Cercando un esito davvero significativo all’XI Assemblea ordinaria del Sinodo dei vescovi, riunita per settimane in Roma sul tema ‟Eucaristia, fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa”, mi aggrapperò alla meravigliosa barba bianca dell’abbé Pierre: il sacerdote più amato e popolare di Francia, un sant’uomo di 93 anni vissuti nella fede e nella libertà. Il Sinodo cercava di rispondere alla domanda: che significato può avere l’eucaristia, come incontro col Cristo, nel mondo d’oggi. Ma nella sala stampa vaticana i prelati trovavano normale rispondere a domande di tenore assai più modesto, quisquilie che definirei di natura burocratica: può accedere alla comunione il sostenitore dei Pacs, Romano Prodi (risposta: sì)? Può essere concessa l’ostia consacrata al separato convivente Pier Ferdinando Casini (risposta: non ce la chiede, per fortuna). Giuro che un monsignore importante, il rettore dell’Università del Papa, ha accettato di addentrarsi in tale modesta casistica. Mentre altri porporati negavano la possibilità di una svolta sull’ammissione delle donne al sacerdozio, confermando inoltre il no a uomini sposati sull’altare. Solo il cardinale Kasper si è spinto a precisare che per ora non se ne parla, ma chissà, se in futuro Benedetto XVI lo volesse, forse la Chiesa potrebbe superare il divieto di ammettere alla comunione i divorziati risposati… Ecco fi nalmente, proprio nelle stesse ore, erompere da Parigi il sorriso di una voce pura, densa di verità. L’abbé Pierre confida al filosofo Frédéric Lenoir, in un meditato libro di memorie: ‟Ho conosciuto l’esperienza del desiderio sessuale e del suo rarissimo soddisfacimento”. Solo la confessione di un episodico peccato giovanile? Sarebbe una lettura limitativa del messaggio di serenità che il vecchio consacrato vuole trasmettere in una materia inutilmente vissuta come scabrosa. Lo dimostra il fatto che l’abbé Pierre vada ben oltre le proprie umane debolezze, riflettendo senza moralismi ipocriti sulla vicenda del giovane uomo Gesù, cioè di colui che nella sua fede è il figlio di Dio: ‟Non vedo alcun argomento teologico che proibisca a Gesù, il Verbo incarnato, di conoscere un’esperienza sessuale”. E con chi mai potremmo noi anche solo adombrare l’ipotesi di un incontro erotico del Signore? Ma è ovvio, con Maria Maddalena, la prostituta che fu ‟la donna a lui più vicina, a eccezione di sua madre”. Che questo sia accaduto o meno, dichiara l’abbé Pierre, ‟non cambia nulla all’essenziale della fede cristiana”. Non cambia nulla. Elevare l’astinenza sessuale a valore imprescindibile della missione sacerdotale, quasi che l’ascesi si potesse comandare a colpi di diritto canonico e viceversa un orgasmo fosse di per sé atto colpevole: tutto ciò per il cristiano abbé Pierre non ha senso. Ce lo spiega senza drammi, interrogandosi sulla figura del suo Signore. Il Cristo che per amore soffrirà l’incontro carnale con l’umana morte, inchiodato sulla croce, perché mai in precedenza avrebbe dovuto disdegnare la dimensione carnale dell’amore, felice mistero umano per eccellenza? Hanno discusso per settimane, i vescovi di Santa Romana Chiesa, se l’eucaristia debba essere considerata un diritto concesso dall’alto, solo a chi abbia dimostrato di meritarselo, oppure la comunione in Cristo sia la naturale condizione esistenziale del cristiano, come tale insindacabile, dunque sottratta al vaglio selettivo della gerarchia ecclesiastica. Una discussione tutta incentrata su norme e divieti, condotta in punta di diritto, dalla quale pareva escluso il soffio vitale dell’esperienza quotidiana dei credenti. Non c’è ombra di dubbio che la Chiesa di Roma supererà prima o poi questa fase storica - così come ha superato altre barriere - e concederà ai credenti divorziati una partecipazione non solamente passiva alla messa, e lascerà infine che a spezzare il pane e a versare il vino siano anche persone di sesso femminile. Accadrà. Ce lo rivelano il sorriso, la sincerità disarmante e la fi ducia nel futuro di un giovane abate francese di 93 anni.
Gad Lerner

Gad Lerner

Gad Lerner è nato a Beirut nel 1954 da una famiglia ebraica che ha dovuto lasciare il Libano dopo soli tre anni, trasferendosi a Milano. Come giornalista, ha lavorato nelle principali testate italiane da inviato o con ruoli di direzione. Ha ideato e condotto vari programmi d’informazione televisiva alla Rai, La7 e Laeffe. Ha diretto il Tg1. Le sue ultime trasmissioni d’inchiesta sono “Operai” e Ricchi e poveri. Con Feltrinelli ha pubblicato Operai (1988, 2010) e Tu sei un bastardo. Contro l’abuso delle identità (2005), Scintille (2009) e Concetta. Una storia operaia (2017).

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