Mashaollah Shamsolvaisin ironizza, quando gli chiediamo un bilancio della svolta politica impressa all'Iran dalla presidente di Mahmoud Ahmadi-Nejad, insediato ai primi di agosto. ‟Abbiamo il primo governo eletto della Repubblica islamica che si sta disfando da solo. Pensi, chi a votato per lui oggi si vergogna a dirlo in pubblico...”. Shamsolvaisin, vicepresidente dell'Associazione dei giornalisti iraniani, è tra i più noti intellettuali ‟riformisti” in Iran. Aveva fondato il primo quotidiano del tutto indipendente dai finanziamenti dello stato, nel clima di apertura seguito all'elezione del presidente Khatami otto anni fa; l'impresa era durata poco e lui era stato incarcerato, ma da allora le testate indipendenti sono divenute un luogo dello scontro di potere tra i riformisti e il sistema della Repubblica islamica, magistratura compresa. Shamsolvaisin è in Italia, insieme all'avvocato Yousuf Molaie, per ritirare il ‟Premio alla libertà di stampa” attribuito a Akbar Ganji, giornalista da cinque anni detenuto in Iran. Chiediamo: cosa è cambiato a Tehran dopo l'insediamento del governo ‟neoconservatore” di Ahmadi Nejad? ‟L'inflazione. I prezzi sono andati alle stelle: e dire che Ahmadi Nejad aveva promesso di stabilizzare i prezzi e distribuire il reddito del petrolio tra tutti gli iraniani: ma non è ancora riuscito a nominare un ministro del petrolio, e si parla di un imminente rincaro della benzina”. (Proprio ieri il presidente ha annunciato il suo terzo candidato alla carica, dopo la clamorosa bocciatura dei primi due, ritenuti inadeguati).
Ahmadi-Nejad, continua il giornalista, ‟è il primo presidente che abbia ereditato un sistema di governo stabile e sia riuscito in pochi mesi a destabilizzarlo”, rincara Shamsolvaisin. ‟Nessuno, nel mezzo di un negoziato internazionale tanto delicato come quello che riguarda il programma nucleare, cambia l'intera delegazione negoziale e la riempie di persone contrarie al negoziato stesso. Un presidente che fa questo deve aspettarsi una crisi nelle relazioni con il resto del mondo: e allora non va a riproporre quelle dichiarazioni sullo stato di Israele. Il fatto è che l'establishment iraniano è incapace di usare un linguaggio accettabile nelle relazioni internazionali. Condivido lo sdegno internazionale a quelle frasi su Israele. Considerate però che non rappresentano un progetto politico, solo la stupidità di una persona”.
Già: quella persona però è pur sempre il presidente della repubblica. Che poteri ha il presidente Ahmadi-Nejad? A suo tempo, Khatami non ha avuto abbastanza potere per realizzare le promesse riforme. Ahmadi-Nejad è stato sostenuto dalla Guida suprema, massima autorità della Repubblica islamica. Ma ha più poteri del suo predecessore? ‟Direi piuttosto che Ahmadi-Nejad è l'ultima leva di cui dispone questo sistema. Ogni volta che i militari si mostrano sulla scena politica vuol dire che il sistema è in crisi, può fare affidamento solo sui fedelissimi. Ahmadi Nejad è l'ultima cartuccia di un potere in crisi. E però, pensi: nei primi 100 giorni della sua presidenza ha già cambiato 25mila dirigenti dell'amministrazione, dalle cariche più alte a quelle basse. Questo fa pensare che c'è un progetto dietro di lui. Con Ahmadi Nejad non ha vinto un candidato, ma un sistema”.
Shamsolvaisin è tra coloro che vedono nell'avvento di Ahmadi Nejad, ex quadro intermedio delle Guardie della rivoluzione, semi sconosciuto fino a un anno fa, il segno dell'emergere di una ‟casta militare” sulla scena iraniana. Secondo lui, ‟un sistema di potere in crisi di legittimità non ha trovato altri che i militari a cui affidare il ruolo di "ceto sociale portatore del progetto" della repubblica islamica. Abbiamo visto i pasdaran diventare un attore onnipresente nella gestione dell'economia, e ora entrano anche nella politica. E' un progetto di ampio respiro - ma è ancora non concluso”. E il ritorno sulla scena di Hashemi Rafsanjani? Ex presidente negli anni '80, sconfitto alle ultime presidenziali, conserva un potere considerevole (presiede una delle istituzioni di arbitraggio della repubblica islamica) e di recente la Guida suprema gli ha attribuito nuove prerogative. ‟Rafsanjani? Non credo che tornerà alla guida con un incarico di governo formalizzato, ormai vede esaurirsi il suo credito. Del resto oggi la stessa presidenza della repubblica è screditata. Il centro del potere si sta spostando, e non è ancora ben chiaro verso dove”.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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