Sergio Chiamparino, ha visto la protesta dei sindaci in Val di Susa contro la realizzazione dell’Alta Velocità? ‟Sbagliano i sindaci a fare così, anche se non c’erano soltanto loro a protestare”. Sbagliano i sindaci? E lo dice lei che pure è sindaco a Torino? ‟Lo dico perché proprio come sindaco di Torino insieme con la presidente della Regione e della Provincia ci siamo dati da fare per ascoltare le ragioni dei sindaci della valle. Avevamo trovato un accordo, mi sembrava...”. E invece? ‟Invece adesso non capisco cosa vogliono. Hanno bloccato la possibilità di fare i sondaggi, proprio quelli che servivano a capire se c’erano o no i rischi per la salute per via dell’amianto. Perché? Gli è sfuggita di mano la situazione? Oppure hanno paura di sapere la verità e cioè che quei sondaggi dicano che rischi non ce ne sono?”. Lei cosa crede? ‟Non lo so, vorrei capire. Penso che rispetto a questa storia devono scegliere dove stare. Decidere se vogliono entrare a far parte della cabina di regià di questa opera o, invece, mettersi di traverso a fare le barricate. Ma devono sapere che il fronte del no non li porta da nessuna parte”. Perché? ‟E’ semplice: non stiamo parlando di un’opera che riguarda Torino o il Piemonte. Questa è un’opera internazionale, con finanziamenti internazionali. Con aperture internazionali. Questa è un’opera che permette al Paese uno sbocco sull’Europa. E’ il quinto corridoio ferroviario d’Europa”. Che vorrebbe dire? ‟E’ una linea ferroviaria che dalla Penisola iberica attraverso Lione dovrebbe arrivare a Kiev, nel futuro”. E nel frattempo? ‟Permette alla pianura padana di collegarsi con la rete nord-occidentale dell’Europa. E’ questo il valore di quest’opera. E non credo che a fronte di questo qualcuno possa arrogarsi il diritto di veto”. E protestare vuol dire arrogarsi un diritto di veto? ‟Bloccando i lavori rischiamo di far slittare tutto e di andare fuori tempo massimo”. Fuori tempo massimo? Per che cosa? ‟Per i finanziamenti internazionali: ci sono stati dati dei tempi, delle scadenze ben precise. Siamo in zona Cesarini: se non rispettiamo quelle scadenze perdiamo i soldi. E questo dovrebbero capirlo non soltanto i sindaci, ma anche gli esponenti del governo della Regione che erano in Val di Susa: Rifondazione, Verdi, Comunisti Italiani. Spero soltanto che fossero lì per fare un’opera di mediazione. Altrimenti non si capisce che cosa ci stiano a fare dentro una maggioranza che ha accettato la realizzazione di quest’opera”. C’erano anche molte altre persone a protestare oggi? ‟C’erano no-global, disobbedienti, anarco-insurrezionalisti. C’erano gruppi che protestano per motivi ideologici. Chiedo scusa: ma sono motivi che a me risultano incomprensibili”.
Alessandra Arachi

Alessandra Arachi

Alessandra Arachi, nata a Roma nel 1964, giornalista al “Corriere della Sera”, con Feltrinelli ha pubblicato: Briciole. Storia di un’anoressia (1994), da cui è stato tratto l’omonimo film per tv con la regia di Ilaria Cirino (2004), Leoncavallo blues (1995), Unico indizio: la normalità. L’Italia a sud dell’Italia (1997), Coriandoli nel deserto (2012). Ha pubblicato inoltre Non più briciole (Longanesi 2015), Lunatica. Storia di una mente bipolare (Rizzoli, 2006) e il romanzo E se incontrassi un uomo perbene? (Sonzogno, 2007).

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