Ma che cosa vogliono i giovani che stanno devastando la periferia di Parigi? La risposta fa paura vero oltre l’ovvietà quanto sta accadendo. L’unico bagliore resta quello dei roghi notturni. Dunque solo voci confuse affermano che i teppisti darebbero retta agli imam delle moschee di periferia, i quali peraltro inutilmente rinnovano anch’essi gli inviti alla calma. Generazione jihad, dunque? Una rivolta islamizzata dentro e contro casa nostra? Uno stesso filo legherebbe i proclami antisionisti (antiebraici) di Teheran, gli attentati sanguinosi di Bagdad, le trame di Damasco, fino alla gioventù disintegrata delle periferie metropolitane europee? Se davvero questo fosse lo scenario, altro che guerra di civiltà: solo una soluzione di stampo hitleriano – sterminio o deportazione di massa - potrebbe essere all’altezza di un problema costituito da milioni di estranei non integrabili, ostili e violenti, venuti ad abitare nelle nostre contrade. Peccato che la soluzione hitleriana, oltre che moralmente inaccettabile, si sia rivelata pure inefficace: la presenza ebraica in Europa fu dimezzata con la ‟soluzione finale”, ma non eliminata. Intanto gli adolescenti di Parigi si guardano bene dall’innalzare il Corano o le bandiere verdi dell’Islam. Loro più concretamente spaccano, infrangono, bruciano. Una moltitudine sparpagliata che se la prende direttamente con la merce, in ciò ben più somiglianti ai loro coetanei di Chicago e Detroit degli anni Settanta. Anche in quegli Usa ci fu chi tentò di islamizzare la rivolta afroamericana, con scarsi risultati. Certo la Francia è la nazione europea col più alto tasso di presenze nordafricane, ma i beurs (cioè i francesi di origine ma ghrebina) non si sono lasciati coinvolgere più che tanto nelle guerre d’Algeria, d’Afghanistan, d’Iraq. E anche l’antisemitismo islamico che ha prodotto attentati, pestaggi, profanazioni di cimiteri ebraici a centinaia negli anni passati finora non si è trasformato in cultura di massa. La guerriglia che evita di regola uno scontro diretto con la polizia, e invece si accanisce sulla roba, sulla nostra roba, su una merce sdegnata in quanto irraggiungibile e dunque ostile, segnala certamente una spaccatura profonda nella nostra società. Se volete, un pericolo più grande ancora dell’integralismo di matrice religiosa. Pare quasi che i ragazzi delinquenti delle periferie francesi si configurino come dei senza niente ormai talmente disillusi da desiderare solo la distruzione, non il possesso di beni. Per la gioia dei rivoluzionari alla Toni Negri, teorici del sabotaggio dell’Impero, ci troveremmo di fronte all’ennesima rivolta anticapitalista, non a una recrudescenza del pensiero reazionario islamico. Niente generazione jihad, allora. Ma uno scricchiolio ancora più sinistro del nostro sistema capace di produrre esclusione fin dentro alle sue nuove generazioni che davamo già per integrate. Fin dentro a un’infinita periferia, divenuta il territorio derelitto dell’immaginario quotidiano.
Gad Lerner

Gad Lerner

Gad Lerner è nato a Beirut nel 1954 da una famiglia ebraica che ha dovuto lasciare il Libano dopo soli tre anni, trasferendosi a Milano. Come giornalista, ha lavorato nelle principali testate italiane da inviato o con ruoli di direzione. Ha ideato e condotto vari programmi d’informazione televisiva alla Rai, La7 e Laeffe. Ha diretto il Tg1. Le sue ultime trasmissioni d’inchiesta sono “Operai” e Ricchi e poveri. Con Feltrinelli ha pubblicato Operai (1988, 2010) e Tu sei un bastardo. Contro l’abuso delle identità (2005), Scintille (2009) e Concetta. Una storia operaia (2017).

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