Dal punto di vista del mercato, ormai è chiaro: le energie rinnovabili ‟tirano”, sono un settore in crescita che attira considerevoli investimenti. Pannelli fotovoltaici, impianti eolici, impianti a biomasse, ‟bio-carburanti” e roba simile sono buoni investimenti, in senso stretto. Ma non sono interessanti solo per questo. Sono la vera via d'uscita al problema del cambiamento del clima e dell'inquinamento ambientale, che richiede una massiccia riconversione dai combustibili fossili (petrolio, carbone) a sole, vento e biomasse - che non emettono anidride carbonica e altri gas ‟di serra” nell'atmosfera terrestre. E poi non solo, sono anche un interessante strumento di ‟giustizia redistributiva”, per così dire: i pannelli solari sono, per fare un esempio, il modo più pratico, realistico ed economico per dare energia elettrica a quel 20% di popolazione rurale dei paesi in via di sviluppo non connessa alle reti - è molto più facile mettere dei pannelli o un micro impianto idroelettrico in un villaggio sperduto dell'Amazzonia o delle campagne indiane che non portarvi i cavi dell'alta tensione da chissà quanto lontano. Tutti questi aspetti sono in qualche modo illustrati da un rapporto pubblicato questa settimana, forse il più completo monitoraggio sulla produzione e uso di energie rinnovabili nel mondo. ‟Renewables 2005: Global Status Report” è stato compilato da oltre un centinaio di ricercatori sotto la guida di Eric Martinot del WorldWatch Intitute di Washington (per conto della rete internazionale chiamata Ren21, ovvero ‟rete sulle politiche per le energie rinnovabili per il 21esimo secolo”: è composta da esperti governativi e alcune importanti organizzazioni ambientaliste e istituzioni indipendenti).
Da questo rapporto apprendiamo che la tecnologia energetica cresciuta più in fretta nel mondo è quella fotovoltaica: l'energia elettrica da fotovoltaico immessa nelle reti è aumentata del 60% all'anno tra il 2000 e il 2004 - si pensi ai 400 mila tetti coperti di pannelli in Germania, Giappone e negli Usa. Segue l'energia eolica, più 28% l'anno scorso. Il rapporto considera poi l'energia idroelettrica su piccola scala (non grandi dighe, per intendersi), da biomasse, geotermica (i ‟soffioni”), i biocarburanti, cioè fonti energetiche che ora competono con i combustibili fossili e con l'energia nucleare su quattro mercati distinti: la produzione di elettricità, il riscaldamento degli spazi abitati e dell'acqua, il combustibile per trasporti, e la fornitura d'energia al di fuori delle reti. Diverse fonti per diversi usi.
Gli investimenti totali in energie rinnovabili sono arrivati a 30 miliardi di dollari nel 2004, un record - con aziende come Siemens, General Electric e Sharp in bella vista tra gli investitori. E che l'insieme del settore da 1,7 milioni di posti di lavoro in tutto il mondo, per lo più qualificati e ben pagati. Certo, si tratta ancora di una piccola parte della produzione d'energia: solare, eolico, biomasse e geotermico insieme producono 160 gigawatt d'elettricità, cioè appena il 4% dei 3.800 gigawatt di capagità generativa installata in tutto il mondo. E però è una parte in crescita, e sempre più lo sarà se gli stati vi investiranno (in fondo, il mix tra problemi del clima e prezzo del barile di petrolio dovrebbero consigliare una saggia diversificazione...). Le tecnologie per farlo sono a portata di mano. Quello che manca è la volontà politica.
Nel rapporto di Ren21 si legge che almeno 48 paesi hanno qualche tipo di politica per incentivare le energia rinnovabili, di cui 14 sono paesi in via di sviluppo. In almeno 20 stati ci sono legislazioni che impongono una quota di bio-carburanti nelle benzine: tra gli altri in Brasile, Cina e India. In generale, i paesi all'avanguardia sono il Brasile (per il bio-carburante), la Cina (per l'acqua calda solare), la Germania (per l'elettricità solare) e la Spagna (per l'eolico). Il Brasile ad esempio ha lanciato un programma - ‟Luz para todos” - per elettrificare 2,45 milioni di case entro il 2008, circa 700mila hanno già ricevuto la corrente e 200mila, circa il 10%, avranno l'elettricità con fonti rinnovabili - e non è un risvolto secondario.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

Vai alla scheda >>

Torna alle altre news >>