Fino ad oggi si era continuato a puntare il dito sulle donne. Sulle mamme: fanno figli sempre più tardi, si diceva, per questo in Italia se ne fanno pochi. Ma adesso ci pensa l’Istat a ribaltare il problema: sono gli uomini, i papà, i veri tardoni del nostro Paese. Così tanto tardoni da conferire all’Italia la palma del record: nel nostro Paese abbiamo i papà più vecchi del mondo. Per capire: in media in Italia gli uomini mettono al mondo il primo figlio a 33 anni, quattro anni in più rispetto alle donne della stessa generazione (gli anni Sessanta).

Padri e Fratelli
È bastato un decennio per regalarci questo record. Un record che ci mette sopra di almeno un paio d’anni rispetto ai Paesi più vicini a noi, come la Francia o la Spagna: qui la media dei neo-papà è intorno ai 30-31 anni. Ma ai nostri neo-papà ‟tardoni” è sufficiente guardare poco più indietro rispetto ai loro fratelli maggiori per trovare che la media dell’età del primo figlio si è alzata di ben tre anni e mezzo. Tutto è successo in dieci anni netti: nell’intervallo di tempo che va tra gli uomini nati negli anni Cinquanta e quelli nati negli anni Sessanta, la media dell’età dei papà è salita dai ventinove anni e mezzo ai trentatré. Nello stesso intervallo di tempo l’età delle mamme è salita dai ventiquattro anni e mezzo ai ventisette.

Mammoni
Si è detto e si è scritto tante volte: i ragazzi italiani tendono a prolungare la loro adolescenza il più a lungo possibile. Ma questa volta l’Istat divide il problema per sesso, centrandolo anche sul problema della procreazione. E risulta evidente che sono i maschi che tendono a rimanere molto più a lungo nella casa dei genitori, ad essere ‟mammoni”. I maschi il doppio rispetto alle donne, per la precisione: nella fascia d’età compresa tra i 30 e i 34 anni è il 40% degli uomini che vive ancora in casa con mamma e papà, contro il 20% circa delle femmine. Ed è provato (dalle statistiche del nostro istituto nazionale) che quando un uomo si sposa o va a convivere con una donna intorno ai 35 anni si riduce di circa l’80% la sua propensione a mettere al mondo subito un primo figlio.

‟Aiutiamoli”
Sono stati presentati durante un convegno a Roma i dati dell’Istat, raccolti in un libro a cura di Alessandro Rosina e Linda Laura Sabbadini. ‟Ed è importante che siano state finalmente rivolte agli uomini le indagini sulla procreazione”, ha detto Antonio Golini, demografo dell’università ‟La Sapienza” di Roma. E ha spiegato: ‟Da quarant’anni si dedicava attenzione soltanto alle donne”. Ma non basta fermarsi all’analisi. ‟Le statistiche sono importanti, ma adesso abbiamo capito”, il parere di Massimo Livi Bacci, demografo dell’università di Firenze. Che ha aggiunto: ‟E adesso dobbiamo aiutarli. Io penso che una politica che deve facilitare le nascite non deve essere di tipo assistenzialistico, come dare un bonus alle coppie per il primo figlio. L’importante è invece cercare di smontare la sindrome del ritardo. Perché i nostri uomini non sono in ritardo soltanto nel mettere al mondo i figli, ma su tutto. E allora bisogna rimettere indietro l’orologio e far sì che l’Italia non sia un Paese di giovani-vecchi. Bisogna aiutarli ad accelerare la filiera delle scelte”.

Partecipazione
Alla fine, però, una buona notizia che riguarda i padri così tardoni, mammoni e indecisi è venuta fuori: loro, i padri di oggi, dedicano più tempo ai figli rispetto ai loro padri. Per la precisione: dedicano 21 minuti di tempo in più ai figli al giorno, rispetto a quindici anni fa. ‟Andando avanti con questo ritmo gli uomini e le donne raggiungeranno la parità per il 2175”, ha ironizzato il demografo Livi Bacci. Ed, infatti, allo stato dell’arte sono ancora le donne che si occupano quasi interamente dei figli e, in generale, su di loro grava oltre il 75% del lavoro familiare. La presenza dei figli, in ogni caso, influisce ben poco nella gestione del lavoro famigliare da parte degli uomini. Un dato per tuti: nella fascia d’età tra i 25 e i 44 anni la partecipazione degli uomini alla gestione della famiglia è di un’ora e 42 minuti, se non ci sono i figli semplicemente 24 minuti in meno.
Alessandra Arachi

Alessandra Arachi

Alessandra Arachi, nata a Roma nel 1964, giornalista al “Corriere della Sera”, con Feltrinelli ha pubblicato: Briciole. Storia di un’anoressia (1994), da cui è stato tratto l’omonimo film per tv con la regia di Ilaria Cirino (2004), Leoncavallo blues (1995), Unico indizio: la normalità. L’Italia a sud dell’Italia (1997), Coriandoli nel deserto (2012). Ha pubblicato inoltre Non più briciole (Longanesi 2015), Lunatica. Storia di una mente bipolare (Rizzoli, 2006) e il romanzo E se incontrassi un uomo perbene? (Sonzogno, 2007).

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