Israele ha sette milioni di cittadini e sette milioni di ‟sharonologi”. Io rappresento un’eccezione: non ho mai incontrato il signor Ariel Sharon e non ho alcuna idea su come lavori la sua mente. Oltretutto da quando ero un ragazzino, Sharon rappresentava ai miei occhi il simbolo di tutto ciò che detestavo del mio Paese: il militarismo, l’arroganza, la demagogia e, più tardi, le colonie ebraiche in Cisgiordania e Gaza, l’espansionismo territoriale e la repressione contro i palestinesi. Tuttavia ritengo oggi che uno tra noi due stia cambiando e temo che non si tratti di me. Perché da oltre un anno Sharon sta utilizzando le mie argomentazioni e il modo di parlare della gente che appartiene al mio campo. Ha iniziato a parlare degli effetti deleteri e corruttori dell’occupazione sugli occupati e anche sugli occupanti. Parla della necessità di trovare un compromesso. Parla di cercare una soluzione fondata su due Stati. Di certo non farò causa a Sharon per aver plagiato le nostre idee, però sino a pochi mesi fa ero scettico. Pensavo: belle parole, ma le colonie continuano a crescere. Poi lui è passato ai fatti e ha scelto di cancellare le colonie e la presenza militare israeliana nella striscia di Gaza. Io sono rimasto stupefatto e profondamente impressionato. Ora è uscito dal Likud e ha creato un nuovo partito di centro. Non lo avrebbe fatto se non avesse avuto una visione ‟gollista”. Se solo avesse voluto giocare per guadagnare tempo, se soltanto avesse mirato a gettare la palla nel campo palestinese, per lui sarebbe stato molto più confortevole rimanere alla guida del Likud. Tuttavia questa settimana Sharon ha rivoluzionato il panorama politico israeliano in una maniera talmente profonda da essere senza precedenti negli ultimi trent’anni. Per la prima volta in tre decenni Israele ha adesso una mappa politica logica: c’è un’ala socialdemocratica-pacifista nella sinistra; c’è una destra dei falchi, nazionalista e religiosa; e da questa settimana esiste anche un centro pragmatico e laico. I primi sondaggi sembrano indicare che questi tre blocchi controlleranno più o meno porzioni molto simili del Parlamento dopo le prossime elezioni programmate per l’inizio di primavera. Ognuna otterrà circa il 30 per cento dei seggi. Ciò comporta tre cambiamenti importanti nel nostro panorama politico, tanto che possono essere anche definiti come storici. 1) Per circa 35 anni c’è stata una dannosa paralisi tra falchi e colombe in Israele. Ora non più: con il nuovo partito di Sharon esisterà una maggioranza laica e pacifista alla Knesset. 2) Negli ultimi 30 anni i partiti religiosi israeliani hanno rappresentato l’ago della bilancia tra destra e sinistra. Ora non più. 3) Per la prima volta da quando Menachem Begin venne eletto premier nel 1977, nasce la possibilità di eleggere una stabile coalizione laica formata da un centro pragmatico guidato da Sharon e la sinistra socialdemocratica diretta dal neoeletto leader laburista Amir Peretz. Non dimentichiamo tuttavia che anche i palestinesi dovrebbero avere le loro elezioni politiche molto presto. Se tra i loro ranghi dovessero prevalere i fanatici, i mutamenti politici in Israele sarebbero destinati a restare un episodio passeggero. Ricordo un’antica favola che racconta di due nemici che dopo tante battaglie decidono infine di incontrarsi sotto una palma per patteggiare la pace. Ma il diavolo si mise a confondere le ore pattuite per l’incontro e piantò centinaia di palme tutto attorno. Cosicché ogni volta che i due avversari cercavano di raggiungere la palma per concludere la pace, uno non trovava l’altro oppure non riusciva a individuare la palma giusta o ancora trovava troppe palme. Occorre adesso che israeliani e palestinesi puntino i loro rispettivi orologi sul 2006. E che entrambi si impegnino a tenere lontano il diavolo dal loro campo d’azione. (Traduzione di Lorenzo Cremonesi)
Amos Oz

Amos Oz

Amos Oz (1939-2018), scrittore israeliano, tra le voci più importanti della letteratura mondiale, ha scritto romanzi, saggi e libri per bambini e ha insegnato Letteratura all’Università Ben Gurion del Negev. Con Feltrinelli ha pubblicato: Conoscere una donna (2000), Lo stesso mare (2000), Michael mio (2001), La scatola nera (2002), Una storia di amore e di tenebra (2003), Fima (2004), Contro il fanatismo (2004), D’un tratto nel folto del bosco (2005), Non dire notte (2007), La vita fa rima con la morte (2008), Una pace perfetta (2009), Scene dalla vita di un villaggio (2010, premio Napoli), Una pantera in cantina (2010), Il monte del Cattivo Consiglio (2011, premio Tomasi di Lampedusa 2012), Tra amici (2012; "Audiolibri Emons-Feltrinelli", 2013), Soumchi (2013), Giuda (2014), Gli ebrei e le parole. Alle radici dell’identità ebraica (2013; con Fania Oz-Salzberger), Altrove, forse (2015), Tocca l'acqua, tocca il vento (2017), Cari fanatici (2017), Finché morte non sopraggiunga (2018),Sulla scrittura, sull’amore, sulla colpa e altri piaceri (2019; con Shira Hadad). Nella collana digitale Zoom ha pubblicato Si aspetta (2011) e Il re di Norvegia (2012). Ha vinto i premi Catalunya e Sandro Onofri nel 2004, Principe de Asturias de Las Letras e Fondazione Carical Grinzane Cavour per la Cultura Euromediterranea nel 2007, Primo Levi e Heinrich Heine nel 2008, Salone Internazionale del libro nel 2010, il Premio Franz Kafka a Praga nel 2013. I suoi lavori sono stati tradotti in oltre quaranta lingue.

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