Il governo iracheno ora grida allo scandalo. Il primo ministro Ibrahim al-Jaafari ieri ha ordinato un'inchiesta sul carcere segreto in cui domenica sono stati trovati 173 detenuti che portavano i segni di pestaggi, tortura e fame. Al Jaafari ha dato l'annuncio in una conferenza stampa convocata in gran fretta dopo aver incontrato l'ambasciatore degli Stati uniti Zalmay Khalilzad (il ‟vicerè”) e il comandante delle truppe Usa in Iraq, George W. Casey. Di solito le autorità americane tengono più ‟dietro le quinte” la loro influenza sul governo iracheno, da quando è formalmente sovrano, ma questa volta hanno tenuto a rendere pubblico il loro ruolo: segno di quanto sia imbarazzante lo scandalo della tortura nelle prigioni segrete irachene. Tanto più che i detenuti erano sunniti, hanno precisato funzionari del ministero dell'interno, e i loro carcerieri sono poliziotti sciiti fedeli alla Brigata Badr, la milizia del partito Sciri (Consiglio supremo della rivoluzione islamica in Iraq) a cui appartiene il ministro dell'interno.
Il premier iracheno ha affidato l'inchiesta a uno dei suoi vice, Rowsh Shaways (kurdo), con l'ordine di riferire entro due settimane. Dovrà stabilire cosa è avvenuto in quell'edificio e più in generare fornire un conto preciso delle migliaia di persone detenute oggi in Iraq.
Sono stati soldati americani (la terza divisione di fanteria) a scoprire il carcere segreto. Si tratta di un edificio del ministero dell'interno, già rifugio antiaereo ai tempi di Saddam Hussein, nel popoloso quartiere di Jadriya - poco più di un chilometro a sud della Zona Verde, lungo il Tigri. Poco più a sud c'è la sede generale dello Sciri, che ha una forte influenza nel quartiere di Jadriya. I militari americani, insolitamente loquaci, fanno sapere di esserci arrivati seguendo la denuncia di una madre alla ricerca del figlio quindicenne. Un ufficiale (anonimo) spiega al ‟New York Times” che hanno deciso di andare dopo aver ricevuto numerose denuncie di scomparse, tutte che indicavano quell'edificio come ‟un noto indirizzo” dove le persone venivano trattenute e maltrattate.
In effetti hanno scoperto un luogo da incubo. Un comunicato del ministero iracheno dell'interno ieri ammetteva che vi sono avvenute torture, e che ‟strumenti di tortura” sono stati trovati (non precisa quali). Il sottosegretario del ministero per la sicurezza, Maggiore generale Hussein Kamal, ha dichiarato alla Cnn: ‟Ho visto [sui detenuti] segni di brutali pestaggi, un paio di detenuti erano paralizzati e alcuni avevano la pelle venuta via in varie parti del corpo”. Sempre ieri, l'agenzia Reuter ha raccolto la testimonianza di un ragazzo che era stato portato via senza accuse precise da casa sua una notte e trattenuto oltre tre mesi in quel centro: picchiato, insultato, appeso al soffitto per le mani legate.
Per tre giorni, da domenica sera, le truppe americane hanno circondato la prigione segreta; si sono ritirate ieri pomeriggio, dopo che gli investigatori avevano perlustrato bene l'edificio di due piani e recuperato documenti (l'indagine irachena sarà aiutata dal Fbi americano).
Molti esponenti sunniti ora chiedono un'indagine internazionale. Omar Hujail, del Sunni Iraqi Islamic Party, ieri ha dichiarato che quello ‟non è l'unico luogo dove torture hanno luogo”: ‟Lo dicevamo da tempo che uomini con le uniformi del ministero dell'interno fanno irruzione nelle case la notte e arrestano gente, ma tutti lo negavano”, ha detto alla Reuter. Inevitabile ricordare le denuncie sulle torture praticate nelle carceri irachene durante il regime di Saddam Hussein. O le torture compiute da soldati americani nel carcere di Abu Ghreib. Un altro colpo alla favola della democrazia esportata...
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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