Dopo tre sconfitte consecutive alle urne e otto anni all´opposizione, i conservatori britannici hanno trovato il loro ‟Tory Blair”. Un leader della destra, cioè, che faccia per i Tory quello che Tony Blair ha fatto per il Labour: riformare, ringiovanire, spostare al centro e possibilmente (ri) conquistare il potere. ‟Tory Blair”, come lo ha ribattezzato la stampa britannica, si chiama in realtà David Cameron, ha 39 anni, è deputato da appena quattro, ma sembra avere il look e la formula giusta. Aspetto giovanile, sufficientemente telegenico, stile dinamico e impegno a ‟cercare i voti di coloro che ci hanno abbandonato in questi anni o non ci hanno mai votato”: ovvero i voti dei moderati, ago della bilancia elettorale, che hanno traslocato nel terreno del Labour, anzi del ‟New” Labour, come lo rinominò Blair per segnalare che non era più quello di una volta (pro-sindacati, pro-stato, ‟tassa e spendi”). Cameron non è ancora ufficialmente il nuovo leader dei Tory, ma ha ricevuto ieri un´investitura che sarà difficile, se non impossibile, togliergli: ha sbaragliato i suoi due rivali in una votazione tra i 198 deputati conservatori della camera dei Comuni, prendendo 90 preferenze contro le 57 di David Davis e le 51 di Liam Fox (un quarto pretendente, l´ex cancelliere dello Scacchiere Ken Clarke, era stato già eliminato). Ora Cameron e Davis, i primi due classificati, dovranno affrontarsi in una finalissima all´inizio di dicembre: dove a votare non saranno più i deputati ma i trecentomila iscritti al partito. A parte il fatto che tra questi ultimi Cameron gode di maggiori favori che tra i deputati, ormai pare che abbia il vento in poppa: media, commentatori, strateghi elettorali, tutti dicono che è inarrestabile. Il suo rifiuto di rivelare se provò droghe all´università e l´ammissione che un suo parente è tossicodipendente, indiscrezioni messe in giro dai rivali per bruciarlo, l´hanno invece rafforzato: è apparso come una persona normale, con i problemi di tutti, che per un tory è già un bel risultato. Se diventerà leader, sarà il quinto in otto anni: finora la marcia trionfale del Blairismo ha fatto polpette di tutti gli aspiranti successori di Margaret Thatcher. Potrebbe essere l´uomo giusto, per una sfida equilibrata se non per riportarli alla vittoria, per almeno due ragioni. La prima è che, appunto, somiglia un po´ a Blair: ora sarà anche un po´ inesperto, ma per le prossime elezioni, nel 2009, avrà 42 anni, solo uno di meno di quanti ne aveva Blair quando salì al potere nel 1997. La seconda ragione è che, come avversario, non avrà Blair, il quale ha annunciato da tempo che si ritirerà dalla politica verso la fine del suo terzo mandato: bensì dovrà probabilmente vedersela con Gordon Brown, l´attuale ministro delle Finanze, politico abilissimo ma un po´ usurato, assai meno telegenico di Blair e che nel 2009 avrà 58 anni.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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