle segnalazioni di paramilitari o ex-guerriglieri pentiti.
La ‟parzialità” di Osorio si è rivelata palese nello scandalo scoppiato nella Fiscalìa di Cucuta. Dopo che Uribe l'accusò, nel marzo 2003, di essere infiltrata di funzionari ‟al servizio dell'Eln”, Osorio fece arrestare ed espellere vari magistrati, sostituendoli con funzionari di fiducia. Successivamente si scoprì che alcuni di questi avevano un ‟filo diretto” coi capi delle Autodefensas, ai quali passavano le generalità dei loro colleghi non ancora ‟allineati” o dei testimoni dei processi a loro carico. Tutta gente da ammazzare. ‟Caro, lascia il corpo del tipo sul lato della strada perché sia d'avviso per quelli della Fiscalìa”, suggeriva, al telefono con un paramilitare, Magaly Moreno, una funzionaria (ora in carcere per associazione a delinquere e omicidio), che agiva per conto della direttrice locale. Quest'ultima, colpita da un mandato di cattura, è fuggita non si sa dove.
Chi l'ha nominata è ambasciatore a Roma.
Guido Piccoli

Guido Piccoli

Guido Piccoli, giornalista e sceneggiatore, ha vissuto a Bogotá gli anni più caldi della "guerra ai narcos". Sulla Colombia ha scritto la biografia di Escobar, Pablo e gli altri (Ega edizioni 1994) e la guida della Clup (1996).

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