Il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad è tornato alla carica e ha ribadito punto per punto le parole pronunciate due giorni fa quando in una conferenza aveva citato l’Imam Khomeini e fatto proprio il suo ordine ‟di far scomparire dalle mappe geografiche il regime che occupa la Palestina” (ovvero lo stato di Israele). Ieri in occasione della ‟Giornata di al Quds” (nome arabo di Gerusalemme) il presidente si è unito ai manifestanti che come ogni anno, nell’ultimo venerdì di Ramadan sfilano per le città iraniane bruciando bandiere israeliane e americane, scandendo le rituali litanie di morte contro Israele. Le sue parole dell’altrogiorno erano state ‟giuste”, ha detto: ‟Sono le parole della nazione iraniana. Loro (i politici occidentali) hanno solo pretese e pensano che il mondo intero si pieghi obbediente a quello che chiedono”. Il problema per l’Iran è che il mondo ha reagito criticando con forza l’Iran stesso. Ieri sera il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha condannato le parole di odio contro Israele: ‟Quelle parole sono spaventose, e contrarie alla Carta dell’Onu”. La politica iraniana nei confronti di Israele fu fissata ventisei anni fa dall’ayatollah Khomeini e non è mai cambiata. Fu Khomeini a istituire la ‟Giornata di al Quds” e a ordinare le manifestazioni, accompagnate anche quest’anno dalle immagini dell’intifada palestinese e delle parate militari di Hamas e degli Hezbollah trasmesse dalla tv. Ahmadinejad non è stato il solo a fare dichiarazioni antiisraeliane. Il ministro degli Esteri Manucher Mottari ha ricordato che ‟l’Iran non ha mai riconosciuto la legittimità del regime sionista” mentre il capo del potere giudiziario, l’ayatollah Shahrudi, ha detto che ‟l’esistenza di Israele è una minaccia non solo per la nazione palestinese, ma per tutto il Medio oriente e il mondo islamico”. Ma è la prima volta che un presidente iraniano dichiara che obbiettivo della propria politica è la distruzione d’Israele. Provocando così le reazioni indignate dell’occidente e un’offensiva diplomatica del governo israeliano, che già da tempo perora un intervento militare contro l’Iran per prevenire i suoi programmi nucleari. Israele ha chiesto ieri formalmente alle Nazioni Unite di espellere l’Iran dal proprio consesso perché ‟nessuno Stato che chiede la distruzione di un altro Stato membro ha diritto di sedere un’istituzione come le Nazioni Unite” e di convocare una sessione speciale del Consiglio di Sicurezza. ‟Chiedo ai i miei colleghi di non chiudere gli occhi di fronte a queste dichiarazioni e di fermare una volta per tutte i giochi iraniani”, ha detto il ministro degli Esteri Shalom. Il mondo è costernato, come ha detto il Segretario Generale dell’Onu Annan. Mosca teme che il negoziato sul nucleare diventi impossibile e il capo negoziatore palestinese Said Erekat ha reagito irritato: ‟I palestinesi riconoscono il diritto all’esistenza di Israele. Bisognerebbe parlare di come si aggiunge lo Stato della Palestina alle carte geografiche e non di come si cancella quello di Israele”. Teheran cerca di limitare i danni. Ali Larijani, capo del Consiglio di Sicurezza nazionale, ha sostenuto che il caso è stato creato dal nulla, attraverso ‟la manipolazione mediatica di chi ha interesse a far credere che l’Iran vuole la bomba atomica”. Evidente preoccupazione è percepibile nelle parole di Hashemi Rafsanjani, lo sconfitto delle elezioni di giugno, ma pur sempre un uomo potente e temuto dal Leader Khamenei. Di fronte ai manifestanti che convergevano ieri alla preghiera del Venerdì ha detto: ‟Chiedo al mondo che ascolti e risponda alle mie parole: il Leader supremo e io stesso siamo a favore delle soluzioni scelte dai palestinesi”. Ed ha aggiunto: ‟L’Iran non ha problemi con gli ebrei e rispetta l’ebraismo come religione del Libro”. beirut In migliaia hanno risposto a Beirut all’appello degli Hezbollah per la parata paramilitare bombay La manifestazione a Bombay per la "giornata di al Quds" è stata organizzata dalle scuole coraniche karachi Bandiere Usa e israeliane bruciate in piazza dagli attivisti sciiti contro l’occupazione di Gerusalemme gerusalemme Oltre duecentomila palestinesi ieri sulla spianata delle Moschee, nessuna bandiera bruciata in piazza.
Vanna Vannuccini

Vanna Vannuccini

Vanna Vannuccini è inviata de “la Repubblica”, di cui è stata corrispondente dalla Germania negli anni della caduta del Muro. Ha seguito le Guerre balcaniche, lavorato in diversi paesi e, dal 1997, soprattutto in Iran. Nel 1973 era stata una delle fondatrici di “Effe”, il primo giornale femminista italiano. Tra i suoi libri Quarant’anni in faccia (Rizzoli, 1982), Piccolo viaggio nell’anima tedesca (con Francesca Predazzi, 2004; nuova edizione in Ue: 2014), Rosa è il colore della Persia. Il sogno perduto di una democrazia islamica (Feltrinelli, 2006), Al di qua del muro. Berlino 1989 (Feltrinelli, 2010), L’amore a settant’anni (Feltrinelli, 2012) e Suonare il rock a Teheran (con Benedetta Gentile; Feltrinelli Kids, 2014).

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