Gli abitanti di Harbin, nel nord-est della Cina, ieri hanno avuto qualche ora di tempo per riempire d'acqua taniche, secchi e vasche da bagno. Alla mezzanotte di ieri l'acquedotto è stato chiuso - anzi, richiuso, perché è da lunedì ormai che questa città industriale con 3 milioni e mezzo di abitanti, in un'area metropolitana di 9 milioni, è senz'acqua. Il motivo è stato confermato solo ieri dal governo: l'incidente avvenuto il 13 novembre in uno stabilimento petrolchimico presso Jilin, circa 380 chilometri a monte di Harbin sul fiume Songhua. Lo stabilimento è a poche centinaia di metri dal fiume, lo stesso che alimenta l'acquedotto di Harbin. Ora in quell'acqua sono finite tonnellate di benzene, sostanza incolore e altamente infiammabile distillata dal petrolio (è usata come solvente). Il benzene è letale per gli esseri umani ad alti livelli, mentre l'esposizione cronica provoca la degenerazione progressiva del midollo spinale e la leucemia. Ora, nel Songhua ci sono livelli di benzene 180 volte superiori ai limiti di legge, ha dichiarato ieri l'agenzia di stato per la protezione ambientale.
Il governo della provincia del Heilongjiang (di cui Harbin è capitale) ha detto che un segmento di circa 80 chilometri di fiume è inquinato: questa lunga «onda» tossica sta scendendo a valle e ha raggiunto Harbin intorno alle 5 del mattino di oggi (le 21 di ieri sera in Italia). Le autorità calcolano che impiegherà due giorni per defluire; nel frattempo la popolazione è stata invitata a tenersi lontano, per non respirare gli effluvi volatili di benzene.
Quando l'erogazione dell'acqua è stata sospesa, lunedì, le autorità municipali avevano parlato di ordinaria manutenzione. Strana «ordinaria manutenzione», che lascia un'intera città senz'acqua all'inizio dell'inverno (a Harbin le temperature sono scese questi giorni a meno 12 gradi Celsius). E infatti in città si era diffuso il panico, anche perché i media di stato avevano ipotizzato subito un collegamento con l'incidente al petrolchimico della settimana prima. Così gli abitanti si sono precipitati a comprare acqua in bottiglia e cibo, i supermercati sono rimasti sprovvisti, i prezzi sono lievitati. Ieri oltre 16mila tonnellate di acqua sono stato portate in città con convogli di camion: è meno di quanto la città di Harbin consuma normalmente in un giorno ma ora, dicono le autorità, per bere e cucinare il fabbisogno è assicurato (la doccia può aspettare). E però il silenzio iniziale sulla vera causa dell'insolita manutenzione ha provocato la sfiducia dei cittadini di Harbin. Molti stanno andando via dalla città, aerei e treni sono pieni.
Il disastro ambientale ha una portata internazionale: il fiume Songhua infatti piega verso nord, in Russia, e confluisce nel fiume Amur che alimenta l'acquedotto della città di Khabarovsk: potrebbe arrivarci nella giornata di sabato. Il ministero degli esteri russo ha chiesto formalmente al governo cinese di dare tutte le informazioni su quali sostanze hanno inquinato il fiume, in modo da poter predisporre misure protettive.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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