Ha cominciato il Piemonte, poi è arrivata la Liguria e ieri si è aggiunta alla lista anche la II università di Napoli, mentre un’azienda ospedaliera di Roma, il San Filippo Neri, potrebbe rinnovare una richiesta presentata senza esito alcuni anni fa: si allarga la richiesta per sperimentare la Ru 486, la pillola che provoca l’aborto senza bisogno dell’intervento chirurgico. Ma Francesco Storace, ministro della Salute, annuncia battaglia: ‟C’è una gara fra le Regioni: si stanno trasformando in una sorta di avanguardie negatrici dei valori. Tutto per incentivare l’aborto: non è un bello spettacolo”. E già ieri ha avviato un’inchiesta su quanto, cominciato all’ospedale di Pontedera, sta succedendo in Toscana.

L’inchiesta
Spiega Storace: ‟Abbiamo acquisito l’atto di indirizzo che l’assessore regionale alla Sanità ha inviato alle Asl della Toscana: vogliamo capire cos’è. Vogliamo capire che cosa stanno facendo”. In Toscana, a differenza di quanto è successo nelle altre Regioni, non è stata chiesta la sperimentazione della pillola. All’ospedale di Pontedera, infatti, la Ru486 è stata acquistata direttamente all’estero, per interventi mirati, senza nessuna sperimentazione. E ieri l’assessore regionale Emilio Rossi con il suo atto di indirizzo acquisito dal ministro Storace ha stabilito che in tutte le Asl toscane le donne che vorranno potranno abortire con la pillola Ru 486.

Le sperimentazioni
Sono cominciate all’ospedale Sant’Anna di Torino (dove ieri sono stati avviati tre nuovi casi), ad opera di Silvio Viale, medico radicale. Ora le sperimentazioni stanno prendendo piede in molte Regioni. ‟Ma non è giusto che funzioni così”, si lamenta lo stesso ministro della Salute. E spiega: ‟Oggi le aziende ospedaliere trattano direttamente con le Regioni la richiesta di sperimentazioni e il ministero interviene soltanto nella verifica della procedure. Ma io mi pongo la stessa domanda che si è posto l’onorevole Fioroni della Margherita: perché l’azienda che produce il farmaco non avvia una procedura di commercializzazione della Ru486 nel nostro Paese? E’dopo quella procedura che si può cominciare una seria sperimentazione nazionale. Ma per fare questo l’azienda deve presentare i suoi dati scientifici sulla pillola: ha forse paura a farceli vedere?”.

Il dibattito
La verità è che la sperimentazione della pillola Ru486 ha, nei fatti, riaperto un dibattito politico sull’aborto, ovvero sulla legge 194 del 1978. Attaccata con decisione dalla Chiesa, la legge sull’interruzione volontaria di gravidanza viene adesso rimessa in discussione in alcune parti. E’proprio un documento di ieri della consulta nazionale di An per la Salute (firmato anche da Storace) ad affermare con chiarezza che questa polemica ‟riapre la questione dell’aborto e dell’applicazione della legge 194”, mentre la leghista Francesca Martini sottolinea la ‟necessità di vigilare sulla legge 194” ed Elisabetta Alberti Casellati, sottosegretario forzista alla Salute, rileva che ‟il ministro Storace ha ragione che c’è una corsa delle Regioni a incentivare l’aborto dimenticando che la legge 194 è largamente disattesa sulla prevenzione”. Decisa anche la difesa della legge. A cominciare dal diessino Fabio Mussi, vicepresidente della Camera (‟la difesa della 194 deve essere un punto inamovibile del programma dell’Unione”), passando per l’ex-ministro Katia Bellillo del Pdci e arrivando a Chiara Moroni, del nuovo Psi, che difende in particolare la Ru486: ‟Negarla sarebbe mancanza di rispetto per le donne”.
Alessandra Arachi

Alessandra Arachi

Alessandra Arachi, nata a Roma nel 1964, giornalista al “Corriere della Sera”, con Feltrinelli ha pubblicato: Briciole. Storia di un’anoressia (1994), da cui è stato tratto l’omonimo film per tv con la regia di Ilaria Cirino (2004), Leoncavallo blues (1995), Unico indizio: la normalità. L’Italia a sud dell’Italia (1997), Coriandoli nel deserto (2012). Ha pubblicato inoltre Non più briciole (Longanesi 2015), Lunatica. Storia di una mente bipolare (Rizzoli, 2006) e il romanzo E se incontrassi un uomo perbene? (Sonzogno, 2007).

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